#CinemaRitrovato2020 – Henry Fonda for President

Il 2020 per gli Usa è anno d’elezioni. Per questo, in questa folle prima estate dell’era COVID, gli americani stanno assistendo a una delle più assurde e terrificanti campagne elettorali della loro storia recente.  Da un lato il Partito Democratico, in una convention  virtuale ha cercato di esaltare il proprio candidato Joe Biden, cercando di raccogliere i fasti dell’eredità obamiana e di ritrovare un senso dopo il disastro della sconfitta del segretario Clinton. I loro sforzi, però, sembrano infrangersi contro il muro populista e chiassoso del Donald Trump Show, che nell’accettare la candidatura del proprio partito per correre ad un secondo mandato, ha monopolizzato i media. L’attuale POTUS, forte del sostegno senza crepe della base repubblicana, ha aperto una campagna elettorale su toni esagerati e isterici, pronto a giocare il tutto per tutto pur di rimanere alla Casa Bianca. I complicati meccanismi del sistema elettorale e le campagne presidenziali retoriche e mediatiche, hanno sempre avuto un fascino incredibile nell’immaginario occidentale, soprattutto per la rappresentazione auto-celebrativa che Hollywood ha creato. Eppure ora, gli Stati Uniti di questi ultimi mesi, hanno consegnato al mondo un’immagine ben lontana dalla grande democrazia che per decenni si è voluta stagliare come simbolo del Miglior Mondo Possibile. Le politiche aggressive e autoritarie dell’attuale amministrazione e il clima di tensione sociale inaudito che è stato creato, ha costretto larghissime parti della cittadinanza ad essere in aperto conflitto con le istituzioni. In questa crisi è evidente che a mancare sia il carisma morale e l’idealismo trascinante di figure politiche capaci di guidare la Nazione con un esempio fulgido.

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Il Cinema Ritrovato entra, nel suo piccolo, nello scenario americano con un’intuizione politica folgorante. Dedicare una delle retrospettive del Festival all’attore hollywoodiano capace più di altri di essere la guida etica ha una forza che va ben oltre il semplice piacere cinefilo di riscoprire alcuni grandi classici. Henry Fonda for President, titolo programmatico rubato al divertente episodio della sitcom Maude (dove la protagonista si impegna proprio a lanciare la candidatura dell’attore) non solo ha il dovere di celebrare un attore immenso, il padre putativo di quell’impegno progressista e quella consapevolezza politica che ha reso amati (e odiati) in questi decenni divi come Robert Redford, George Clooney, Mark Ruffalo o Brie Larson, ma si assume la responsabilità di indicare una strada. Grazie a una facile ma efficace scelta, la retrospettiva del Ritrovato, infatti, è un viaggio nella carriera di un attore che, come in una sorta di vangelo laico, ci mostra continuamente lezioni da imparare, modelli da seguire. Dal giovane Lincoln di Alba di Gloria, fino al Presidente sotto pressione di A prova di errore, Fonda incarna sempre l’eroe che, quasi naturalmente, sceglie la cosa giusta da fare, prima di ogni calcolo personale, prima di ogni ragionamento interessato.

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Fonda ha rappresentato sempre il volto pulito e onesto del divismo hollywoodiano, l’uomo incorruttibile che, con quel “sorriso timido che piace tanto alle casalinghe“, ha usato il proprio talento e il proprio mestiere per rappresentare un americano progressista, tollerante, attento senza essere populista, spirituale senza essere bigotto, patriota senza essere nazionalista. Fonda con una lunga carriera che si è cristallizzata in una guida senza tempo, rappresenta quella Storia Americana fatta dalle ballate di Woody Guthrie, Pete Seeger (e Bruce Springsteen), dai romanzi di Steinbeck e le sagaci pièce di Gore Vidal, dalle lotte sindacali dei diseredati della Grande Depressione o dei pacifisti anti Vietnam, dal New Deal rooselveltiano, dalla Nuova Frontiera kennediana, dalla Great Society di LBJ. Un’America consolatoria, auto-riferita, posticcia che non deve nascondere le enormi macchie e scheletri del suo passato. Henry Fonda for President, però, attraverso qualche capolavoro serve ricordarci una società piena di contraddizioni e tesori etici, un mondo distante e spesso respingente che non deve però, mai, essere abbandonato al disgustoso storytelling veicolato dall’attuale classe dirigente e dai suoi collusi cantori nostrani. Perchè un’America diversa, dove ancora si aggira lo spettro dell’arrabbiato Tom Joad di Furore, esiste e lotta ancora.