DVD – Il porto delle nebbie, di Marcel Carné

Il tragico incedere di Jean Gabin è quello di un'ombra destinata ad infrangersi contro la propria scomparsa, che cerca di ancorarsi ad una speranza credendo nell'amore come ultimo ed inutile tentativo di anarchica rivolta e proiettandosi verso un "altrove" impossibile da raggiungere. Dvd edito da Ermitage

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IL NUOVO SENTIERISELVAGGI21ST #9


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Titolo originale: Quai des brumes

Anno: 1938

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SCENEGGIATURA: Tutti i corsi in arrivo della Scuola di Cinema Sentieri selvaggi


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Durata: 82′

Distribuzione: Ermitage

Genere: Dramma

Cast: Jean Gabin; Michèle Morgan; Michel Simon; Pierre Brasseur; Robert Le Vigan; Raymond Aimos

Regia: Marcel Carné

Formato DVD/Video: 1.33:1

Audio: italiano mono

Sottotitoli:          

Extra: selezione scene; biografia e filmografia di Marcel Carné; la coppia Prévert-Carné; note, sinossi e curiosità sul film; biografia e filmografia di Jean Gabin

IL FILM

«I dialoghi di Prévert, le immagini di Carné, la brumosa disperazione che aureolava il film ci avevano commossi: anche lì eravamo d’accordo con la nostra epoca che vide ne Il porto delle nebbie il capolavoro del cinema francese», così in L’Età forte Simone de Beauvoir tributava il suo omaggio al terzo lungometraggio di Marcel Carné, ironicamente affidato dall’UFA hitleriana ad un produttore di origine ebraiche, Gregor Rabinovitch, fuggito dalla Germania dopo l’avvento al potere dei nazionalsocialisti. Tratto dall’omonimo romanzo del 1927 di Pierre Mac Orlan, il cui riferimento temporale viene fatto slittare dal 1910 al 1937 e la cui collocazione spaziale viene traslata da Parigi a Le Havre, Il porto delle nebbie, scarnificando, nella sceneggiatura firmata da Prévert, la caratterizzazione psicologica dei personaggi e soffocando lo sguardo in una prigione ideale che nega continuamente la possibilità di fuga, utilizza simbolicamente l’intreccio drammatico che ruota intorno a Jean, un disertore dell’esercito coloniale, e a Nelly, una giovane che tenta con ogni mezzo di sottrarsi alle “attenzioni” del suo tutore, per far emergere come protagonista della pellicola un senso allora attualissimo di cupa rassegnazione e di disperato fatalismo, dando voce all’immaginario dell’epoca segnato dall’incertezza sociale ed economica, dal percorso politico ormai volto al fallimento del Fronte Popolare, dall’inquietudine dovuta all’intensificarsi di quella crisi internazionale che a breve avrebbe coinvolto la Francia nella Seconda Guerra Mondiale.
In una sorta di realismo sordido e crudo, accentuato da una messa in scena in cui la desolazione affoga nella densità della nebbia in cui Carné fa sprofondare le scenografie di Trauner e scandito dalla marcia rigorosa e lenta della musica di Maurice Jaubert, il tragico incedere di Jean Gabin, volto impassibile sul quale è già scolpita la sconfitta, è quello di un’ombra destinata ad infrangersi contro la propria scomparsa, che cerca di ancorarsi ad una speranza credendo nell’amore come ultimo ed inutile tentativo di anarchica rivolta e proiettandosi verso un “altrove” impossibile da raggiungere. Gli abitanti di questo universo sociale degradato e “sporco”, dominato dalla disillusione, chiuso in una compattezza stilistica in cui domina una visione claustrofobica e decadente degli spazi, sottolineata dal quasi costante utilizzo della nebbia, che nella sua allusione di luogo perso nel nulla rende quasi tangibile la rappresentazione di un’umanità sconfitta dal fato, sono idealmente divisi tra coloro che, in un’alienata rassegnazione intrisa di amara ironia, rappresentano i testimoni impotenti di un fatalismo che corrode ed annulla l’individuo e tra i “malvagi” che quasi coscientemente incarnano l’espediente narrativo in grado di far progredire l’intreccio drammatico, turbando ancora di più lo sguardo perché motori inutili di un racconto che già al suo inizio è chiuso entro la sua tragica conclusione.

IL DVD

L’Ermitage continua nella riscoperta dei capolavori del cinema classico, ma se è ammirabile lo sforzo di rendere disponibile in dvd un film altrimenti introvabile in Italia, il risultato è invece piuttosto deludente. Rispetto alla versione originale, della durata di 91 minuti, risultano assenti 8 minuti, la visione è spesso interrotta da una serie di salti dovuti alla mancanza di alcuni fotogrammi, il video è continuamente disturbato dalla presenza di una fitta grana, i contrasti sono confusi e molti dettagli rimangono non percepibili, la fotografia di Schufftan, tutta giocata sui contrasti dell’illuminazione, finisce spesso per perdere la sua potenza drammatica; nella parte iniziale il film è addirittura segnato da una serie di sganci, presumibilmente dovuti ad un riversamento avvenuto da VHS. Anche l’audio, disponibile purtroppo unicamente nella versione doppiata in italiano, è di qualità piuttosto scarsa, la musica di Jaubert è spesso gracchiante e distorta, i dialoghi non sempre sono nitidi. Totalmente priva di contributi filmati, la sezione extra, oltre alla selezione delle scene, è composta da una serie di informazioni divise in diversi capitoli. Oltre alla scheda tecnica del film, alla trama ed alcune curiosità concernenti Il porto delle nebbie, viene tratteggiato il percorso cinematografico di Carnè e la sua filmografia, da Piero Bianchi viene analizzata la visione decadente e romantica della realtà nelle opere cinematografiche firmate dalla coppia Carné-Prévert, infine un’intera sezione è dedicata a Jean Gabin, oltre ad alcuni accenni alla sua vita, viene ricordata la sua lunga filmografia ed i premi da lui conseguiti.

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