DVD – "Una donna ha ucciso", di Vittorio Cottafavi

una donna ha uccisoAnno: 1952
Durata: 88'
Distribuzione: RHV
Genere: drammatico
Cast: Lianella Carrell, Frank Latimore, Umberto Spadaro, Pia De Doses, Lidia Cirillo, Vincenzo Milazzo
Regia: Vittorio Cottafavi
Formato video: 1,37:1
Audio: italiano (Dolby Digital 1.0)
Sottotitoli: italiano per non udenti; inglese
Extra: intervista a Vittorio Cottafavi; "Il processo Cirillo": la Settimana Incom (10 aprile 1946); il soggetto originale del film (in traccia ROM, formato PDF) 
 

 

IL FILM
Vittorio Cottafavi è ascrivibile a quel gruppo di registi italiani che, pur lavorando in maniera continuativa tra gli anni ’40 e ’50 (e oltre), si tennero sostanzialmente al di fuori della parabola neorealista, nonostante il suo esordio come regista sia di due anni precedente al film che di quel “movimento” è considerato il manifesto (Roma città aperta di Roberto Rossellini) e nonostante egli abbia preso attivamente parte – in qualità di assistente alla regia – alla realizzazione di uno di quei film che vengono abitualmente considerati come precursori del neorealismo (I bambini ci guardano di Vittorio De Sica). Non è un caso, infatti, se la carriera di regista cinematografico di Cottafavi inizia con una commedia (I nostri sogni,del 1943) e si conclude con una serie di pepli da La rivolta dei gladiatori a Ercole alla conquista di Atlantide, fino a quel I cento cavalieri che gli sbarrò definitivamente le porte del cinema e lo costrinse a virare verso le produzioni televisive. Insomma, il suo percorso professionale e artistico dimostra come la questione del “genere” abbia costantemente occupato nel suo cinema un posto di enorme rilievo.
Non fa eccezione, in questo senso, Una donna ha ucciso, film realizzato nel 1952. Il punto di partenza della macchina narrativa messa in piedi da Cottafavi è un fatto di cronaca nera passato alla storia come “Caso Cirillo” (da non confondersi con l’altro “Caso Cirillo” riguardante il consigliere regionale campano Ciro Cirillo, rapito dalle Brigate Rosse nel 1981), dal cognome della donna protagonista di questa triste vicenda, Lidia Cirillo (nel film il suo nome è c
ambiato in Anna),Una donna ha ucciso perdutamente innamorata di un capitano dell’esercito inglese, Roy Prescott, tanto da non sopportare i tradimenti e il successivo abbandono da parte di lui al punto da ucciderlo a colpi di rivoltella. Cottafavi prende le mosse dal fatto di cronaca, ma lo manipola e lo filtra proprio attraverso il genere, anzi, per essere più corretti, attraverso i generi. Il plurale è d’obbligo, dal momento che Una donna ha ucciso riesce a variare improvvisamente registro trasformandosi da commedia romantica alla Frank Capra – nella prima parte – in un melodramma che a tratti riesce a riecheggiare quell’ossessione/disperazione femminile presente in alcune opere di King Vidor degli anni ’30 (vedi, per esempio, Stella Dallas. Un Amore sublime), attraverso un lavoro indirizzato principalmente verso la recitazione degli attori e l’utilizzo delle musiche.
La fase iniziale del film, nella quale viene raccontato il lungo corteggiamento avviato dal giovane e affascinante capitano, affetto sin dall’inizio da un inguaribile “dongiovannismo”, si conclude nel momento del primo bacio tra Roy e Anna, sottolineato da un’improvvisa irruzione musicale di archi e percussioni che “stona” evidentemente con gli spensierati motivetti che hanno accompagnato la prima parte del film. Il momento del bacio, dunque, lungi dall’essere presentato come il coronamento del sogno d’amore dei due protagonisti, si fa da subito presagio di sventura, come dimostra chiaramente il fatto che lo stesso, drammatico motivo musicale tornerà ancora in due occasioni decisamente poco felici del film: nel momento in cui Anna riceve una lettera di addio da Roy, il quale è stato improvvisamente trasferito dalla Campania a Roma, e poi nel pre-finale, proprio mentre Anna, impugnata la pistola, apre il fuoco contro Roy, uccidendolo.
Una donna ha uccisoIl corpo centrale del film è incorniciato tra un prologo ed un epilogo nei quali compare la vera Lidia Cirillo nel ruolo di se stessa, come ci suggerisce un interessante (almeno per l'epoca) espediente narrativo messo in scena da Cottafavi.
Ragionare su un film come questo, invoglia davvero a tornare a riflettere, ancora una volta, sulla questione delle relazioni tra “autorialità” e “genere”. Una questione che, forse, è stata spesso mal posta dalla critica italiana e considerata prevalentemente in termini oppositivi. Questo film, realizzato in un momento della storia del cinema italiano compres(s)o tra la pesante eredità neorealista e l’approssimarsi di esordi eccellenti che avrebbero sancito la nascita di una “nuova ondata” autoriale nell’universo cinematografico di casa nostra (Lo Sceicco Bianco di Federico Fellini esce nello stesso anno), dimostra come il ricorso al genere non intacchi minimamente la dignità di un’opera, e quanto si possa facilmente cadere in errore – da un punto di vista storico-critico – quando si lasciano interagire, senza alcuna mediazione, preconcetti ideologici e giudizi di valore.

 

IL DVD
RHV presenta un’ottima edizione in DVD di questo film di Vittorio Cottafavi. L’immagine risulta inappuntabile per l’alta qualità del bianco e nero. Anche per ciò che riguarda la traccia audio (italiano, Dolby Digital 1.0 – mono) non vi sono carenze da segnalare. E’ presente una sezione extra che contiene un’intervista a Vittorio Cottafavi realizzata nel 1995 (troppo breve e poco incisiva, che finisce per aggiungere poco o niente alla conoscenza del film e dell’opera più generale del regista) e un brevissimo estratto da un cinegiornale del 1946, che mostra alcune immagini del “Processo Cirillo”. Tuttavia, il contenuto più interessante non è accessibile dal menù interattivo, essendo presente in traccia ROM e, dunque, visionabile soltanto da computer. Si tratta del soggetto originale del film in formato pdf.
Si segnala infine la presenza – sempre gradita – di sottotitoli (inglese e italiano per non udenti).