50 anni di CLU – Lavoratori Uniti Franco Basaglia, di Erika Rossi

1972, nasce CLU, prima cooperativa sociale al mondo, ad accompagnare la rivoluzionaria impresa di Franco Basaglia, nella lotta per chiudere i manicomi. Documentario prezioso, dal Trieste Film Fest

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Presentato al Trieste Film Festival (19-27 gennaio 2024), il prezioso documentario di Erika Rossi racconta i 50 anni della prima cooperativa sociale al mondo, CLU, cooperativa lavoratori uniti. Nata nel 1972, CLU segue la memorabile e travolgente stagione di Franco Basaglia, del quale quest’anno ricorre anche il centenario della nascita. In realtà la storia inizia a giugno del 1971, quando furono aperte le porte del manicomio San Giovanni di Trieste. Proprio Trieste, ritornata italiana settanta anni fa, centro delle contraddizioni: il Duce scelse Trieste per proclamare le leggi razziali nel ’38, ma è stata la città letteraria per eccellenza, dove ai Caffè parlavano Joyce, Svevo, Saba, Magris. Da quel luogo, sul lago salato, partì l’operazione rivoluzionaria della chiusura dei manicomi, atto fondante del cosiddetto “dissequestro” della psichiatria dal monopolio di una corporazione professionale reazionaria, per riportarla in una società non segregante e opprimente. La CLU viene costituita da 28 persone, due sociologi, due psicologi, cinque infermieri, un assistente sanitario, due medici e 16 pazienti dell’ospedale psichiatrico. Senza finalità speculative si garantivano a tutti i soci il riconoscimento dei propri diritti di prestatori d’opera, per il reinserimento nella società e alla riabilitazione. Erika Rossi, autrice da sempre attenta alla socialità e ai diritti di quell’umanità dolente che popola tutti i suoi documentari dedicati all’universo basagliano, è accompagnata da Massimo Cirri, psicologo e conduttore di Radio 2, già collaboratori in uno spettacolo teatrale del 2018 dal titolo “Tra Parentesi”.

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Massimo Cirri ci guida, attraverso testimonianze, interviste, nella ricostruzione della vicenda fino ai nostri giorni, rendendo esplicita la forza e l’importanza che ha avuto CLU come apripista per le migliaia e migliaia di imprese sociali fondate negli anni, capaci di coniugare lavoro, dignità e inclusività. Parole e ricordi sulla rivoluzione del concetto di lavoro associato alla cura della malattia mentale, scardinando la pratica della ergoterapia, terapia del lavoro, nella realtà mero sfruttamento, restituendo ai pazienti psichiatrici i diritti civili e costituzionali fin a quel momento negati. 50 anni di CLU mostra ancora oggi l’accoglienza di persone che fanno parte della società dei matti, come diceva Basaglia, mostra l’importanza capitale per capire la portata pionieristica di questa impresa unica giunta a mezzo secolo di vita. Proprio in tal senso, Massimo Cirri, nell’ultima battuta, augura di ritrovarsi tutti idealmente ancora una volta fra cinquanta anni, con un altro imprescindibile documentario, magari in uscita praticamente in concomitanza con la commemorazione delle Foibe e dell’esodo giuliano dalmata, quando Gorizia, città in cui Basaglia ha operato, era la nostra Berlino. Il documentario, d’altronde, grazie agli interventi di alcuni protagonisti di quella stagione, apre prospettive di pace contro ogni strumento repressivo e di controllo sociale.

Richiama l’opposizione ad ogni ideologia reazionaria per cui il disagio psicologico viene considerato un disturbo di competenza medica, strettamente individuale, da sequestrare in un ambito specialistico come problema puramente tecnico, non politico. Il manicomio, appunto, non è che l’esempio più tipico di questa mistificazione, di questo modo di sequestrare in un ambito tecnico problemi apparentemente personali, che sono in realtà problemi collettivi e problemi politici. La sofferenza psicologica individuale è una contraddizione, che è il riflesso di contraddizioni sociali. Solo chi ha interesse a negare l’esistenza delle contraddizioni sociali preferisce una falsa concezione dell’uomo per cui le irrazionalità e le sofferenze individuali vengono spacciate come il risultato di guasti biologici accidentali. Se i manicomi non curavano, ma distruggevano, è perché la società borghese li ha fondati per questo. Non solo il trattamento della follia è problema politico, ma lo è la follia stessa. La CLU rappresenta, senza ombra di dubbio, la battaglia vinta contro le istituzioni segreganti in toto, contro l’oppressione della donna, contro la mistificazione e la retorica della famiglia, contro la falsa neutralità della medicina e della psichiatria, in stretta unione con le altre lotte dei lavoratori. Parafrasando Giorgio Gaber, la direzione è verso la libertà perché è terapeutica, perché è partecipazione.

La valutazione del film di Sentieri Selvaggi
3.5
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