Caccia al tesoro, di Carlo Vanzina

L’heist movie all’italiana può essere considerato a tutti gli effetti un genere a se stante all’interno della sconfinata filmografia dei fratelli Vanzina. La passione con cui i due cineasti romani si divertono a replicare la traccia di un gruppo di improbabili truffatori/ladri alle prese con colpi straordinari per sbancare il lunario è qualcosa che va ben oltre il semplice affetto narrativo. In questa replica continua di situazioni e personaggi, infatti, i Vanzina non trasmettono solo il loro amore per la storia del Cinema Italiano. E’ evidente che in questi racconti di ladruncoli ci sia, da parte loro, un nostalgico sguardo verso una tradizione, un continuo rimando ai padri della commedia (Risi, Monicelli e il loro papà Steno) che afferma la volontà di raccogliere un’eredità, spirituale oltre che familiare, di quella narrazione e di quello spirito. I Vanzina, però, nei furti e nelle piccole truffe di questi “mariuoli” dal cuore d’oro, nascondono qualcosa di più importante. In Caccia al tesoro, ultimo esempio di una lunga serie, c’è l’immagine di un Paese che rinnega l’austera ideologia calvinista dell’abnegazione per crogiolarsi in una “più cattolica” visione fatta dai “per grazia ricevuta”, da colpi di fortuna, da espedienti elaborati per sopravvivere al Sistema e allo Stato.

Anche se, sulla carta, questa immagine “reazionaria” di un paese pronto più a inventarsi l’impossibile (soprattutto disonesto) può essere inaccettabile, Enrico e Carlo hanno l’intelligenza, e soprattutto la cultura, di trasformare, come non mai, la storia di Caccia a tesoro in una favola. Senza avere l’ansia di ambizioni ideologiche o il moralismo spicciolo di chi, sceso dal centro, stigmatizza i difetti e le colpe degli altri, il film dei Vanzina sa mostrarsi genuinamente farsesco. Ora anche la trovata politically incorrect, sempre pervasa da una vena satirica quanto mai attuale, si conferma per quello che è, senza pesanti letture o ipocrite metafore: una burla.

Il desiderio degli autori di rimanere ancorati all’intrattenimento divertito, alla commedia soffice, è quindi rappresentato dal cast. Se di Max Tortora, gigante della risata alle prese con un ruolo talmente inverosimile da diventare vertigine, abbiamo già troppe volte parlato, la scelta di riporre tutto il film, ancora una volta, sulla collaudata coppia Salemme- Buccirosso risulta vincente. I due attori napoletani, forse come pochi altri, hanno la forza di muoversi con felicità tra improvvisazioni figlie della loro lunghissima amicizia/collaborazione e i dialoghi costruiti al dettaglio dei Vanzina, guidando non solo l’andamento della trama ma rappresentando, alla perfezione, un’immagine precisa di Napoli. Caccia al tesoro, infatti, più di ogni altra cosa, è, in modo mai urlato, un omaggio straziante alla città partenopea che, dal teatro di Eduardo al mistero di San Gennaro, nelle note struggenti e finali di Pino Daniele esplode in tutto il suo commovente ardore.

 

Titolo originale: id.
Regia: Carlo Vanzina
Interpreti: Vincenzo Salemme, Carlo Buccirosso, Max Tortora, Christiane Filangieri, Serena Rossi, Gennaro Guazzo
Origine: Italia, 2017
Distribuzione: 
Durata: 90′