DVD – "Stéphane, una moglie infedele", di Claude Chabrol

La Rarovideo, sezione "Eccentriche Visioni", presenta una delle opere più rigorose del regista francese, indimenticabile rappresentante della Nouvelle Vague, impareggiabile entomologo dei sentimenti umani e discepolo assoluto di Alfred Hitchcock

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Titolo Originale: La femme infidèle
Regia: Claude Chabrol
Soggetto: Claude Chabrol
Sceneggiatura:
Claude Chabrol
Fotografia:
Jean Rabier
Scenografia: Guy Littaye
Produzione: Andrès Génovès, Cinegaï S.p.A., Les Films de la Boètie
Musiche
: Pierre Jansen
Interpreti:
Stéphane Audran, Michel Bouquet, Michel Duchaussoy, Maurice Ronet, Louise Chevalier, Louise Rioton, Serge Bento, Henri Marteau, Guy Marly

Durata: 98'
Origine: Francia, 1968
Distribuzione: Rarovideo
Formato video: 1.78:1
Audio: francese Dolby Digital 2.0 mono; italiano Dolby Digital 2.0 mono
Sottotitoli: italiano, inglese
Extra: intervista a Claude Chabrol; intervista a André S. Labarthe; documentario "La genesi di Stéphane"; trailer originale.

IL FILM

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Nel cinema di Claude Chabrol la coscienza prevalente è la "clonazione". Clonazione come parametro per filmare il mondo. Quando Chabrol iniziò la sua avventura nel cinema da critico affermava l'inquietudine di svelare un meccanismo, il segreto della ripresa. E anche nelle sue parole che ricordano questo film del 1968, c'è un pezzo di vita, di memoria biografica, un ricordo di fanciullo dodicenne che ascolta una notizia alla radio e la ripresa hitchcockiana di Vertigo che è rifatta (meglio, secondo Chabrol) nel finale di Stéphane, il movimento indietro della macchina con lo zoom in avanti… Stéphane è l'avventura dello sguardo per decriptare l'enigma delle piccole cose di ogni esistenza. Laddove i dettagli numerosi devono essere percepiti ed elaborati per formulare un evento. Stéphane elabora proprio la contraddittorietà dell'apparenza. Per questo la sequenza iniziale della famiglia felice (borghese) è costruita su una colonna musicale che dice esattamente l'inverso di quello che vediamo. E pure lo sguardo della macchina da presa diventa sempre più obliquo, deviato, quasi a simboleggiare le crepe aperte sul quadro confortante dell'armonia familiare. Certo non ci interessa la storia del triangolo con omicidio. Sono molto più attraenti i segnali che percorrono il film, come la rigidità del figlio con capelli biondi a caschetto che sembrano venire direttamente da L'invasione degli ultracorpi. O lo sguardo in macchina, complice, di Stèphane quando scende dall'automobile, o il secondo detective, sullo sfondo. che si tormenta il naso, come se fiutasse tutta una realtà al di là della miserabile apparenza della cornice architettonica borghese. E, naturalmente, la disposizione dei corpi durante il pasto che separa gli individui, e continua nel talamo nuziale; la gestualità nevrotica di Michel Bouquet, che cammina saltellando in punta di piedi. E, infine, l'accendino, oggetto ambiguo e sintomatico. Nel cinema ogni dettaglio è necessario e imprescindibile. Come ha affermato Chabrol: "Se un'inquadratura, un'angolazione, un movimento della cinepresa, sono gratuiti e intercambiabili, a che serve il cinema?". Per questo l'arte di Chabrol è proprio la "clonazione". La possibilità di (ri)fare il cinema, infinite volte, ma sempre cinema. Le storie sono soltanto strumenti.Il DVD
Buona la qualità audio e video, con colori abbastanza brillanti, ancorché sia prevalente in alcune scene una patina giallastra che rende meno distinguibili e nette le sfumature di colore, laddove sono inevitabili alcune impastature cromatiche. Questa versione digitale non deriva da un restauro, per cui la qualità video è di poco superiore a quella del vhs che abbiamo già visto (poche informazioni si trovano anche sull'edizione dvd della Medusa), ma contiene un'ottima colonna sonora con l'audio originale francese. Il documentario "La genesi di Stéphane" deriva dalla stessa intervista a Claude Chabrol e quindi è poco più di un ricordo personale del regista, il quale rivela la partecipazione indiretta di Paul Gégauff, la sua reazione al film, che convinse lo stesso regista dell'efficacia dei personaggi messi in scena. L'intervista a Chabrol, dal titolo "Le influenze e i gusti cinematografici di Chabrol", contiene preziose informazioni sulle relazioni strettissime del regista francese con Alfred Hitchcock, Fritz Lang, Jean Renoir (più prevedibili), ma anche con Billy Wilder e Dino Risi. Labarthe, nell'intervista "Chabrol visto da Labarthe", insiste sull'unicità del cinema di Chabrol: è un autore straordinario nel parlare di piccole storie, dei sentimenti quotidiani, che diventano qualcosa di grande ed universale. Il trailer originale è, come al solito per i più datati, ampio e richiama con efficace sintesi le più importanti scene del film.

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