La scuola infinita del set. Isabella Ragonese ospite di Sentieri Selvaggi

Isabella Ragonese, palermitana classe ’81, arriva in motorino all’incontro con Sentieri Selvaggi di giovedì 3 ottobre scorso. L’attrice, nel pieno della sua carriera, ha sempre interpretato ruoli diversi fra loro ma legati dal filo conduttore di essere personaggi (anche quando non protagonisti) ben caratterizzati e incisivi.
Sono per il muovermi, per lo sperimentare sempre. Credo sia fondamentale rischiare, sbattere la testa sulle cose sbagliate per scegliere la strada giusta. Un attore deve vedere tantissimi film ma non deve necessariamente seguire modelli specifici, deve imparare a trovarsi all’interno della scena e del personaggio.
Quello che davvero odio nel nostro lavoro è il virtuosismo. Ho sempre collegato l’attore al ballerino. Quando guardi un ballerino danzare è ovvio che dietro ci sono anni di duro lavoro ma lo spettatore non se ne deve mai accorgere. E poi ovviamente è fondamentale il rapporto con partner, fra l’azione e lo stop deve crearsi una sorta di bolla magica in cui dare il meglio insieme.

Ma all’inizio della sua carriera di attrice la Ragonese era interessata solo al teatro, e girava l’Italia con una piccola compagnia teatrale fondata fra amici.
Il mio è stato un inizio un po’ diverso. A differenza di molti miei amici che a 18 anni sono andati subito a Roma, io sono rimasta a Palermo. Vivo un po’ nel complesso di non aver fatto un’accademia, tipo la Silvio D’Amico o il Centro Sperimentale ma la verità è che mi sono costruita da sola la mia scuola, imparando a conoscere ogni settore, costruendoci da soli le scenografie, imparando a fare le luci, ma soprattutto frequentando diversi laboratori teatrali con diversi maestri, esplorando quindi generi diversissimi fra di loro, dal cabaret al teatro danza alla tragedia greca. L’inizio vero di tutto comunqla-nostraue è stato al liceo, con gli anni delle prime attività extrascolastiche. Io ero molto timida e venni indirizzata al laboratorio teatrale. Stavo sempre in disparte ma ho imparato molto osservando

L’occasione di un primo sguardo sul mondo del cinema si presenta quando il regista Emanuele Crialese cerca attori siciliani per il suo terzo lungometraggio,  Nuovo mondo, storia di una famiglia che emigra in America agli inizi del ‘900. “Emanuele cercava figuranti che parlassero in siciliano, se avessi lasciato subito Palermo,non avrei mai partecipato a quel film. Comunque non vedevo quel ruolo come un possibile inizio nel cinema ma come un altro lavoretto all’interno dell’ambiente recitativo, perché è lì che ho sempre cercato guadagno. Ma col senno di poi Nuovo Mondo si è rivelato essere importantissimo per me. Ho imparato molto, ed Emanuele con il suo modo di lavorare rappresentava una precisa idea, oggi più difficile da trovare, ovvero quella della libertà del regista. Ci fece fare moltissimi laboratori, sperimentava tantissimo. Addirittura dopo 6 mesi dalla fine del montaggio girò un altro finale, perché non gli piaceva il primo

tuttMa il consolidamento finale dell’attrice dietro la macchina da presa avviene nel 2008 con Tutta la vita davanti, del regista livornese Paolo Virzì. L’attrice interpreta Marta, studentessa palermitana fuori sede a Roma, che non trovando lavoro si ritrova a lavorare in un call center: “Inizialmente il personaggio di Marta doveva essere toscano. Paolo non riusciva a trovare un’attrice toscana che gli piacesse davvero, l’importante comunque era che fosse fuori sede. Devo ancora una volta ringraziare il teatro perché in quel periodo accettai una tournée in Toscana. Lì durante uno spettacolo un assistente di Paolo mi notò e mi propose di fare un provino. Quel ruolo mi ha cambiato la vita ovviamente, è stato fondamentale per me. Innanzitutto io stavo vivendo la stessa condizione di Marta in quel periodo. Paolo è stato geniale nel associare quel lavoro anche alla condizione che vive un attore dove ad ogni provino più che bravo devi essere frizzante e simpatico. Paolo ha dato voce a una parte di persone che non era rappresentata non c’erano e non ci sono tutt’ora molti film sul precariato giovanile. Ma soprattutto è incredibile come lavora con gli attori. Ci vuole coraggio ad affidare ad una perfetta sconosciuta il ruolo da protagonista ma lui è davvero bravo ad individuare delle cose di te che ci sono nel personaggio e a tirartele fuori. E il mio personaggio nel film è l’unico in relazione con tutti gli altri, che erano attori diversissimi da Mastandrea alla Ferilli. È stata una scuola incredibile.

SOLE CUORE AMORE – Isabella Ragonese racconta il suo film a Sentieri Selvaggi (riprese e montaggio Enrico Carocci e Greta Caterina Biffarino) from sentieri selvaggi on Vimeo.

Da Tutta la vita davanti è un susseguirsi di offerte, di ruoli femminili importanti, che l’attrice sceglie con attenzione, attenta anche a non ripetersi. Da Viola di Mare, storia di un amore lesbico, a Dieci Inverni, opera prima di Valerio Mieli a cui l’attrice è ancora molto legata, fino a Primo Incarico in cui viene diretta per la prima volta dalla regista Giorgia Cecere con cui lavorerà ancora per il film In un posto bellissimo. “Mi piace molto come lavora Giorgia. È attenta alle piccole sfumature, le interessa la vita in sé, i cambiamenti dovuti alle tante piccole cose, non tanto ai grandi colpi di scena. Ha una sua idea di cinema. Per offrirmi la parte in Primo Incarico chiamò tutti i Ragonese di Palermo!

La scelta di determinati ruoli porta a una riflessione generale sui ruoli femminili nel cinema italiano: “Il cinema è da sempre uno specchio della società in cui viviamo. Ho ricevuto molte chiamate in cui il personaggio che mi veniva proposto era sempre marginale, sempre un accessorio aprimo-inclla storia di un personaggio maschile come protagonista. Ed è una sensazione avvilente perché ti da che come ci sei tu potrebbe esserci chiunque altro ad interpretare il ruolo. Io comunque sono stata fortunata perché mi sono capitate poche proposte così, e anche in questo casi ho sempre cercato di trovare nel personaggio qualcosa che fosse importante per me. Comunque le cose stanno cambiando rispetto al ruolo delle donne nel cinema, si sta capendo che questo è un territorio vergine pieno di storie da raccontare

Ultimo ruolo importante quello di Eli, in Sole Cuore Amore di Daniele Vicari, presentato al Festival di Roma. L’attrice ha ormai dimestichezza con i Festival dove ha partecipato da concorrente, a Venezia con Il Giovane Favoloso, a Cannes con La Nostra Vita. Quest’anno inoltre fa parte della giuria del MedFilm Festival: Per i film italiani i Festival sono importantissimi, perché il nostro è un cinema che ha difficoltà ad andare all’estero. Fa piacere vedere che almeno all’estero c’è un riscontro. Il punto è che il cinema italiano è un buon cinema, che può contare su splendide e uniche ambientazioni. Probabilmente non lo amiamo abbastanza,  la verità è che partiamo sempre un pò prevenuti.”