"110 e frode" ,di Bruce McCulloch

La trama mediocre, lo sviluppo narrativo privo di particolari qualità nonché la debolezza della realizzazione tecnica, fanno sì che il film non raggiunga mai momenti di vera autenticità propri, se non della grande commedia americana, almeno di un decente prodotto cinematografico.

Con la diligente regia di un Bruce McCullogh il film ci racconta delle sgangherate imprese criminose di John, più che un bravo ragazzo un perfetto idiota, costretto dalla necessità e aiutato da un amico fuso e assolutamente privo di qualsiasi credibilità (Tom Green, un mito reale dei teleutenti americani) ad ideare diversi piani, tutti egualmente fallimentari, per recuperare una cospicua somma di denaro al fine di soddisfare i bisogni della futura moglie e della nipotina prediletta. La trama mediocre, lo sviluppo narrativo privo di particolari qualità nonché la debolezza della realizzazione tecnica, fanno sì che il film non raggiunga mai momenti di vera autenticità propri, se non della grande commedia americana, almeno di un decente prodotto cinematografico. La pellicola verte tutta sul personaggio di John, interpretato da Jason Lee che dopo gli importanti ruoli in Vanilla Sky e in Quasi famosi affidatigli dal regista Cameron Crowe, in questo film è alle prese con una parte fastidiosa, mentre gli altri comprimari (tutti ottimi sulla carta: Dennis Farina; Chris Penn e John C. McGinley, che ha recitato in ben sei film di Oliver Stone), sono dei personaggi appena abbozzati i quali perdono ancor più di incisività a causa di dialoghi banali e poco curati.

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La pellicola nasce come commedia dei buoni sentimenti (si apre con la voce off del protagonista che istruisce lo spettatore sul fatto di essere rimasto orfano durante l'adolescenza) per poi prediligere situazioni più demenziali tanto care ad una certa comicità americana, senza riuscire però a sfruttare a pieno le peculiarità e le potenzialità proprie di pellicole sfacciatamente più amorali, avendo il regista deciso di bandire le pruriginose volgarità ed i contenuti palesemente ebeti.


Il finale, didascalico ed irritantemente compassato, non è sufficientemente consolatorio per far dimenticare gli imbarazzanti tentativi di parodiare, in alcune scene chiave, uno stile tarantiniano e poliziesco in genere.


 

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Titolo originale: Stealing Harvard
Regia: Bruce McCulloch
Sceneggiatura: Peter Tolan
Fotografia: Ueli Steiger
Montaggio: Malcom Campbell
Musica: Christopher Beck
Scenografia: Gregory Keen
Costumi: Betsy Heimann
Interpreti: Jason Lee (John), Tom Green (Duff), Lesile Mann (Elaine), Megan Mullally (Patty), Chris Penn (David Loach), Dennis Farina (Mr. Warner), Tammy Blanchard (Noreen), Richard Jenkins (Mr. Cook), John C. McGinley (detective Charles), Seymour Cassel (zio Jack)
Produzione: Susan Cavan per Imagine Entertainment/Revolution Studios
Distribuzione: Columbia Tristar Films Italia
Durata: 93'
Origine: USA, 2002

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