#Cannes68 – Torna la Pixar con Inside Out, parola a John Lasseter e Pete Docter

Accoglienza trionfale per Inside out, nuovo film della Pixar diretto da Peter Docter, che immagina tutte le emozioni (gioia, paura, rabbia, ecc) di una bambina in preda a molti cambiamenti nella vita. Parola innanzitutto al grande John Lasseter, chief creator della Pixar: “quando Pete è venuto a espormi questa idea ho subito pensato che sarebbe stata una cosa eccezionale, ma anche molto difficile da fare. E in effetti è stato un lavoro lungo, complesso, ma anche emozionante. Insomma tutte queste emozioni, come immaginarle e renderle credibili? C’è stata una lunga fase di preparazione, ci siamo molto interrogati sui dettagli delle emozioni. Si stava parlando delle cose principali che dominano il mondo, in fondo. Per il resto, parlando della giornata di oggi, voglio innanzitutto ringraziare il Festival di Cannes per questa proiezione, tornare qui è sempre un piacere. A chi mi chiede del Concorso rispondo sempre che già essere qui è un premio, concorso o fuori concorso è veramente relativo”.

Amy Poheler, voce della gioia, dice “beh interpretare la gioia in questo film è stato molto bello, abbiamo lavorato in team, le performance di tutti gli attori sono state perfette per le emozioni da rappresentare. Lavorare con Peter e John è stato un’avventura, ogni cosa era in sceneggiatura, ma l’animazione ti dà la possibilità di immaginare quello che in un film normale sarebbe quasi impossibile provare, è un privilegio poter lavorare in film del genere. Essere a Cannes, infine, è straordinario”.

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Pete Docter dice di aver fatto molte domande a sua figlia di dieci anni chiedendole delle proprie emozioni e sul personaggio di Bing Bong aggiunge: “avevo un elefante come amico immaginario da bambino, quella è stata una grande ricerca che ho fatto su me stesso. Bing Bong è un personaggio a cui tengo molto. A proposito dei personaggi il mio lavoro è stato puntato anche sulle memorie degli adulti, me in primis. Il mio lavoro poi si arricchisce delle discussioni e del lavoro dei miei colleghi, Brad Bird o Andrew Stanton, oltre a John ovviamente. Le espressioni facciali di Toy Story, per esempio, veramente pioniristiche all’epoca, facevano già intuire tutte le emozioni. Ma in questa occasione è stato calcolato tutto anche in sceneggiatura, ogni emozione aveva un tono, parole, condizioni diverse”.

Lasseter aggiunge che “per essere chiari sono gli attori ad aver creato i personaggi. Le voci sono state registrate prima dell’animazione e noi li abbiamo seguiti nelle loro emozioni, tutti sono stati fantastici e il cast francese è stato perfetto. Chiaro che noi abbiamo una sensibilità soprattutto americana quando pensiamo i film, ma speriamo siano universali, ad ogni latitudine. Io ho iniziato negli anni 70 a occuparmi di animazione, si è sempre detto che l’animazione è per bambini. Io non l’ho mai creduto sino in fondo e credo che Walt Disney non lo credesse sino in fondo, l’animazione cerca di parlare a ogni età. Io e i miei colelghi ci siamo ispirati all’epoca al lavoro incredibile di gente come Coppola, Lucas, Scorsese che sapevano rappresentare l’umanità in maniera incredibile. Noi ci siamo chiesti come riuscire a fare le stesse cose con l’animazione. Anche all’epoca di Toy Story, ormai vent’anni fa, noi non parlavamo mai solo di come fare l’animazione, ossia di tecnologia, ma di come costruire i personaggi. Si parte sempre da lì e la tecnologia cambia di conseguenza.”

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