Fa’ la cosa giusta, di Spike Lee

Nel corso della notte degli Oscar del marzo 1990 Kim Basinger sale sul palco per presentare uno spezzone de L’attimo fuggente. Durante il suo discorso con la voce leggermente emozionata dice: “Tutti i film nominati dicono una verità, ma ce ne sono alcuni che la dicono di più. Il miglior film dell’anno non è tra i candidati ed è Fa’ la cosa giusta”. La regia statica delle dirette televisive di fine anni ’80 non coglie le reazioni della platea, identificate da un applauso in fuori campo difficile da quantificare. Dai tempi di Quarto potere sappiamo che gli Academy non sono sempre generosi nei confronti dei grandi capolavori, spesso relegati al ruolo di sparring partner, magari con la consolazione di premi minori (vedi gli esempi sparsi di A qualcuno piace caldo, Lo spaccone, Toro scatenato, E.T., Pulp Fiction, The Social Network). Eppure il caso di Fa’ la cosa giusta è uno dei più clamorosi da un punto di vista sia cinematografico sia politico. Le polemiche all’uscita del film e all’indomani delle mancate nomination furono enormi, ma oggi è praticamente impossibile non far rientrare questo titolo in una ipotetica top ten dei migliori film made in USA degli ultimi trent’anni. Nella sua feroce disamina sui conflitti razziali in America, il film anticipa di un paio d’anni le sommosse losangeline scatenate dal pestaggio a Rodney King – quasi una citazione letterale e macabra del finale del film con lo strangolamento degli sbirri a Radio Raheem – e si configura come pietra miliare del cinema afroamericano.

Onestamente credo che nessun altro cineasta nero sarà mai in grado di fare qualcosa digif critica 2 lontanamente simile a Fa’ la cosa giusta – anche se John Singleton con Boyz ‘n the Hood ci è andato vicinissimo formando un dittico con il film di Lee sul ghetto e sul coming of age che per l’immaginario estetico, culturale e sociale statunitense non è così dissimile dal binomio neorealista Roma città aperta e Ladri di biciclette, non a caso due film adorati da Spike Lee.

L’influenza che il film ha avuto sul panorama ideologico, narrativo e musicale negli anni a venire è stata sorprendente. E non solo negli Stati Uniti. Senza Fa’ la cosa giusta, un’opera celebrata e amata come L’odio del francese Kassovitz non sarebbe stata nemmeno pensata. Prodotto dalla Universal con un budget di poco superiore ai sei milioni di dollari e girato nell’arco di due mesi torridi nel cuore di Brooklyn, Fa’ la cosa giusta è un’opera che fonde il realismo del cinema di strada con i cromatismi estetizzanti di uno sguardo multiculturale come le comunità che dialogano e si scontrano nel film.

fa' la cosa giusta spike leeLee economizza gli spazi (un appartamento, una pizzeria, due-tre marciapiedi) e ambienta il suo rabbioso apologo antirazzista nel preciso arco temporale di 24 ore in un giorno qualsiasi dell’estate newyorkese. Come fosse un incrocio tra Scorsese e Jonathan Demme, racconta le minoranze della società americana con linguaggio crudo e ironico, capace di accendersi improvvisamente con impennate pop e violente. Con bulimia inarrestabile crea sequenze e personaggi entrati di diritto nell’immaginario collettivo come i pizzaioli italoamericani Sal e Pino, interpretati rispettivamente da Danny Aiello e John Turturro, il rapper filosofo Radio Raheem/Bill Nunn, con il sermone sull’amore e sull’odio recitato alla Muhammad Alì, l’isterico Gianfranco Esposito e lo stesso Mookey interpretato dal regista, personaggio sfuggente e incarnazione lucidissima e autocritica di una tipologia maschile afroamericana. L’intermezzo fatto di monologhi volgari e razzisti davanti alla macchina da presa è il turning point poetico e “sperimentale” che spacca il politically correct per evidenziare l’unica possibilità di (ri)nascita di una nazione. Fight the Power!

Titolo originale: Do the Right Thing

Regia: Spike Lee

Interpreti: Danny Aiello, John Turturro, Spike Lee, Rosie Perez, Ossie Davis, Bill Nunn, Gianfranco Esposito

Durata: 120′

Origine: USA, 1989

Genere: drammatico

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