Bocche inutili, di Claudio Uberti

In sala da oggi, il film di Claudio Uberti non tiene testa alle sue alte aspirazioni e all’intento didattico con un racconto superficiale della presenza femminile nei campi di concentramento

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Ci abitueremo anche a questo?”, si chiede Ester, protagonista di Bocche inutili di Claudio Uberti, mentre giace nella sua brandina, sconvolta per il trattamento disumanizzante a opera dei nazisti. Siamo, infatti, in un campo di concentramento vicino Carpi, nel pieno della II guerra mondiale. Tanto per lei quanto per le sue compagne di sventura quello sarà solamente un luogo di passaggio, visto che sono in snervante attesa di essere deportate a Ravensbrück. La tensione che nel dormitorio si sfoga in pianti e litigi è esacerbata dalle sadiche visite dei carcerieri, sempre pronti a vessare le prigioniere. Un colonnello le passa addirittura in rassegna, alla ricerca di prede da stuprare. Mentre compie la sua orribile scelta, l’ufficiale ha in braccio un chihuahua con medaglietta delle SS.

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È su questo schema che Bocche inutili imposta il passo della sua narrazione anche dopo la deportazione. Il palcoscenico su cui si muove Ester, a cui presta il volto la Maria Marini di Un medico in famiglia Margot Sikabonyi, è sempre quello del dormitorio. L’unica variazione è quella di nascondere una gravidanza, che non è chiaro se sia retaggio di una relazione precedente alla cattura o frutto infausto di uno stupro avvenuto fuoricampo. Le incursioni dei nazisti, che vorrebbero richiamarsi alla brutalità sessuale dell’Amon Göth di Schindler’s List, rimangono sempre nel territorio di macchiettistiche interruzioni degli stanchi monologhi della protagonista.

L’abisso della malvagità nazista, l’umanità che si contorce fino ad assumere tratti che negano sé stessa è un mistero che Bocche inutili lascia purtroppo intatto. Allo stesso modo, il racconto di una femminilità che lotta per non essere schiacciata, in assenza di adeguati strumenti narrativi e teorici, si ferma solamente allo stadio di intento, sulla cui nobiltà si arriva anche a dubitare facendo caso alle poche e specifiche azioni compiute dalle protagoniste. Non basta incastonare il film tra due citazioni elevate per svincolarsi dalla superficialità, come non basta leggere un articolo partigiano ad alta voce per andare oltre una banale constatazione dell’importanza della solidarietà.

Regia: Claudio Uberti
Interpreti: Margot Sikabonyi, Lorenza Indovina, Nina Torresi, Sara Zanier
Distribuzione: Galassia Cinema
Durata: 100′
Origini: Italia, 2022

La valutazione del film di Sentieri Selvaggi
1.8
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Il voto dei lettori
3.55 (11 voti)
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