Cat in the Wall, di Mina Mileva e Vesela Kazakova

Inizia il viaggio del Trieste Film Festival in tour, da oggi al Nuovo Eden di Brescia una storia di umanità decadente e capricciosa in un condominio di Peckham, South-East London

Partendo da un fatto realmente accaduto, Cat in the Wall, uno dei titoli di Trieste Film Festivan in tour, racconta la storia di Irina, madre single di Jojo, arrivata a Londra dalla Bulgaria insieme al fratello Vladimir, alla ricerca di lavoro e maggior fortuna. Entrambi in possesso di regolare titolo di istruzione superiore, dopo l’arrivo in Inghilterra e l’acquisto di una casa popolare, si trovano costretti ad accontentarsi di svolgere lavori più umili. E devono occuparsi, oltre ai problemi quotidiani di ambientamento, delle conseguenze della Brexit, fenomeno destinato a significare per loro ed altre migliaia di persone un passo indietro rispetto all’integrazione.

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La storia raccontata dal film si svolge interamente in un condominio municipale situato nel quartiere di Peckham, South-East London, all’interno di un appartamento, una scelta precisa, utile a ribadire l’isolamento dal mondo, la marginalità, un indice di alienazione dentro un contesto sentito come estraneo, la città viene invece ripresa sullo sfondo, indifferente e irraggiungibile. Una microarea sufficiente a garantire la rappresentazione coerente del paese, spaccato dalla propaganda di parte in due fazioni contrapposte, e condannato a subire l’influenza nefasta del rinascente nazionalismo. La dimensione politica trova sostegno limitandosi a ritrarre delle problematiche generiche, il pretesto del conflitto scaturisce dal litigio per la legittima proprietà di un gatto, nasce dalla convivenza ravvicinata di culture, usi e costumi, compromessa dall’ideologia interessata ora come sempre a scatenare una guerra tra poveri. Per ritrovare solidarietà nella reciproca indignazione nel constatare la presenza di uno Stato assente e distratto, abituato a ragionare sui massimi sistemi e tiranno di cittadini trattati ancora da sudditi.

Nonostante gli argomenti affrontati, il tono generale resta ai confini del dramma, nel disastro ordinario di un’umanità decadente e capricciosa, mentre ad aggiungere un frammento importante di realismo contribuisce un apporto musicale ridottissimo, approccio legato sicuramente al curriculum documentaristico di Mina Mileva e Vesela Kazakova. Il lato plausibile gioca sulla difficoltà di Irina di compiere un salto nella scala sociale, rifiutandosi anche soltanto a pensare di poter chiedere un sussidio di disoccupazione, sulla difesa ad oltranza di un’isola propositiva e volenterosa assediata dalla rassegnazione, dalla totale mancanza di ambizione, da personaggi abituati a cullarsi di un’unica idea di assistenzialismo. Una dicotomia per sottolineare una frattura più grande, la bolla esistenziale, l’impossibilità di immaginare un futuro, i sogni infranti ed un senso di frustrazione che cresce indisturbato nella periferia dell’impero, pericolosa ed inaccogliente, orfano di un passato di gloria impossibile da ripristinare.

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Titolo originale: id
Regia: Mina Mileva e Vesela Kazakova
Interpreti: Irina Atanasova, Angel Genov, Orlin Asenov, Gilda Waugh, Chinwe Nwokolo, Kadisha Gee Camara, Jon-Jo Inkpen
Distribuzione: Trieste Film Festival in Tour
Durata: 92′
Origine: Bulgaria, UK, Francia, 2019

La valutazione del film di Sentieri Selvaggi
3

Il voto al film è a cura di Simone Emiliani

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Il voto dei lettori
3 (1 voto)
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