34°Bergamo Film Meeting – Incontro con Slávek Horák per Home Care

Gli incontri con i registi del Bergamo Film Meeting si sono conclusi ieri con un dialogo con Slávek Horák, regista di Home Care, ultimo film presentato in concorso. Tra una battuta e uno shot di vodka – portata dal regista e offerta al pubblico in sala – Horák ha raccontato dei tanti elementi autobiografici di cui è cosparso il suo primo lungometraggio, ed ha descritto lo “stato di salute” della cinematografia ceca passata e contemporanea.

“Nella scuola di cinema ci hanno insegnato a partire da un’idea semplice per il primo film”, spiega Horák “ci ripetevano che doveva essere basato su quello che conosci meglio. Per questo l’ho basato sui miei genitori. Quando da studente andavo e venivo tra Praga e il paese dove abitano i miei, mia madre, che è una chiacchierona, non la finiva più di raccontarmi gli aneddoti sul suo lavoro di infermiera a domicilio. Ci ho messo un pò per capire che quello che raccontava era molto più interessante di quello che mi sarei potuto inventare”. “Però non tutta la storia del film è autobiografica, fortunatamente mia madre è in salute”, spiega il regista. All’opposto la protagonista del suo film deve fare i conti con un tumore terminale. “Anche la figura del padre nel film è identica al mio vero padre. Solo io non ci sono nel film, anche se c’è un po di me nella storia della figlia che disapprova la madre per la sua ingenuità, perchè tutti si approfittano di lei”. home-care-2Come ha dosato l’ironia trattando un argomento serio come la morte? “Quando parli di malattie terminali al ci

Hai iniziato la carriera al cinema come secondo assistente alla regia per Jan Svěrák in Kolya, che nel 1996 vinse l’Oscar. Qual’è lo stato attuale del cinema ceco? “Si Kolya ha vinto l’Oscar, ma è stato 20 anni fa. Da allora più nulla. Ogni anno ci sono moltissimi film prodotti nella Repubblica Ceca, ma solo il 50% aspira ad essere un film di qualità. Il resto è puro intrattenimento. I finanziamenti però sono abbastanza buoni, io ero uno sconosciuto, ma la mia sceneggiatura è piaciuta, e mi hanno dato i soldi. Il problema del cinema contemporaneo nella Repubblica Ceca è che in troppi cercano di imitare i film di genere americani, ed è ridicolo vedere film con delle sparatorie per le strade di Praga, non è realistico. Un altro filone della cinematografia ceca contemporanea sono i film che rappresentano dei piccoli spaccati di vita, sono opere più sociali. E si rifanno all’unico periodo che amo della cinematografia ceca, ossia la nostra Nouvelle Vague, con film minimali, brevi, ma molto belli, come quelli di Milos Forman. Non c’è altra ispirazione di quei film per me nel cinema ceco”.