Retrospettiva Enrico Maria Salerno, la solitudine dell'attore

 

 

 

Dal 16-24 febbraio al Cinema Trevi (Vicolo del Puttarello 25 – Roma)
Retrospettiva Enrico Maria Salerno, la solitudine dell’attore
Enrico Maria Salerno è stato uno dei grandi protagonisti del cinema italiano del dopoguerra, uno dei volti dell’Italia del boom con le sue nevrosi, i suoi intellettualismi, i suoi conflitti interiori: ha rappresentato un modello di italiano ben diverso da quello portato al successo dalla commedia, meno divertente e rassicurante; i suoi personaggi non convivevano con la ricerca dei vizi emblematici di un popolo, messo alla berlina dalla macchina da presa, ma erano esponenti di classi sociali in cui i registi proiettavano i tormenti di una complessa stagione politica. Quanti uomini di cultura, quanti scrittori, mariti in cerca di avventure sentimentali, e poi quanti commissari ha interpretato Enrico Maria Salerno? Uomini soli, in lotta con se stessi, alla ricerca di risposte interiori che il vuoto circostante non riusciva a colmare, il tutto racchiuso in uno sguardo, in una voce profonda (capace di sposare il volto del Cristo pasoliniano e, parallelamente, quello impassibile di Clint Eastwood), assolutamente indimenticabili.
Salerno ha attraversato il cinema italiano (e il teatro, dove ha lasciato un’impronta fondamentale, a cominciare dalla Compagnia degli Attori Associati, fondata insieme a Giancarlo Sbragia e Ivo Garrani): 92 film da attore, 3 da regista (Anonimo veneziano, Cari genitori e Eutanasia di un amore: la deriva dei sentimenti), nei quali ritroviamo i fermenti di una lunga stagione felice, le stagioni del nostro amore, per citare il film di Vancini. La presente retrospettiva e la tavola rotonda, organizzate dalla Cineteca Nazionale in collaborazione con il Centro Studi Enrico Maria Salerno, offrono l’occasione per analizzare l’attore Salerno, la sua “centralità”, ma anche la sua “unicità”: i personaggi da lui interpretati sembrano essersi persi nelle pieghe di film che il cinema italiano non riesce più a realizzare. O a concepire. Si è smarrita l’essenzialità dell’attore capace di lavorare sul personaggio in sottrazione, di scavare dentro di sé per ritrovare il punto magico di perfetta adesione, quello in cui attore e personaggio sono una cosa sola. L’uno è l’altro, e viceversa.
 
sabato 16
ore 17.00
La tratta delle bianche (1952)
Regia: Luigi Comencini; soggetto e sceneggiatura: L. Comencini, Massimo Patrizi, Ivo Perilli, Antonio Pietrangeli, Luigi Giacosi;fotografia:Luciano Trasatti; musica: Armando Trovaioli; montaggio: Nino Baragli; interpreti: Eleonora Rossi Drago, Marc Lawrence, Ettore Manni, Silvana Pampanini, Vittorio Gassman, Tamara Lees, Enrico Maria Salerno; origine: Italia; produzione: Dino De Laurentiis e Carlo Ponti per Excelsa Film/Ponti-De Laurentiis; durata: 98’
Nel sordido mondo della tratta delle bianche Carlo cerca in tutti i modi di salvare Alda, irretita da Marquedi. «C’è alla radice di questo film lo stesso impegno che Comencini spiegò nel comporre Persiane chiuse, descrizione e denuncia – con tono spassionato di “reportage” – di un mondo segreto e sordido celato fra le quinte del nostro tempo. […] Tutta la maratona di ballo, fotografata tra il fumo e la bruma […] ha la malvagità di un piccolo e perverso sabba novecentesco e rivela un’intensa preoccupazione descrittiva, almeno sul piano del costume» (Ranieri). «Ci avevo messo dentro una cosa che mi piaceva molto, una maratona di danza sul tipo di quella che troviamo nel film di Pollack Non si uccidono così anche i cavalli?. Volevo incentrare tutto il film su questa maratona, ma Ponti e De Laurentiis volevano un altro film sulla prostituzione» (Comencini).
 
ore 19.00
Estate violenta (1959)
Regia: Valerio Zurlini; soggetto: V. Zurlini; sceneggiatura: V. Zurlini, Suso Cecchi d’Amico, Giorgio Prosperi; fotografia: Tino Santoni; musica: Mario Nascimbene; montaggio: Mario Serandrei; interpreti: Eleonora Rossi Drago, Jean-Louis Trintignant, Jacqueline Sassard, Cathia Caro, Enrico Maria Salerno, Lilla Brignone; origine: Italia; produzione: Titanus; durata: 104’
A Riccione, nel luglio del 1943, un giovane, figlio di un gerarca fascista, s’innamora della giovane vedova di un ufficiale. Le vicende della guerra e il controverso amore per la donna faranno maturare il ragazzo. «Zurlini […] compie un accurato studio psicologico e sottolinea analogie e contrasti tra gli avvenimenti esterne e le emozioni dei protagonisti, gli orrori fascisti e le paure private» (Mereghetti). Magistrale interpretazione del gerarca da parte di Enrico Maria Salerno, il cui personaggio racchiude la fine di un’epoca, l’arroganza del potere che si dissolve in maniera tragica, perfino grottesca.
 
ore 21.00
La lunga notte del ’43 (1960)
Regia: Florestano Vancini; soggetto: dal racconto Una notte del ’43 di Giorgio Bassani; sceneggiatura: F. Vancini, Ennio De Concini, Pier Paolo Pasolini; fotografia: Carlo Di Palma; musica: Carlo Rustichelli; montaggio: Nino Baragli; intepreti: Belinda Lee, Gabriele Ferzetti, Enrico Maria Salerno, Andrea Checchi, Nerio Bernardi, Gino Cervi; origine: Italia; produzione: Ajace Produzioni Cinematografiche; durata: 106’
Un fanatico fascista uccide un compagno di partito facendo in modo che la responsabilità dell’omicidio ricada sugli antifascisti. «Esordienti così preparati non possono che far del bene al nostro cinema […]. La lunga notte del ’43 sarebbe un film notevole anche se non fosse un un’opera prima […]. Ambiente e personaggi sono veri e approfonditi, il racconto è tutto saldamente espresso, la condotta degli attori irreprensibile» (Pestelli). Nastro d’argento per il miglior attore non protagonista a Enrico Maria Salerno: com’è scritto nella scheda del Filmlexicon, «due azzeccate caratterizzazioni lo imposero all’attenzione del pubblico: il gerarca fascista, arrogante e presuntuoso, che il 25 luglio ’43 deve scappar di casa in tutta fretta in Estate violenta (1959) di Valerio Zurlini e il farmacista malato e subdolo di Lunga notte del ’43 (1960) di Vancini, dal racconto di Bassani». Nel cast anche Raffaella Carrà quando ancora si firmava con il suo vero nome (Raffaella Pelloni).
 
domenica 17
ore 17.00
Odissea nuda (1961)
Regia: Franco Rossi; soggetto: Ennio De Concini, F. Rossi, Golfiero Colonna; sceneggiatura: E. De Concini, F. Rossi, Ottavio Alessi; fotografia: Alessandro D’Eva; musica: Angelo Francesco Lavagnino; montaggio: Otello Colangeli; interpreti: Enrico Maria Salerno, Patricia Dolores Donlon, Venantino Venantini, Elisabeth Logue, Vaeà Bennet, Nathalie Gasse; origine: Italia/Francia; produzione: P.C.M., Cineriz, Francinex; durata: 117’
Enrico si reca a Tahiti per realizzare un documentario e per dimenticare la realtà in cui viveva. Entra in contatto con un mondo che non conosce, vive alcune esperienze sentimentali, ma non riesce a integrarsi. Enrico, interpretato da Salerno, in una delle sue prime costruzioni della figura dell’intellettuale, cerca l’Eden perduto. «Paesaggi, figure, situazioni, tutto è qui ravvivato […] e portato a un raro livello espressivo. […] Odissea nuda conferma le grandi qualità di regista di Franco Rossi […] la sua capacità di sostenere lo sforzo lirico ed espressivo per tutta l’arco di una lunga, frammentaria e complessa narrazione» (Moravia).
Ingresso gratuito
 
ore 19.00
Violenza segreta (1963)
Regia: Giorgio Moser; soggetto: dal romanzo Settimana nera di Enrico Emanuelli; sceneggiatura: Roberto Pelosso, Giorgio Moser, Tullio Pinelli, Silvio Maestranzi, Marco Leto; fotografia: Aldo Scavarda; musica: Giovanni Fusco; montaggio: Mario Serandrei; interpreti: Enrico Maria Salerno, Vittorio Sanipoli, Giorgio Albertazzi, Maryam, Alexandra Stewart, Rosie Zichel; origine: Italia; produzione: Filmstudio; durata: 105’
Somalia, 1958. Enrico, giovane uomo d’affari italiano, è invitato una sera a casa di Farnenti, proprietario di bananeti, ex gerarca fascista, senza scrupoli morali. Questi tratta i suoi servi somali come un buon allevatore tratta le sue bestie. Fra loro c’è una ragazza, Regina, che gli fa da cameriera e amante. «Moser ha diretto il film con buon mestiere, ma si è lasciato prendere la mano dalla tentazione di esasperare certe atmosfere morbose dove una presunta angoscia morale non riscatta che ben vagamente l’indulgenza a un erotismo estremamente audace» (Guglielmino).
 
ore 21.00
Il Vangelo secondo Matteo (1964)
Regia: Pier Paolo Pasolini; soggetto e sceneggiatura: P.P. Pasolini dal Vangelo di Matteo; fotografia: Tonino Delli Colli; musica: brani tratti da Bach, Mozart, Prokofiev, Webern, Missa Luba congolese, spirituals neri, canti rivoluzionari russi; montaggio: Nino Baragli; interpreti: Enrique Irazoqui, Margherita Caruso, Susanna Pasolini, Marcello Morante, Mario Socrate, Ninetto Davoli; origine: Italia/Francia; produzione: Arco Film, Lux De France; durata: 142’
La vita di Geù narrata seguendo il Vangelo di Matteo, di cui Pasolini «restituisce la violenza, lo scandalo e la bellezza della parola di Gesù senza gli orpelli dell’iconografia tradizionale. Sceglie volti di non professionisti, gira tra i Sassi di Matera e gli scabri paesaggi del Sud d’Italia, e riesce a catturare, da laico, il mistero del sacro. Lo stile alterna la macchina da presa a mano che insegue il volto dei personaggi a composizioni memori della pittura quattocentesca, la brutalità realistica (gli indemoniati, il lebbroso, la crocifissione) all’elegia estatica (il battesimo, l’annuncio finale). Bello ed emozionante come nessun film che sia mai stato tratto dai Vangeli» (Mereghetti). Enrico Maria Salerno dà voce al Cristo pasoliniano, sposandosi perfettamente al volto di Enrique Irazoqui e al senso dell’intero film: le sue sono parole che sferzano le coscienze, che dividono e uniscono.
 
lunedì 18
chiuso
 
martedì 19
ore 17.00
La fuga (1964)
Regia: Paolo Spinola; soggetto: P. Spinola, Carla Conti; sceneggiatura: Sergio Amidei, con la collaborazione di Piero Bellanova; fotografia: Marcello Gatti, Armando Nannuzzi; musica: Piero Piccioni; montaggio: Nino Baragli; interpreti: Giovanna Ralli, Anouk Aimée, Paul Guers, Enrico Maria Salerno, Carol Walker, Guido Alberto; origine: Italia; produzione: Cine 3; durata: 120’
Piera, una giovane moglie, ricca e insoddisfatta, anche a causa dei contrasti fra i genitori, che va in cura da uno psicoanalista. «Un’opera prima audace per l’epoca, e forse non solo, con evidenti richiami all’Antonioni di Deserto rosso e, per qualche squarcio onirico, anche a Fellini. Il ritratto femminile emerge dalla ricostruzione a flash-back fatta da due uomini: il marito (Guers), che racconta tutta la prima parte attraverso le pagine del diario della moglie, recuperato tra le fiamme; e lo psicoanalista [Salerno], che prosegue nella seconda sulla base dei suoi appunti professionali. Ai classici temi antonioniani (il profondo disagio affettivo, la coppia alienata in un matrimonio senza prospettive, la borghesia malata), Spinola ne aggiunge esplicitamente altri due, delicati e tuttora insoliti per il cinema italiano: la psicoanalisi e l’omosessualità femminile» (Mereghetti).
 
ore 19.00
La bugiarda (1965)
Regia: Luigi Comencini;soggetto: Luigi Comencini, Marcello Fondato, liberamente tratto dalla commedia omonima di Diego Fabbri; sceneggiatura e dialoghi: M. Fondato;fotografia: Armando Nannuzzi; musica: Benedetto Ghiglia; montaggio: Nino Baragli, Alfonso Santacaña; interpreti: Catherine Spaak, Enrico Maria Salerno, Marc Michel, Manuel Miranda, Riccardo Cucciolla;origine: Italia/Francia/Spagna; produzione: Ultra Film, Consortium Pathé, Tecisa Film; durata: 103’
Maria, per far fronte a precedenti bugie, si finge hostess riuscendo così a portare via contemporaneamente tre rapporti amorosi con un conte, un dentista e uno studente, ma gli imprevisti sono dietro l’angolo. Dalla commedia omonima di Diego Fabbri, della quale conserva ben pocoDella pièce di Fabbri non doveva conservare che il titolo, doveva trattare di una ragazza che si trovava bene con due uomini, ma non arrivava a far loro accettare questo modo di amare. Raggiungeva il suo scopo fingendosi hostess, mettendo insieme piani di volo inesistenti per essere un’ora con uno, un’ora con l’altro», Comencini), una commedia brillante e sofisticata con un Salerno «spesso graffiante e caustico» (Luigi Bini).
 
ore 21.00
Io la conoscevo bene (1965)
Regia: Antonio Pietrangeli; soggetto e sceneggiatura: A. Pietrangeli, Ruggero Maccari, Ettore Scola; fotografia: Armando Nannuzzi; musica: Piero Piccioni; montaggio: Franco Fraticelli; interpreti: Stefania Sandrelli, Nino Manfredi, Ugo Tognazzi, Robert Hoffmann, Franco Fabrizi, Enrico Maria Salerno; origine: Italia/Francia/Germania; produzione: Ultra Film, Le Film du Siècle, Roxy Film; durata: 125’
Straordinario ritratto femminile di una provinciale in cerca di fortuna a Roma, fra le illusioni di una carriera cinematografica, le delusioni di fugaci esperienze umane e sentimentali e l’inesorabile disincanto. Tutto le scivola addosso senza lasciare tracce, ma solo apparentemente. «Straordinaria la prova della Sandrelli, imposta dal regista contro il parere di tutti, perfetta nel rendere questa sprovveduta ma non incolpevole vittima di una società che la ferisce e a cui cerca di adeguarsi nell’unico modo che conosce: cambiando vestito e pettinatura dopo ogni fallimento. Ne esce un acuto ritratto dell’Italia anni Sessanta, malinconico e cattivo, pieno di millantatori, arrivisti e volgari seduttori che gravitano attorno al “gran” mondo del cinema e della pubblicità» (Mereghetti), affidati alle indimenticabili interpretazioni di Manfredi (l’agente pubblicitario), Tognazzi (l’attore in disgrazia), Salerno (il grande attore), Fuchsberger (lo scrittore), Fabrizi (il press agent).
 
mercoledì 20
ore 17.00
L’ombrellone (1965)
Regia: Dino Risi; soggetto e sceneggiatura: Ennio De Concini, D. Risi; fotografia: Armando Nannuzzi; musica: Lelio Luttazzi; montaggio: Franco Fraticelli; interpreti: Enrico Maria Salerno, Sandra Milo, Daniela Bianchi, Trini Alonso, Alicia Brandet, Pepe Calvo; origine: Italia/Francia/Spagna; produzione: Ultra Film, Les Films du Siècle, Sud Pacifique Film, Altura Film; durata: 90’
Enrico, ingegnere non più giovanissimo, va ogni fine settimana a trovare la moglie al mare, ma viene coinvolto in feste e giochi che l’allontanano da lei e lo trascinano fino all’alba. La moglie è nervosa e malinconica. «Commedia che segna il tramonto di un’epoca (il “boom” è finito), ma anche la crisi di stanchezza e di idee della commedia italiana di costume. […] Anche il personaggio del pur bravo Salerno è spiegato solo a metà» (Morandini). In realtà, un film da recuperare, per la capacità di descrivere un ambiente e un momento di passaggio, in cui i sentimenti sono effimeri e sfuggenti come l’estate e le relazioni nascono e crollano come un castello di sabbia.
Copia proveniente dalla Cineteca Griffith di Genova – Ingresso gratuito
 
ore 19.00
La notte pazza del conigliaccio (1967)
Regia: Alfredo Angeli; soggetto: Marco Guglielmi; sceneggiatura: M. Guglielmi, Bruno Rasia, A. Angeli; fotografia: Marcello Gatti; musica: Benedetto Ghiglia; montaggio: A. Angeli; interpreti: Giulio Platone, Enrico Maria Salerno , Sandra Milo, Lydia Alfonsi, Ettore Manni, Alberto Plebani; origine: Italia; produzione: Angal Film, Mancori Produzione Film; durata: 113’
Un impiegato rimane solo in città durante un breve periodo d’estate. Moglie e figli sono lontani e l’uomo decide di concedersi un’avventura per una notte. Ma qualcosa va storto e la notte comincia a trasformarsi in un terribile incubo. «Il primo film di Angeli […] deve essere additato come un raro esempio di cinema nazionale […] e che dice anche qualcosa di non consueto su certo conformismo borghese, graffiando un poco la sua superficie smaltata del nostro “benessere”. […] [Ad Angeli] il merito di averci dato il ritratto a tutto tondo, impietoso, anzi, cattivo talvolta, di un borghesuccio […] pronto a qualunque servilismo pur di compiacere i padroni» (Ivaldi). Marcello Gatti «tentò anche di portare il linguaggio del suo drammatico bianco e nero in […] La notte pazza del conigliaccio (1967), primo film del regista di pubblicità Alfredo Angeli» (Masi), con un istrionico Enrico Maria Salerno.
 
ore 20.45
Incontro moderato da Tatti Sanguineti con Laura Andreini Salerno, Vittorio Salerno, Valeria Valeri, Florestano Vancini, Turi Vasile, Marcello Gatti, Romolo Guerrieri, Ida Cruciani, Mario Morra, Ugo Fangareggi, Fabio Cavalli, Valentina Esposito
 
a seguire
Le stagioni del nostro amore (1966)
Regia: Florestano Vancini; soggetto e sceneggiatura: Elio Bartolini, F. Vancini; fotografia: Dario Di Palma; musica: Carlo Rustichelli; montaggio: Nino Baragli; interpreti: Enrico Maria Salerno, Anouk Aimée, Jacqueline Sassard, Gian Maria Volonté, Gastone Moschin, Valeria Valerii; origine: Ga.Va. Film; durata: 93’
Un giornalista in crisi ideologica e sentimentale ripercorre le tappe della sua vita e rivisita i luoghi della sua gioventù. «Un’opera non robustissima nell’intelaiatura narrativa e nell’ordine stilistico, ma generosamente commossa ed autobiograficamente partecipe nel narrare la crisi di un intellettuale di sinistra […]. Le stagioni del nostro amore confermava, a chi si ricordasse dell’esordio del regista, come la giusta misura di Vancini fosse, appunto, quella etico-politica» (Micciché). Un ruolo ancora emblematico per Salerno, che coglie il senso di una crisi dilagante che dall’individuo investe l’intera società.
Copia proveniente da Cinecittà Holding. Si ringrazia la Surf Film – Ingresso gratuito
 
venerdì 22
ore 17.00
Tre pistole contro Cesare (1967)
Regia: Enzo Peri; soggetto: Carmine Bologna; sceneggiatura: E. Peri, Dean Craig [Piero Regnoli]; fotografia: Otello Martelli; musica: Marcello Giombini; montaggio: Adriana Novelli; interpreti: Thomas Hunter, James Shigeta, Enrico Maria Salerno, Nadir Moretti, Gianna Serra, Delia Boccardo; origine: Italia/Algeria; produzione: Dino De Laurentiis Cinematografica, Dear Film, Casbah Film; durata: 87’
«Delirante western italo-algerino con Enrico Maria Salerno che si esibisce come Giulio Cesare Fuller (in onore di Sam?), un pazzo vestito da antico romano che vive in un palazzo tra concubine e uomini vestiti di nero, in lotta con tre fratellastri buoni che vogliono l’oro della miniera ereditato da mammà» (Giusti). «Lo aveva scritto Dean Craig, cioè Piero Regnoli, ma l’idea di questo pazzo che si crede Cesare in pieno deserto, che ha un harem e usa un professore di storia per farsi leggere la storia romana era mia» (Peri). Il film fu girato in Algeria, dove c’erano dei bellissimi canyon, perché De Laurentiis doveva produrre lì Lo straniero di Visconti, sempre in coproduzione con la Casbah Film (che aveva prodotto La battaglia d’Algeri). Enzo Peri si dedicherà in seguito alla produzione.
 
ore 19.00
Bandidos (1967)
Regia: Max Dillman [Massimo Dallamano]; soggetto: Luis Laso Moreno, Juan Cobos Sainz; sceneggiatura: Romano Migliorini, Giambattista Mussetto, J. Cobos Sainz; fotografia: Emilio Foriscot; musica: Egisto Macchi; montaggio: Gian Maria Messeri; interpreti: Enrico Maria Salerno, Terry Jenkins, María Martín, Marco Guglielmi, Cris Huerta, Venantino Venantini; origine: Italia/Spagna; produzione: Epic Film, Hesperia Film; durata: 95’
«Bellissima opera prima di Massimo Dallamano, direttore della fotografia di gran talento responsabile anche dei due primi spaghetti di Sergio Leone. […] Rivisto oggi, il film ha ancora il suo fascino, anche se allora colpiva moltissimo proprio per la fotografia dei tramonti e per la cupa interpretazione di Salerno, pistolero impotente [storpiato nell’uso delle mani] di fronte alla violenza altrui» (Giusti). Enrico Maria Salerno dichiarò che per interpretare questo ruolo si fece allenare da Giuliano Gemma.
 
ore 21.00
L’armata Brancaleone (1966)
Regia: Mario Monicelli; soggetto e sceneggiatura: Age & Scarpelli, M. Monicelli; fotografia: Carlo Di Palma; musica: Carlo Rustichelli; montaggio: Ruggero Mastroianni; interpreti: Vittorio Gassman, Catherine Spaak, Gian Maria Volonté, Maria Grazia Buccella, Ugo Fangareggi, Enrico Maria Salerno; origine: Italia/Francia/Spagna; produzione: Fair Film, Les Films Marceau, Vertice Film; durata: 120’
Nel Medioevo un gruppo di sbandati entra in possesso di una pergamena che li rende proprietari del feudo di Aurocastro nelle Puglie. Guidati da Brancaleone, si mettono in marcia incorrendo in mille traversie. Salerno tratteggia il personaggio di un santone, che guida le masse verso le Crociate. Film epocale, «pirotecnico nelle trovate (la lingua postlatina-viterbese, i costumi di Pietro Gherardi, i colori di Carlo Di Palma, la musica di Carlo Rustichelli, i titoli animati di testa e di coda di Gianini e Luzzati), è una delle punte più alte del cinema popolare italiano, un autentico capolavoro di fantasia e avventure farsesche» (Mereghetti), con un cast straordinario.
 
sabato 23
ore 17.00
La contestazione generale (1969)
Regia: Luigi Zampa; soggetto e sceneggiatura: Silvano Ambrogi (La bomba alla televisione), Leo Benvenuti, Piero De Bernardi (Concerto a tre pifferi), L. Zampa (L’università), Rodolfo Sonego (Il prete); fotografia: Giuseppe Ruzzolini; musica: Piero Piccioni; montaggio: Mario Morra; interpreti: Vittorio Gassman, Nino Manfredi, Alberto Sordi, Michel Simon, Marina Vlady, Enrico Maria Salerno; origine: Italia; produzione: Ultra Film; durata: 126’
Film a episodi che riconduce la contestazione nei canoni rassicuranti della commedia all’italiana con Gassman incontenibile regista d’avanguardia, Manfredi alle prese con un capitalista creato da Benvenuti e De Bernardi a immagine e somiglianza di Angelo Rizzoli, Sordi ingenuo prete di campagna, alle prese con il modernismo di Don Roberto, interpretato da Salerno. Dall’università al mondo del lavoro, dalla televisione al mondo ecclesiastico una fragile contestazione generale.
 
ore 19.15
Nell’anno del Signore (1969)
Regia: Luigi Magni; soggetto e sceneggiatura: L. Magni; fotografia: Silvano Ippoliti; musica: Armando Trovajoli; montaggio: Ruggero Mastroianni; interpreti: Nino Manfredi, Enrico Maria Salerno, Claudia Cardinale, Robert Hossein, Alberto Sordi, Ugo Tognazzi; origine: Italia/Francia; origine: San Marco Cinematografica, Les Films Corona, Francos Film; durata: 124’
Nella Roma papalina del 1825 due carbonari vengono condannati a morte per aver aggredito un delatore. Un calzolaio (un grande Manfredi) affigge le sue pungente satire sulla statua di Pasquino. Magni ricostruisce il clima di un’epoca, una Roma notturna che si destreggia fra venti rivoluzionari e spinte conservatrici. «Luigi Magni traccia con sarcasmo beffardo una spiritosa cronaca di avvenimenti prerisorgimentali che i libri di scuola ignorano. Attori da applausi» (Morandini).
Copia proveniente dalla Cineteca Griffith di Genova – Ingresso gratuito
 
ore 21.30
L’uccello dalle piume di cristallo (1970)
Regia: Dario Argento; soggetto e sceneggiatura: D. Argento; fotografia: Vittorio Storaro; musica: Ennio Morricone; musica: Franco Fraticelli; interpreti: Tony Musante, Enrico Maria Salerno, Suzy Kendall, Eva Renzi, Umberto Raho, Mario Adorf; origine: Italia/Germania; produzione: Seda Spettacoli, C.C.C. Filmkunst; durata: 96’
Uno scrittore americano assiste al tentato omicidio di una donna e compie delle indagini, inseguendo nella memoria un dettaglio che gli sfugge. Primo film di un ispirato Dario Argento, già critico e sceneggiatore, che traccia le coordinate del suo cinema (e del thrilling all’italiana): «Un intrigo ben congegnato, una narrazione vivace, un astuto dosaggio di effetti e sorprese» (Meccoli), e poi il testimone che indaga, la polizia che brancola nel buio, il rito della morte, la musica ossessiva… La mano di Argento colpisce fin dall’esordio con geniale efferatezza. Salerno nella parte del commissario Morosini, che anticipa il ruolo, peraltro in una chiave diversa, de La polizia ringrazia.
 
domenica 24
ore 17.00
La polizia è al servizio del cittadino? (1973)
Regia: Romolo Guerrieri; soggetto: Goffredo Sebasti, Marcello Serralonga, Mario Cecchi Gori; sceneggiatura: Massimo De Rita, Dino [Arduino] Maiuri; fotografia: Carlo Carini; musica: Luis Enriquez Bacalov; montaggio: Antonio Siciliano; interpreti: Enrico Maria Salerno , Giuseppe Pambieri, John Steiner, Venantino Venantini, Daniel Gélin, Alessandro Momo; origine: Italia/Francia; produzione: Capital Film, P.E.C.F.; durata: 98’
«Genova: neanche i metodi meno ortodossi bastano al commissario Sironi per incastrare Brera (Gélin) spietato boss del racket dei mercati generali. Caratterizzazioni che diventeranno presto stereotipi (il commissario che crede nella giustizia a tutti i costi ma non nella burocrazia, e che non riesce a parlare al figlio [Momo] di Lotta Continua), ma anche echi del noir francese, con un interessante personaggio di poliziotto caciarone e doppiogiochista (Pambieri). Che Guerrieri abbia classe lo si vede dal pestaggio iniziale, muto, e dall’uso degli spazi in alcune scene; che abbia spessore lo si intuisce dall’amarezza di fondo» (Mereghetti).
 
ore 19.00
La violenza: quinto potere (1972)
Regia: Florestano Vancini; soggetto: dalla commedia La violenza di Giuseppe Fava; sceneggiatura: Massimo Felisatti, Fabio Pittorru, F. Vancini; fotografia: Toni Secchi;
musica: Ennio Morricone; montaggio: Tatiana Morigi Casini; interpreti: Enrico Maria Salerno, Gastone Moschin, Riccardo Cucciolla, Ciccio Ingrassia, Georges Wilson, Mario Adorf; origine: Italia; produzione: Dino De Laurentiis Cinematografica; durata: 101’
Due cosche mafiose sono responsabili di efferati delitti ed entrano in guerra per una storia di appalti. Salerno interpreta un pubblico ministero, variante delle figure di uomini della giustizia (e della legge) a cui si presta con energia negli anni Settanta. Film giudiziario con allusioni alla realtà dell’epoca: un cinema di denuncia, sostenuto da un ottimo cast, in cui si fa apprezzare, in un ruolo per lui insolito, un drammatico Ciccio Ingrassia.
 
ore 21.00
Un uomo, una città (1974)
Regia: Romolo Guerrieri; soggetto: dal romanzo Il commissario di Torino di Marcato e Novelli; sceneggiatura: Mino Roli, Nico Ducci; fotografia: Aldo Giordani; musica: Carlo Rustichelli; montaggio: Antonio Siciliano; interpreti: Enrico Maria Salerno , Françoise Fabian, Luciano Salce, Paola Quattrini, Francesco Ferracini, Monica Monet; origine: Italia; produzione: Goriz Film; durata: 90’
Il commissario Michele Parrino, capo della Squadra Mobile di Torino, è clemente e comprensivo con i più deboli, ma determinato a combattere i potenti. In seguito ad un omicidio legato ad un grosso giro di droga, corruzione e prostituzione in cui è implicata gente della Torino-bene, lo trasferiscono, ma lui riesce a vendicarsi. Anche se alla fine rimangono solamente solitudine e amarezza. Noir melanconico con irriverenze e umori sarcastici da commedia all’italiana. «Le recensioni dell’epoca non mostrano di afferrare differenze tra Un uomo, una città e i coevi poliziottari, imbrancando il film di Guerrieri tra i serial dei commissari spaccatutto e al massimo rilevando (come difetto) le infiltrazioni da commedia all’italiana. Il che la dice lunga su come, alla marmaglia dei critici nostrani, sfuggissero le più macroscopiche “zoccole”. […]. Le regie di Guerrieri si sono sempre snodate, del resto, attraverso plot ricchi, talvolta persino labirintici per la quantità di cose che vi accadono e per la complessità degli intrecci, anche se l’interesse pare concentrarsi di preferenza sugli individui e non sulle azioni» (Pulici). Grande prova di Salerno: un uomo, una città.