Cronisti d’assalto. Michael Keaton presenta “Il caso Spotlight” con Robby Robinson

Walter “Robby” Robinson è uno di quei personaggi in grado di sviluppare un carisma magnetico attraverso una assoluta corrispondenza tra l’abbacinante statura morale e il modo di comunicare in pubblico schietto, diretto, epigrammatico e granitico. E’ un surplus incredibile di interesse la presenza del giornalista Premio Pulitzer tra i protagonisti della conferenza stampa romana de Il caso Spotlight di Tom McCarthy, al fianco di Michael Keaton.

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L’attore lo interpreta sullo schermo nel film che racconta l’indagine giornalistica che portò Robinson e la sua squadra a scoperchiare il sistema complesso di omertà orchestrato dalla curia per insabbiare i numerosi e frequenti casi di abuso su minori da parte di sacerdoti a Boston. Il Cardinale Law, su di cui si incentrò gran parte dell’inchiesta del gruppo Spotlight, è di stanza a Roma dal 2002, e non ha mai rilasciato interviste: “io sarei davvero l’ultimo giornalista che vorrebbe incontrare!”, dice Robinson.
Oggi si potrebbe replicare la gestione redazionale che portò agli articoli di Robinson e dei suoi nel 2001? “La grande tradizione del giornalismo investigativo è appesa a un filo”, si rammarica il reporter, “l’avanzare dell’informazione sul web ha tagliato i fondi alle indagini cartacee, eppure è questo che i lettori cercano in un quotidiano. Il vero giornalismo d’inchiesta serve a mettere le istituzioni di fronte alle proprie responsabilità, senza reportage investigativi muore la democrazia.”

Robinson racconta d’aver reagito con gioia alla notizia che ad interpretarlo al cinema sarebbe stato Michael Keaton, protagonista nel 1994 di uno dei suoi film preferiti di quando lavorava come redattore locale, ovvero Cronisti d’Assalto di Ron Howard. A quel punto Keaton ha iniziato a frequentare il giornalista per rubargli qualunque elemento avrebbe potuto aiutarlo a farne un ritratto sulla scena, anche al di là delle informazioni strettamente connesse al caso: come gioca a golf, la famiglia, il background…”sono un grande appassionato del mondo del giornalismo, ho interpretato personaggi reporter già tre volte”, sottolinea Keaton. “Appena ho letto lo script e ho dato un’occhiata al cast ho dunque accettato. Ho ricevuto un’educazione ferventemente cattolica, quindi per me il film non ha a che vedere con il dubitare della fede, ma con quegli atti dei sacerdoti che ci portano a perderla. Ho subito pensato che un soggetto del genere avrebbe avuto un impatto fortissimo, e guardate che il discorso non riguarda soltanto Boston e la Chiesa, ma ogni volta in cui il potere sui deboli viene esercitato in modo illecito: pensate soltanto agli abusi compiuti da certe truppe nell’Onu nel Terzo Mondo…”.

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Sia Keaton che Robinson sono convinti sostenitori dell’operato di Papa Francesco, che sembra intenzionato a dare qualche scossone a quella che il giornalista chiama la “società clericalista fondata solo sugli interessi dei vescovi e delle loro limousine”, anche se per adesso è ancora mancato un gesto forte e deciso al riguardo.
In chiusura dell’incontro, Michael Keaton si esprime sulla questione #Oscarsowhite, suggerendo di allargare lo sguardo sul problema dell’ineguaglianza anche al di fuori dell’Academy: “bisogna andare al cuore del sistema. Io sono solo un attore, il mio è giusto un lavoro, per quanto consideri l’arte importantissima. I veri eroi sono i reporter come Robby, in grado di fare davvero la differenza in una scala più ampia”.