Cronisti d’assalto, di Ron Howard

Commedia corale dal ritmo sostenuto e votata all’eccesso che si rivela funzionale nella modalità di narrazione ma a volte poco plausibile nelle azioni dei personaggi. Lunedì 15, ore 8.15, Premium

Il caporedattore di un quotidiano americano (Michael Keaton) è nel suo ufficio alle prese con un caso di cronaca nera. Entra la moglie incinta (Marisa Tomei), anch’essa giornalista e costretta a stare a casa per la gravidanza, lamentandosi del futuro di privazioni che la attende. Lui la interrompe per parlare con il suo collega, lei si intromette ripetutamente. Entra un’altra giornalista per parlare del caso, poi un altro piuttosto spazientito e ancora un altro che ha acquistato, a spese del giornale, una poltrona ortopedica. (Intanto c’è chi scandisce i minuti che passano – sono in ritardo per la riunione). La situazione continua ad affollarsi di persone che urlano senza ascoltare, fino a che uno sparo di pistola non porta un po’ di calma. “Il mio è un film dei fratelli Marx, non è un ufficio”, chiosa il protagonista. Basta questa scena, comica nella sua tragica misura, a enunciare l’ossessione principale del film, quella di una vita talmente subissata da lavoro, aspirazioni e presunti ideali da non esistere quasi più. Così il groviglio intessuto da Ron Howard e dagli sceneggiatori, i fratelli Koepp, guarda al glorioso passato della commedia americana puntando a una coralità che ha il suo centro di propulsione nella redazione del giornale, luogo rappresentato in maniera forse troppo iperbolica per risultare credibile – se si cerca una credibilità – ma che sicuramente si rivela funzionale alle intenzioni.

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cronisti d'assaltoI due piani, quello pubblico e quello privato, procedono dunque finché possono di pari grado, a ritmo sostenuto, fino ad arrivare a una collisione utile a ristabilire equilibri e priorità. Che possono essere la famiglia per il protagonista; la malattia e il rapporto mancato con una figlia per il direttore del giornale (Robert Duvall); l’onestà intellettuale per la caporedattrice Alicia (Glenn Close). Il tutto dispiegato nell’arco di una giornata, con il tempo quasi sempre in primo piano, rimarcato fino all’eccesso (orologi, notiziari, radiosveglie) – non dovesse essere chiaro il messaggio! Cronisti d’assalto diventa così una vera e propria bomba a orologeria che esplode scagliando schegge improbabili ma piacevoli in tutte le direzioni (il colpo di pistola che ferisce Alicia). Howard e il suo team si sforzano però nel voler dare a ogni storia una lieta conclusione come se la realtà fosse scritta nera su bianco senza margini di sfumatura e il giornalismo fosse una “spada di verità che vola diritta e del male provoca la sconfitta” (sembra di essere in un film di Walt Disney). Giochi di parole a parte, non è tanto questa versione idealizzata che qui si critica – si tratta comunque di un prodotto di intrattenimento riuscito – quanto alcune reazioni decisamente improbabili e poco convincenti (anche per il contesto) dei personaggi che stonano con l’impianto generale e che fanno uscire lo spettatore dalla propria zona di sospensione dell’incredulità (pensiamo ancora ad Alicia e alla sua “conversione” finale).

Titolo originale: The Paper
Regia: Ron Howard
Interpreti: Michael Keaton, Robert Duvall, Glenn Close, Marisa Tomei, Jason Robards, Randy Quaid
Durata: 112’
Origine: USA 1994
Genere: commedia

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