Alice nella città 2020 – Il programma

È l’anno della maturità per Alice nella città, festival dedicato alle giovani generazioni che torna in un anno diverso dagli altri, che ha visto nascere esperienze di dialogo e condivisione: dal Cinema da casa, con le finestre che si accendevano ogni sera sui muri dei palazzi, all’arena galleggiante dell’Eur. «Festeggiamo l’idea di stare insieme, di provare a percorrere la stessa strada che altri festival prima di noi hanno percorso – Venezia ha dimostrato che passi di tale portata si possono fare» afferma Gianluca Giannelli. «Per quest’edizione abbiamo provato a semplificare e a dialogare, e a costruire un programma che pensiamo piacerà al pubblico». «In un momento in cui tutto sembra fermo, invece si può ed è possibile rilanciare. È un’opportunità per dimostrare che si può procedere credendo in idee forti e restando in sicurezza» aggiunge Fabia Bettini. Anche per questo, saranno due i poli tra cui si alterneranno le proiezioni: il cinema Caravaggio e, per la prima volta, la Nuvola di Fuksas.

Alice nella città si apre dunque a nuove linee di ricerca che riprendono il discorso proprio da Venezia: sono sei i film di Sintonie, selezionati insieme ad Alberto Barbera e ai suoi collaboratori. Tra questi gli italiani I predatori di Pietro Castellitto e Nowhere Special di Uberto Pasolini.

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Dodici sono i film che partecipano al Concorso –  alcuni fanno parte della selezione di Cannes e uno verrà annunciato nel corso della presentazione del programma della Festa del Cinema. «Il corpo ha assunto una dimensione molto importante e raccontare il corpo nell’adolescenza e nell’infanzia è uno dei grandi tabù» spiega Giannelli. Tre sono i film che lo fanno attraverso lo sport: Slalom di Charlène Favier, Tigers di Ronnie Sandahl e Nadia, Butterfly di Pascal Plante. «L’altra tendenza è quella dell’appartenenza alla comunità, la resilienza di quella comunità»: la raccontano Gagarine, opera prima di Fanny Liatard e Jérémy Trouilh con Lyna Khoudri che abbiamo apprezzato di recente in Papicha; Punta Sacra di Francesca Mazzoleni e Ibrahim di Samir Guesmi. C’è poi il documentario Stray di Elizabeth Lo, che ci porta per le strade di Istanbul attraverso il punto di vista di un cane randagio. Tra i film italiani anche Felicità di Bruno Merle e Shadows di Carlo Lavagna che vede l’esordio di Mia Threapleton, figlia di Kate Winslet. Poi Kajillionaire di Miranda July, «forse il film più pazzo che abbiamo mai avuto di una regista che scombussolò Cannes nel 2005». Infine il film d’animazione Calamity di Rémy Chayé.

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In Fuori Concorso trovano invece spazio quattro documentari: Movida di Alessandro Padovani, che racconta l’adolescenza nella periferia bellunese; Il mio corpo di Michele Pennetta, che fa un parallelismo tra un’adolescenza italiana e l’adolescenza di un ragazzo immigrato che lavora nelle campagne della Sicilia; Cuban Dancer di Roberto Salinas e Climbing Iran di Francesca Borghetti, due storie di adolescenti coraggiosi che in paesi complicati riescono a imporsi con la passione e il talento. E Palazzo di giustizia di Chiara Bellosi, presentato alla Berlinale, che mette in scena una giornata tipo in questura a partire dai suoi retroscena.

Sempre da Berlino arrivano due film evento speciale: Wendy di Benh Zeitlin, che torna alla regia dopo Re della terra selvaggia, e Sweet Thing di Alexandre Rockwell, che aveva portato il suo precedente film alla Festa del Cinema: «Sono due autori americani che in maniera diversa hanno presentato due dittici che rappresentano l’infanzia e l’adolescenza». Tra gli eventi speciali anche The Specials di Éric Toledano e Olivier Nakache con Vincent Cassel.

Spazio anche agli omaggi e ai restauri: per festeggiare i cent’anni dalla nascita di Gianni Rodari verranno proiettate all’interno della Nuvola le versioni restaurate di La torta in cielo di Lino Del Fra e de La freccia azzurra di Enzo D’Alò. Continua l’attenzione per i cortometraggi – 10 in concorso, 14 i fuori concorso e due eventi speciali – e per le serie legate alle nuove generazioni tra cui L’Alligatore di Daniele Vicari ed Emanuele Scaringi.

Un’edizione dunque che se da una parte conferma la propria identità, dall’altra è fluida nel suo sviluppo e trasformazione. Lo racconta il manifesto scelto per quest’anno firmato da Zuzu, disegnatrice di graphic novel, che rappresenta con colori pastello questo momento di straniamento in cui il corpo perde le sue forme consuete per prenderne di nuove.

Qui per il programma completo.

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