ASIAN FILM FESTIVAL 2011 – All about love, di Ann Hui (Concorso)

All about love Con All about love la regista di Hong Kong, Ann Hui, esplora a tutto tondo i sentimenti d’amore e le sue conseguenze. L’autrice mette in scena una commedia brillante sull’omosessualità, sulla bisessualità e sul senso di responsabilità, sfruttando a pieno i canoni del genere e costruendo una trama che assolve egregiamente alla funzione che le resta affidata. Un film libero da condizionamenti ideologici che rivela una faccia solare del cinema asiatico. Sandra Ng premiata come Migliore Attrice del Festival

All about love_1All about love di Ann Hui su queste stesse pagine ha già avuto una prima analisi che guarda a quanto non fa parte esplicita del racconto, ma risulta assai evidente tra le righe della storia.

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Ann Hui, regista hongkonghese di una certa esperienza, è sempre stata molto attenta al profilo sociale del cinema. A lei questo stesso festival ha dedicato qualche anno addietro una bella retrospettiva.

Per ritrovare la chiave di volta del film apparentemente lineare, ma molto complesso sotto il profilo del sottotesto, sia in relazione al genere, sia rispetto al tema o ai temi, bisogna fare riferimento alla commedia brillante di stampo hollywoodiano che, sotto differenti aspetti (basti pensare all’opera di Wilder) ha messo in scena le commedie per indagare sui temi della sessualità nel loro vario atteggiarsi. Questi film ci hanno suggerito di guardare a questi argomenti con interesse, poiché pur coinvolgendo aspetti personalissimi dell’esistenza di ciascuno hanno un effetto riflesso nei rapporti umani. All about love resta all’interno di questa riflessione continuando a sviluppare, dal suo punto di osservazione, quel necessario lavoro sulla trasformazione dei costumi.

Ann Hui per costruire il suo film utilizza ogni strumento disponibile che il genere le concede. Sfrutta a pieno la freneticità e la brillantezza dei dialoghi, la simpatia dei personaggi e intesse una trama tutta al servizio della funzione che il film deve assolvere. E qui arriviamo alla seconda chiave di volta di All about love. Quel profilo sociale che è congeniale alla poetica della Hui. Non vi è dubbio, infatti, che il film abbia certamente lo scopo di funzionare da supporto alle istanze di attenzione rispetto al mutamento dei costumi sessuali anche nelle società asiatiche, ma il film sembra più centrato sul tema della assunzione di responsabilità. Un tema che la Hui sviluppa con molta cura e attenzione, senza sconti per nessuno dei propri personaggi, per i due uomini in primo luogo.

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Le protagoniste del film sono due donne Macy, avvocato in carriera e Anita impiegata di banca. Entrambe non fanno mistero della loro omosessualità, ma la natura bisessuale appare più congeniale al loro comportamento. Macy e Anita sono stati amanti e dopo il distacco non si erano più viste. Un casuale incontro ravviva la passione e riaccende l’amore. Ma le loro caratteristiche sessuali hanno causato per entrambe una gravidanza inattesa. La prima dopo avere conosciuto per ragioni di lavoro il proprio vicino di casa e l’altra dopo un incontro reperito su internet. Le due gravidanze mettono in subbuglio le vite delle due donne, quelle del gruppo delle loro amiche e le esistenze dei due uomini che restano coinvolti nel complesso meccanismo che Macy e Anita costruiscono per creare una convivenza tra le due coppie e per fare si che i due uomini si possano occupare dei nascituri e le due donne possano curare il loro amore e le proprie attività professionali.

All about love, al di la di questo sintetico tratteggio della trama, è molto di più e per come lo stesso titolo suggerisce, diventa un agile compendio delle situazioni amorose per le molteplici occasioni che un plot così complesso riesce a mettere in scena. Ma il film, fondando la sua riflessione sulla molteplicità e sulla complessità dei rapporti, è, si diceva, una riflessione sul senso di responsabilità che diventa diretta conseguenza delle scelte messe in opera.

Il film è soprattutto una commedia brillante e il suo maggiore pregio è quello di dire senza mostrare troppo, senzaAll about love_2 alcuna volontà di trasformarsi in didascalica lezione educativa, con l’intento di suggerire e sussurrare più che ostentare. Ann Hui il cui cinema, si presenta libero da qualsiasi condizionamento ideologico, dimostra che la commedia, quando è efficace, resta un genere che riesce a parlare al cuore e alla mente dello spettatore con maggiore intensità di quanto si possa sospettare. Il perfetto incastro del film è forse frutto di un grande lavoro preparatorio, ma d’altra parte è proprio la vivace messa in scena (che ricorda il migliore cinema classico di genere) a costituirne il tratto più spettacolare e godibile. All about love trova nelle sue interpreti, Sandra Ng (Macy) e Vivian Chow (Anita), la giusta sponda per completare il lavoro di scrittura e di messa in scena.

Visto l’impianto della storia è comprensibile il ruolo di gregari che viene affidato ai due personaggi maschili, un po’ insicuri, imbranati e sorpresi, essi stessi, dalla nuova situazione in cui si vengono a trovare dopo la nascita dei due bambini. La loro responsabile complicità, dettata dai sentimenti che nutrono per le loro donne, sarà però determinante per la soluzione dei problemi.

L’autrice di Hong Kong si rivela una grande conoscitrice dei sentimenti amorosi e delle sue conseguenze, ma anche dei canoni del cinema che mette in scena, rivelando una faccia solare del cinema asiatico.

 

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