CANNES 58 – "Election", di Johnnie To (Concorso)

Il respiro è ampio, ambisce all'affresco, al grande quadro di una società che pulsa d'un ordine scritto nel destino degli uomini, nel loro relazionarsi geometrico. Se Throw Down, il precedente capolavoro di Johnnie To, visto lo scorso settembre a Venezia, lavorava sugli schizzi di colore, sulle macchie d'azione che scivolavano sul corpo quasi cieco del protagonista, in un furore compositivo astratto, Election, che onora quest'anno il concorso di Cannes, cerca di tenere ogni elemento nel quadro, e si compone nel dissidio tra due uomini che incarnano in maniera opposta il loro destino di capi. Da una parte Lok, nominato alla guida della triade dagli anziani, dall'altra Big D, che mira ad usurpare il titolo. In mezzo lo scettro, il potere, il simbolo di una dedizione e di un ordine dinanzi al quale tutti devono inchinarsi, celato da qualche parte in Cina, da recuperare e stringere in pugno per restaurare l'ordine. L'azione si spinge, come sempre in Johnnie To, sul controllo, le geometrie si intrecciano in un continuo rimando alla collocazione dei corpi nello spazio, facendo delle figure la trasfigurazione di un dissidio che oppone immaterialmente gli elementi. Il rimando storico a una cultura delle Triadi che riflette un passato arcaico di Hong Kong è significativo proprio nella dichiarazione del regista in cui si parla dell'organizzazione mafiosa delle famiglie come di un potere parallelo. Per un regista che da sempre illustra il gioco scenico come un continuo slittamento su piani complanari, non è certo cosa da poco.


Election del resto è un film meno imprevedibile degli altri di Johnnie To, quasi un teorema da dimostrare. E se l'accoglienza qui a Cannes non è stata delle più calorose, va detto che la maestria del regista in realtà questa volta è meno evidente, più controllata, quasi trasparente. Ed esplode in pieno solo nella parte centrale, quella ambientata in Cina, all'inseguimento dello scettro, dove To sintetizza lo straordinario lavoro su spazi, tempi, caratteri, punti di vista di cui è capace.

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