Californie, di Alessandro Cassigoli e Casey Kauffman

Unico italiano in concorso alle Giornate degli Autori, i registi di Butterfly tornano con un errore ortografico, decisamente necessario per scoprire cosa significa contaminare il proprio immaginario

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È il sogno primordiale del cinema quello di seguire vite parallele, di cercare derive che raccontino storie apparentemente innocue, fuori luogo, probabilmente poco interessanti , come si direbbe, non cinematografiche. Ed il sogno eterno che gli autori di Butterfly (2018) non rinunciano a cercare, decifrare, a confondere con la realtà di tutti i giorni. «Un giorno, durante le riprese di Butterfly, una ragazzina di nove anni aveva “incrociato” le nostre videocamere, poi era sparita. Ci aveva donato degli sguardi intensi e una scena nella quale esprimeva, con forza e determinazione il suo desiderio di diventare una campionessa di pugilato. Durante il montaggio ci siamo soffermati spesso su quegli sguardi decisi, misteriosi: cosa stava osservando? Cosa pensava in quel momento? Dentro a quello sguardo c’era un mondo, una tensione, un mistero e, ne eravamo già convinti, una storia da raccontare […]. Quando abbiamo capito che era in grado di sostenere il peso di un film, abbiamo iniziato a lavorare a una storia che le si confacesse, che intrecciasse temi del suo vissuto ma che non fosse esattamente la sua, lasciandoci così la libertà dell’invenzione drammaturgica».
Il film narra le vicende di Jamila, osservandone da vicino i radicali mutamenti del corpo così come quelli di desideri ed obiettivi. Girato nell’arco temporale di cinque anni, Californie è un errore, un errore ortografico, ma decisamente necessario per scoprire cosa significa contaminare il proprio immaginario, lottare ogni istante nel ring della quotidianità, arrangiarsi per non vivere per sempre nella idealizzazione di un mondo che non può esistere. Irma Testa, prima donna boxer italiana a vincere una medaglia alle Olimpiadi, a Torre Annunziata ha reso possibile raccontare altre storie, in primis la storia di una bambina che vuole seguire le orme della sua paladina, pur dovendo fare i conti con i mostri del passato, dell’integrazione razziale.

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Cinema internazionale, che valica i confini della provincialità semplicemente bandendo la lingua italiana, rendendo miracolosamente superflua la verità dei fatti, perché in realtà quella ragazzina è già una piccola campionessa di pugilato, ennesimo talento uscito dalla cantera di Lucio Zurlo. Primo film di finzione, a metà, degli autori, tra gli stretti vicoli e le turbolenti fantasie adolescenziali. Quel sogno si è avverato, magari continuando felicemente a ibridare la strada, la fantasmagorica aderenza con i corpi con la ricostruzione di vite, speranze, sofferenze, con la bolla, ancor peggio di un muro che separa chi fatica a vivere e chi ci rinuncia definitivamente a vivere. In fondo, venti anni di Don Matteo e nessuno si è fatto prete, quattro anni di Gomorra e sono diventati tutti camorristi…

 

Regia: Alessandro Cassigoli e Casey Kauffman
Interpreti: Khadija Jaafari, Ikram Jaafari, Marilena Amato, Fatima Ramouch, Simona Petrosino, Emanuele Palumbo
Distribuzione: Fandango
Durata: 81′
Origine: Italia, 2021

La valutazione del film di Sentieri Selvaggi
3.6
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Il voto dei lettori
4 (1 voto)
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Le Arene estive di Cinema a Roma

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