Un’ottima annata, di Ridley Scott

Dalla metafora sulla morte de Il Gladiatore e quel lontano “viaggio” francese con I duellanti, primo film di Ridley Scott, il cinema si fa sempre più descrivibile ma soprattutto magicamente trasmissibile. Basato sull’omonimo romanzo di Peter Mayle (premiato dalla British Book per il “Miglior Libro di Viaggi dell’Anno”), A Good Year è una meravigliosa metafora sulla reincarnazione dell’immagine e del corpo. È cinema che supera il nostro moderno sguardo stanco, attraverso l’immaginazione della natura e l’immaginazione della natura attraverso l’immaginazione della favola. L’impulso del gioco spinge Scott a partire per le “Crociate”, a salire sul “Black Hawk”, quel gioco che nasce dalla sensibilità in divenire e dalla ragione immutabile. L’istinto sensibile del regista auspica mutamento e che il tempo abbia un contenuto; l’istinto formale del regista vuole che quello stesso tempo sia annullato, che non ci sia mutamento. Ridley Scott, come pochi, nelle arene, nei campi, tra violenza e poesia, gioca per annullare (o per fermare) il tempo nel tempo, a conciliare il mutamento con la ritrovata identità. Russell Crowe è uno squalo della finanza londinese che eredita dallo zio, “bon vivant” in Provenza, un castello con tenuta vinicola nelle splendide campagne francesi, le terre del miglior Merlot del mondo. È lì che ha vissuto la sua infanzia, orfano di genitori, e lo zio è stato il suo pigmalione, la sua guida che le ha insegnato ad essere non solo competitivo ma a godere delle bellezze della vita. Con gli anni, sembra che gli insegnamenti siano riusciti solo a metà e ormai l’uomo d’affari e di successo ha preso il sopravvento sull’innocenza fresca e senza freni della fanciullezza. Si può solo pensare di vendere l’immobile e provare a tirare il prezzo per guadagnarci il più possibile. Ma i momenti più spensierati del passato lentamente sembrano ritornare, materializzarsi come tanti frammenti “revenants”.

Negli angoli dell’infanzia e di un tempo, tra gli squarci di luce e passione, con il passo cadenzato di una commedia “en plein air”, si fluttua continuamente dalla freddezza della ragione astratta e la ragione sentimentale. Sublime e grottesco come un capolavoro classico, con la forza del movimento metamorfico in cui il dramma è compiuto, e, più che altro, espressione dei tempi moderni, non propriamente spettacolarizzato. Come una sorta di “derealizzazione” del cinema di Ridley Scott, l’ottima annata non è solo una rivisitazione degli anni felici, ma un loro “rivivere”, come quando lo “squalo” si ritrova a esultare e ballare da solo in mezzo al campo di tennis per una partita vinta e persa tanti anni prima. Sinestesia per il corpo, tra odori, immagini e colori mescolati, oltre le necessità biologico-vitali. È un continuo riavvicinamento tra paesi, dialetti, luoghi comuni, icone e miti, ritraendo la realtà più definitivamente. L’ottima annata è un diario esistenziale in cui si ritrova non la copia imperfetta ed inverosimile della realtà, ma quel magico idealismo di ogni elemento che genera l’altro in un amplesso amoroso e in perenne espansione, senza mai trovare la forza di separarsi e leggere “fine”.

Titolo originale: A Good Year

 

Regia: Ridley Scott

 

Interpreti: Russell Crowe, Albert Finney, Marion Cotillard, Abbie Cornish, Didier Bourdon Tom Hollander, Freddie Highmore, Isabelle Candelier

 

Distribuzione: Medusa

 

Origine: USA, 2006

 

Durata: 118′