Babylon, di Damien Chazelle

Fa le cose in grande ma invece è un film che non ha né carne né cuore e distrugge tutto quello che crea celebrandolo nel prevedibile e orrendo finale.

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Dove finisce il genio e dove comincia la truffa? Dopo la bella parentesi di First Man. Il primo uomo, il cinema di Damien Chazelle torna a far sentire il rumore dei motori, il suono di una musica dove il cinema è un’infinita percussione come Whiplash e La La Land, in qualche modo film gemello di Babylon, nella pompata ‘celebrazione’ del cinema classico. E c’entra sempre il musical, come genere (il 1952 con Cantando sotto la pioggia), ma anche come messinscena con le precise traiettorie dei movimenti dei personaggi che, oltre le parole dei dialoghi, sono come in attesa della loro musica. Ci sono le ascese e le cadute, l’illusione di diventare immortali (proprio con il cinema) e poi ritrovarsi, di colpo, tragicamente umani e soli.

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Comincia a Bel Air nel 1926. È l’anno della morte di Rodolfo Valentino e quello successivo sarebbe arrivato il primo film sonoro, Il cantante di jazz. È l’epoca d’oro di Hollywood e le star sono come divinità. Intorno al mondo del cinema, che sta attraversando un momento cruciale nel passaggio tra il cinema muto e quello parlato, Babylon si sofferma soprattutto sui destini di 8 personaggi: Jack Conrad (Brad Pitt), star dalla vita sregolata che è una delle più pagate di Hollywood; Nellie LaRoy (Margot Robbie), che raggiunge la popolarità all’improvviso ma che non riesce a dominare i demoni che si porta dentro fin dall’infanzia; Manny Torres (Diego Calva), aspirante attore ispano-americano che però deve accontentarsi di lavorare come assistente sul set; Sidney Palmer (Jovan Adepo), un trombettista jazz che sta per iniziare la carriera cinematografica; Elinor St. John (Jean Smart), giornalista scandalistica che può cambiare i destini delle star e farli tornare dalle stelle alla polvere; James McKay (Tobey Maguire), spietato gangster tossicodipendente che ha dei folli soggetti che vorrebbe trasformare in film; Fay Zhu (Lin Jun Li) che è protagonista come cantante delle feste hollywoodiane ma sognava un destino diverso; Irving Thalberg (Max Minghella), uno dei più importanti produttori statunitensi morto giovanissimo a 37 anni nel 1936.

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Babylon attraversa 26 anni di storia del cinema, soffermandosi poi specificatamente al 1927, 1930 e infine al 1952. Tranne Thalberg, tutti gli altri personaggi sono creazioni immaginarie nate dalla fantasia di Chazelle, anche sceneggiatore. Dietro Nellie c’è lo spettro di Clara Bow mentre la figura di Jack Conrad reincarnazione delle tante star del muto distrutte dal sonoro, nasconde forse quella di John Gilbert.

Il cinema di Chazelle non si ferma davanti a nulla. Fa le cose in grande a cominciare dal formato Cinemascope per mostrare l’elegia funebre di un mondo dove le campane suonano a morto come nel bellissimo Boogie Nights. Anderson però ama i suoi personaggi, Chazelle li sovraespone, carica a mille, li porta a uno stato di eccitazione tale dove anche da grandi interpretazioni (Margot Robbie soprattutto) restano soltanto le maschere di un cinema che non ha né carne né cuore. Il cinema di Chazelle sale in cattedra. Si sente un po’ Scorsese tipo Hugo Cabret ma l’effetto è pallido come The Artist. Solo che a differenza di Hazanavicius, fa molto più rumore, tra la martellante colonna sonora di Justin Hurwitz che fa il paio con quella di La La Land, piani-sequenza isterici come quelli della festa e una parte gangsteristica-noir (Wellman/Hawks anni ’30) così estranea anche a tutto il film da essere respingente proprio perché ancora più stonata di Babylon stesso. Ci sono anche Fellini con gli elefanti, Von Trier con un prologo da ‘wagneriana’ opera d’arte totale. Il gigantismo di Babylon è solo forma che sotto non ha nulla su cui reggersi così come il ‘presunto’ grande talento di Chazelle. Ritmo, musica. Più forte, più veloce. In attesa delle albe (ancora Fellini, La dolce vita), Babylon è un cinema che distrugge tutto quello che crea. Non c’è nostalgia. Solo le architetture di un set ingombrante. Il cinema e la sua morte. Una visione del genere da parte di un cineasta di 37 anni è sconfortante. Così come l’orrendo e prevedibile finale. Ci sono invece tantissimo film, storie, sogni bellissimi ancora. Prima e dopo. Chazelle (forse) lo sa ma lo vuole negare. Kazan lo aveva capito 46 anni prima di lui. Il suo ultimo film, Gli ultimi fuochi, è molto più giovane e moderno (oltre che esaltante) di Babylon. Lì si vede solo il genio, qui quasi sempre la truffa.

Titolo originale: id.
Regia: Damien Chazelle
Interpreti: Margot Robbie, Brad Pitt, Diego Calva, Jovan Adepo, Li Jun Li, Jean Smart, Eric Roberts, Olivia Hamilton, Tobey Maguire, Lukas Haas, Max Minghella, Katherine Waterston, Flea, Jeff Garlin
Distribuzione: Eagle Pictures
Durata: 189′
Origine: USA, 2022

La valutazione del film di Sentieri Selvaggi
1.5
Sending
Il voto dei lettori
2.63 (27 voti)
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