#FIDMarseille2017 – Incontro con Roger Corman

«Tendo a rifiutare la definizione di “Re della serie B” perché non ho mai fatto un film di serie B in tutta la mia vita e per un semplice motivo: il genere fu inventato dagli studios quando concepirono i famosi double feature dove il film di serie B era il secondo in programmazione. Dopo la seconda guerra mondiale non li realizzarono più quindi tecnicamente non l’ho mai fatto! Preferisco essere ricordato come creatore di exploitation film Roger Corman ha ormai smesso da tempo di combattere per instaurare un dialogo con l’industria hollywoodiana ma non ha perso l’autenticità e la bellezza di rapsodo d’eccezione, di narratore ebbro di memoria e mitologie, di sublime tessitore di classicità e futuro. Siamo a Marsiglia, nella cornice del FID Marseille.
La maschera della morte rossa, capolavoro quasi bergmaniano del 1964, ha aperto il festival francese e una corposa retrospettiva dedicata ai film da lui diretti e prodotti, ha impreziosito il ricchissimo programma, una scelta forse sorprendente, in apparenza, vista la la natura del festival marsigliese, ma che in realtà si sposa alla perfezione con la “missione” del FID di scoprire le nuove forme del linguaggio cinematografico, cosa che il regista, sempre nella sua doppia veste, ha fatto per una vita. Nell’impeccabile eloquio di uno storytelling impreziosito da gustosi e comici aneddoti, il regista americano ha raccontato la sua vera e propria personale epica, a partire dai primissimi anni approcci come critico cinematografico: «Mio padre era un ingegnere e anch’io mi laureai per seguire le sue orme anche se già lavoravo come critico per il Stranford Journal. Il mio primo lavoro durò quattro giorni ma grazie a quel pezzo di carta riuscì a ottenere i primi lavori tecnici negli studios. Quando ero un critico scrivevo di tutti film che uscivano nelle sale ma confesso che avevo una preferenza spiccata per John Ford, Howard Hawks ma anche per i primi film europei che arrivavano in America.»

Finalmente il primo lavoro “serio” alla Fox verso la fine degli anni ’40. «Analizzavo i gif critica 2soggetti che venivano presentati e dopo qualche tempo i capi cominciarono a lamentarsi perché non mi piaceva niente di quello che leggevo. Poco dopo lasciai la Fox ma per un altro motivo: ricevetti la prima stesura del film Romantico avventuriero di Henry King e scrissi un lunghissimo resoconto sul film, indicando anche qualche suggerimento di sceneggiatura. Quando mi accorsi che a film realizzato, non comparivo nei crediti per il lavoro realizzato, ho abbandonato lo studio.» Il racconto cronologico di Corman prosegue con la prima, esilarante esperienza sul set come regista: «Il primo film che ho diretto, il western Cinque colpi di pistola, fu realizzato in 9 giorni. Non avevamo i soldi per ingaggiare dei veri indiani così utilizzai qualche scarto di altri film dove gli indiani si vedevano in campo lungo. Per risolvere invece il problema dei primi piani, gli attori del film in una ripresa erano americani mentre nel controcampo li truccavamo da indiani.»
Per il regista, l’epoca più eccitante fu negli anni ’50 quando produceva e allo stesso tempo dirigeva film poi una prima svolta. «Mi accorsi di aver creato qualcosa di completamente nuovo durante la preview di Un secchio di sangue. I presenti prima urlavano di paura e poi si mettevano a sghignazzare e io pensai “Che ho fatto di sbagliato?” prima di accorgermi che il grande successo sarebbe stato proprio questa combinazione di horror e commedia. Successivamente realizzai La piccola bottega degli orrori seguendo quella intuizione. Lo girai in due giorni e una notte. Chi avrebbe mai pensato che un piccolo film come quello sarebbe diventato addirittura un musical milionario portato in scena ancora oggi! All’epoca non avevo certo messo il copyright sul film e così i diritti furono acquistati da David Geffen il quale me li restituì gratuitamente a patto di realizzare un remake del film. Sto ancora lavorando al progetto!»

Dopo il grande successo de La piccola bottega degli orrori, per Corman arriva una svolta epocale. «A un certo punto ero stanco di realizzare due film in bianco e nero da girare in pochi giorni con 40.000 dollari e così domandai allo studio di girarne solo uno, a colori e con un budget maggiore. Fu così che realizzai I vivi e i morti nel 1960, sentivo la necessità di evolvermi. Lo studio si lamentò dopo aver visto il film dicendo che non c’erano mostri senza capire che la casa era il mostro! Fu proprio durante le riprese de I vivi e i morti che accadde una cosa che cambiò nuovamente la mia percezione del cinema. C’era un grandissimo incendio a Hollywood proprio nei giorni in cui giravamo il film e visto che in una delle riprese serviva il fuoco, uscì dai teatri di posa con una macchina da presa leggera, e senza troupe, per riprendere le fiamme. Fu come uscire per la prima volta nel mondo reale, dopo tutti quegli anni di teatri di posa, e capì che dovevo evolvermi ancora reddeathun volta. Così nacque il desiderio di fare film come L’odio esplode a Dallas che fu addirittura invitato a Cannes forse perché si stava respirando un nuovo clima politico. Anni dopo anche I selvaggi fu invitato a Venezia, nel 1966, anche se lo Stato americano cercò di bloccarlo per alcune scene violente. Non ho mai avuto problemi di censura. Agli americani non interessa censurare la politica ma unicamente il sangue e il sesso.» Purtroppo il racconto termina qui, senza il tempo di ricordare il decennio glorioso della New World Pictures, la sua casa di produzione fondata nel 1970, “responsabile” di capolavori come Femmine in gabbia di Jonathan Demme, America 1929 – Sterminateli senza pietà di Martin Scorsese, Anno 2000 – La corsa della morte di Paul Bartel e Piranha di Joe Dante. E a proposito di Dante, Corman ci svela che «da almeno dieci anni Joe cerca di realizzare un film su di me e sulle mie esperienze con l’LSD. Si chiama The Man With Kaleidoscope Eyes e finora ha raccolto qualche finanziamento grazie a un’iniziativa che prevedeva che gli attori interessati al ruolo pagassero una piccola cifra per fare l’audizione. Alla fine ha “vinto” Bill Hader del Saturday Night Live e ora la pre-produzione è finalmente a buon punto.»