Bad luck banging or loony porn, di Radu Jude

In concorso, Radu Jude fa il film più preciso per raccontare l’esperienza di questa Berlinale in streaming, visione semi-clandestina tra gli schermi e le mascherine là fuori

Per una serie di motivi legati a quanto, in eventi online come questa Berlinale, il palinsesto lo facciano in sostanza oramai gli embarghi e le scadenze dei link, il nuovo di Radu Jude è il primo film che ho visto di questa edizione, e mi è parso subito chirurgico per raccontare la nostra posizione di spettatori invitati da queste parti a sbirciare quasi di soppiatto il mondo dei grandi, ovvero quello dell’industry, dei sales.
Nel corso della prima, abissale sezione, la protagonista Emi vaga per Bucarest seguita da quelle che sembrano riprese di nascosto, l’occhio di qualcuno che la sta spiando a distanza con un teleobiettivo (o è google street view?) spesso notato dai passanti, uomini e donne finiti dentro l’inquadratura che guardano dritti in macchina, sospettosi sotto le mascherine della nostra epoca pandemica. Jude accompagna la donna attraverso una serie di non-luoghi, centri commerciali e strade dello shopping, interamente delimitati dai segni della propaganda del consumo, del corpo perfetto, dell’ostentazione delle merci: il cortocircuito è qui rappresentato dal fatto che nel prologo abbiamo assistito, con l’abituale baldanza di questa generazione di cineasti rumeni, allo spericolato stolen sex tape per colpa del quale Emi, maestra di scuola, sta per essere “processata” da una pittoresca rappresentanza di genitori e personale docente. E dunque l’insistenza del regista sulla cartellonistica sfacciata e sui SUV enormi parcheggiati sul marciapiede sembra messa lì per chiederci dove risieda realmente la pornografia, là fuori.

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Bad luck banging or loony porn esplicita così dietro ogni angolo la propria natura di farsa programmatica, auto-sabotata dai giochi ridanciani di Jude, i tre finali possibili e un intermezzo centrale di “aneddoti e storielle” imbastito sul solito, esponenziale lavoro di repertorio, che tenta davvero di tenere insieme Godard e un certo black humor di casa non lontano da alcune derive del connazionale Porumboiu. Tra l’archivio di Stato e le barzellette sceneggiate in stile tv locali fanno capolino anche le riprese delle webcam del traffico e di google maps, in una sorta di zapping sempre più forsennato che, come dicevo sopra, potrebbe davvero somigliare all’esperienza semi-clandestina di un festival in streaming, tra una pagina e l’altra dei nostri browser (e con una playlist di Sanremo aperta?).
Nell’atto finale, l’assemblea nell’atrio scolastico, animata da figure parodistiche oltre il limite del camp (il prete con la mascherina “i can’t breathe”…), nasconde dietro i toni grotteschi la reale gittata del manifesto di Jude, nel suo pastiche di citazioni, note a margine e stralci di saggi, rigorosamente recitati leggendo i testi sullo schermo degli smartphone. E ancora una volta siamo dentro e fuori alla fruizione, di traverso all’esperienza di visione sul nostro pc, nonostante Jude faccia di tutto per ancorare la riflessione all’affondo crudele su esercito, chiesa e rivoluzione rumena tentato accostando dittatura e pandemia. E ci perdiamo nel flusso di suggestioni ragionando tra gli schermi di accessibilità ai contenuti “per adulti”, ruolo della memoria, confine della privacy, educazione scolastica ad essere cittadini responsabili della rete, senso e urgenza della (ri)definizione di istruzione/istituzione…

 

Titolo originale: Babardeala cu bucluc sau porno balamuc
Regia: Radu Jude
Interpreti: Katia Pascariu, Claudia Ieremia, Olimpia Malai, Nicodim Ungureanu, Alexandru Potocean
Distribuzione: Lucky Red
Durata: 106′
Origine: Romania, Croazia, Lussemburgo, Repubblica Ceca 2021

La valutazione del film di Sentieri Selvaggi
3

Il voto al film è a cura di Simone Emiliani

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Il voto dei lettori
3.83 (6 voti)
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