BFM39 – Europe, Now! Incontro con Mia Hansen-Løve

La regista francese, vincitrice dell’Orso d’Argento a Berlino, ha incontrato virtualmente il pubblico del Bergamo Film Meeting, in occasione della retrospettiva completa a lei dedicata

Una promessa mantenuta del cinema europeo contemporaneo. Così Ilaria Feole, moderatrice di questo primo incontro del Bergamo Film Meeting insieme a Federico Pedroni, ha introdotto Mia Hansen-Løve. La regista francese è stata omaggiata dal festival orobico con una retrospettiva completa nella sezione Europe, Now!, dedicata ai più interessanti sguardi del cinema europeo contemporaneo. Uno sguardo, quello dei Hansen-Løve, che ha già raccolto diversi importantissimi riconoscimenti: il premio speciale della giuria dell’Un Certain Regard di Cannes nel 2009 per Il padre dei miei figli, la menzione speciale al Locarno Film Festival per Un amore di gioventù nel 2012 e, soprattutto, l’Orso d’Argento per la miglior regia alla Berlinale nel 2016 per Le cose che verranno.

Il cinema di Hansen-Løve ricorda quello di un altro grande autore francese, Eric Rohmer, soprattutto per quanto riguarda la gestione dei personaggi e degli spazi. “Per me i luoghi sono come dei personaggi, perché hanno sempre al loro interno delle presenze, che siano umane o degli accadimenti passati. A volte, nel costruire un film parto proprio dai luoghi, come nel caso del prossimo Bergman’s Island (in uscita quest’anno, ndr). È nei luoghi a me familiari che spesso vado a cercare i miei personaggi”. La familiarità di luoghi, vicende, emozioni sono un elemento fondamentale nella filmografia della regista francese: “Inizialmente, pensavo che questa mia tendenza a ispirarmi a persone e storie che conoscevo realmente fosse una debolezza. Poi ho cominciato a vederlo come una forza, cercando di rendere universali delle storie private. Così le mie storie diventano un mix di fiction, biografismo e lavoro con gli attori, con i quali lavoro e di cui mi fido moltissimo”.

mia hansen-love eden

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Un metodo di lavoro molto particolare, che a detta della stessa regista l’ha aiutata molto a sviluppare lo stile molto particolare che la caratterizza. “Sono un’autodidatta come sceneggiatrice. Non l’ho studiata propriamente, o diciamo che quel poco che ho imparato in proposito a scuola di cinema l’ho subito disatteso. Questo penso mi abbia aiutato a trovare un mio linguaggio. Ho fiducia nello spettatore e nella forza evocativa dell’immagine”. Hansen-Løve confessa il suo amore per gli Impressionisti: come la maggior parte dei loro quadri è composta da piccole pennellate di luce che colui che ammira il quadro ricompone in una totalità, per lei il suo cinema sfrutta lo stesso meccanismo, evocando una continuità tra i diversi blocchi, come fossero vasi comunicanti. Ciò che unisce il tutto è il sentimento, spesso punto di partenza nella costruzione dei suoi personaggi: “Quando ne creo uno, inizialmente ho qualche informazione, che lavoro fa, quanti anni ha, ma spesso parto da un’emozione. A volte anche l’assenza di un’emozione, che comunque mi permette di creare paradossalmente la presenza dell’assenza”.

È questo il momento creativo nel quale diventa fondamentale la figura dell’attore, visto che lei stessa si è approcciata al cinema studiando recitazione. “Quando mi risulta chiara l’emozione del personaggio, cerco di scegliere l’attore che mi sembra più adatto a portarla in scena. Il lavoro non è comunque finito: mi è capitato spesso che lavorando con gli attori ottenessi qualcosa di diverso da quello che mi ero immaginato”. Nella sua carriera, la regista ha lavorato spesso con attori esordienti o non professionisti, cercandone la candida innocenza. Fino a Le cose che verranno, quando ha diretto Isabelle Huppert: “È stata un’esperienza particolare, nuova e che inizialmente mi intimidiva. Pensavo che mi sarei dovuta adattare a una grande attrice come Huppert, invece è stata lei ad adattarsi. È un’attrice profondamente rispettosa, sia della regista sia della sceneggiatura, che cerca di seguire fedelmente”.

Un altro elemento fondamentale del suo cinema è la gestione del tempo. Questo è fortemente legato ai personaggi della storia, che ne influenzano profondamente il fluire, facendolo quasi diventare un tempo soggettivo. E, fondamentale nella gestione di quest’ultimo, c’è un altro elemento centrale nel suo cinema: la musica. “Non cerco mai un compositore per creare delle musiche apposite, cerco un’atmosfera. Questo vuol dire prendere canzoni che abbiano una vita propria, che poi vanno a incrociarsi con il film, creando qualcosa di nuovo in una sorta di dimensione parallela. È un elemento che non è mai in sottofondo, non lo è nemmeno per i personaggi, che in scena ascoltano le stesse canzoni”. Una ricerca spesso tortuosa, anche a causa dei costi per i diritti, come la regista ha provato sulla sua pelle nel cercare di realizzare Eden, opera che più di tutti si poggia sull’elemento musicale.

Questo e gli altri film di Mia Hansen-Løve sono visibili nella sezione Europe, Now! del Bergamo Film Meeting. È possibile recuperare integralmente il video dell’incontro con Mia Hansen-Løve, con i prossimi che saranno trasmessi in diretta sui canali social del Bergamo Film Meeting, a partire da quello di domani giovedì 29 aprile alle 21:00 con l’autore portoghese João Nicolau.

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