Euforia. Incontro con Valeria Golino, Riccardo Scamarcio e Valerio Mastandrea

La regista ha presentato il film alla stampa romana insieme agli attori protagonisti e alle sceneggiatrici. Dopo il passaggio cannense, l’opera sarà in sala il prossimo 25 ottobre

Euforia, il secondo film diretto da Valeria Golino, è stato presentato allo scorso Festival di Cannes nella sezione Un certain regard e sarà distribuito in sala dal 25 ottobre. All’incontro con la stampa romana la regista ha parlato di come il film sia nato: “Mi interessa quando in una storia c’è un dubbio etico che mi mette in crisi in quel momento, che mi sposta la coscienza dal pensarla in un certo modo, forse a pensarla anche nell’altro, ad aderire al punto di vista dell’altro, comprendere l’errore”. Ha poi proseguito parlando delle differenze stilistiche con il suo primo film: Miele era più un film univoco nei contenuti e rarefatto, l’estetica poteva essere più obliqua, era più facile. In questo film, invece, dovevo rientrare in una convenzione”. Da qui la scelta di una messa in scena più spontanea e meno invadente nei confronti degli attori. La sceneggiatrice Francesca Marciano ha così descritto la genesi del film: “Abbiamo cercato molto in lungo e in largo per questo film. C’è stata poi una conversazione in cui Valeria ha messo a fuoco quest’idea che ci ha fatto dire ‘facciamo questo film’. L’idea era di fare un film sul contemporaneo, sul momento che stiamo vivendo adesso. Il titolo Euforia non è la gioia, l’euforia è una specie di schermo sopra una forma di ansia, di paura. Noi siamo euforici quando in realtà stiamo nascondendo qualcosa”. L’intenzione, ha aggiunto l’altra sceneggiatrice Valia Santella, era quella di “portare i personaggi verso un punto limite che fosse anche di verità”.

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Per portare a termine questo progetto Valeria Golino è riuscita a creare un’atmosfera quasi di famiglia sul set “anche produttivamente” spiega la produttrice Viola Prestieri .“Tutti in famiglia abbiamo fatto il film insieme”, concetto che è stato ribadito da Riccardo Scamarcio, interprete di uno dei due protagonisti: “Nel fare un film non si può prescindere dai colleghi di viaggio. Quest’alchimia che si è creata sul set tra me, Valeria e Valerio e tutti gli altri e le cose che sono successe nelle nostre vite, tutto è importante. Sentire che il tuo regista mentre reciti in un film è aperto ad ascoltarti, è attento a vedere ogni minimo cambiamento o sensazione. Così abbiamo lavorato. Questo film riesce anche a trascendere la carne, che era la cosa più difficile, era un’ambizione altissima. E ha portato noi attori a rompere quella barriera della recita”. Il suo non è un ruolo facile. Ha dovuto confrontarsi con un personaggio complesso sempre in bilico fra egoismo e altruismo: “a volte uno fa qualcosa per altruismo ed è una forma di egoismo e viceversa, le due cose si sovrappongono”.

Nemmeno il ruolo dell’altro attore protagonista, Valerio Mastandrea, è stato facile: un uomo malato di cancro circondato di persone che cercano di convincerlo di potersi curare. “Ho sempre pensato che il mio personaggio sapesse quello che ha e si ‘diverte’ a vedere le persone intorno a lui impazzire per questa cosa, è come se lui fosse il provocatore reale di questa vicenda. La sua malattia è una crisi che può essere anche un’opportunità per gli altri. Qui ci sono due narcisi: uno ha il narcisismo del dolore e l’altro ha il narcisismo di chi vuole essere amato ma non ne ha il coraggio. Tutto il film è un film sul bisogno di amore e sulla capacità di donare e ricevere amore”. Ma nonostante la complessità del personaggio poteva contare su una regista all’altezza della situazione: “Mi è bastato vedere il suo primo film per considerarla una regista vera. La curiosità di Valeria e la capacità di sorprendersi, più che di sorprendere, andrebbe insegnata nelle scuole di cinema”. “Mi sono completamente affidata al suo gusto, al suo stile, al suo modo di ascoltarmi” ha aggiunto l’attrice Isabella Ferrari, “Mi sono completamente abbandonata a lei con un personaggio che non so quanto mi può assomigliare. Sono entrata in canali miei e Valeria mi ha aiutato ad entrare in un binario di sincerità”.

L’attore Andrea Germani ha proseguito il discorso dicendo che “È stata un’esperienza formativa, un lungo parto. Valeria mi ha chiesto di non aver paura dei miei difetti e dei miei pregi, di lasciarmi andare, di non preoccuparsi. Io faccio anche molto teatro. In teatro ti sobbarchi il peso di dover fare tutto tu, non hai le luci, non hai il montaggio e non vai sempre a fondo, c’è una rappresentazione. Qua invece c’è la possibilità di affidarti alle piccole cose, di andare nel profondo, di scavare anche nello schifo. Non bisogna aver paura del baratro, devi lasciarti andare”.

A Valentina Cervi, che ha recitato in Miracolo a Sant’Anna, è stato chiesto di confrontare la sua esperienza con Spike Lee (attualmente in sala con BlacKKKlansman) con quella con Valeria Golino. “Spike Lee non dirige gli attori, Spike Lee non guarda gli attori. Però sceglie gli attori giusti per lui. Il mio incontro con Spike è avvenuto nel momento in cui mi ha scelto, poi credo che non ci siamo più guardati in faccia, ma mi è bastato quello. Con Valeria, anche se era un ruolo più piccolo, mi sono sentita veramente guardata, veramente ascoltata”.