Fata madrina cercasi, di Sharon Maguire

Disney continua il filone dedicato a opere originali che cambiano il punto di vista e abbattano i cliché delle opere tradizionali, dimenticando però di aggiornare anche tutto il resto. Su Disney+

Da La bella addormentata nel bosco a Cenerentola, fin da bambini si associa quella della fata madrina a una figura leggendaria essenziale – questo nonostante la sua presenza tutto sommato sporadica. È quindi un ingrediente magico conosciuto su cui non ci si pongono domande, come se la sua esistenza nella storia fosse qualcosa di naturale; pertanto in tutti questi anni di opere Disney questa figura secondaria, in un certo senso passata inosservata ma comunque rimasta impressa, non è mai stata esplorata aldilà del suo ruolo nella trama. La major prova quindi a dare una risposta sulla loro natura e provenienza, passando il testimone a una protagonista insolita e sbadata – una fabula che si mette in pari con il mondo circostante, sia a livello tematico che di progettazione, dai personaggi all’ambiente; e soprattutto cercando qualche storia originale da portare sullo schermo, un mondo tutto nuovo ancora da scoprire e mettere in scena. Fata madrina cercasi è un’opera al femminile e rientra in quel filone disneyiano in cui vige non solo l’originalità rispetto alle storie tradizionali ma soprattutto quell’autoironia che ultimamente il grande marchio riversa sui suoi stessi cliché, da Come d’incanto a Frozen a Rapunzel. Disney ha cavalcato l’onda del cambiamento, soprattutto in quanto marchio legato all’infanzia, mutando la sua narrazione in funzione del contemporaneo e abbattendo stigmi e tradizioni oggi insostenibili ma senza mai tradire la struttura del racconto tradizionale. Abile nel mascherare il cambio di prospettiva rispetto al passato, denunciandone i cliché retrogradi e sessisti ma sempre con la dovuta leggerezza e senza mai perdere il lato magico e sognante che l’ha sempre contraddistinta. Così come Maleficent, che ha portato in campo una prospettiva nuova e interessante che vede l’iconica villain come protagonista, Fata madrina cercasi è nata per rispondere a domande che nella storia Disney ci si è fatte solo in un secondo momento; probabilmente la casa di produzione ha altri assi nella manica, visto che deve ancora rispondere a diversi quesiti riguardo le storie passate da cui potrà creare prodotti originali e legati all’era attuale.

A Madrinaland, un regno fantastico abitato unicamente da fate madrine, non arrivano più richieste d’aiuto da parte degli esseri umani – più che altro ci si aspettando da giovani donne. Il mondo pare infatti non aver più bisogno di fate madrine, non credendo più nella magia e avendo perso la speranza in un lieto fine; pertanto il loro ruolo pare giunto alla conclusione. Allora Eleanor, la più giovane fata della scuola ancora in fase di formazione, si mette alla ricerca di una soluzione, guidata dal suo ottimismo e ingenuo idealismo, credendo ancora nei vecchi insegnamenti che prevedono alla fine di tutto il “vissero per sempre felici e contenti“, con tanto di castello, vestito, principe e ballo. Dopo tante ricerche trova nell’archivio una richiesta d’aiuto che non ha mai ricevuto risposta, inviata da una bambina americana di nome Mackenzie Walsh; ha così inizio la sua missione con lo scopo di salvare la scuola, ma anche e soprattutto il suo futuro da fata madrina, ruolo a cui tiene e che aspira a mantenere. La missione prenderà però una piega inaspettata quando la bambina si rivelerà essere ormai adulta e madre di due figlie.

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Così come Frozen prima di lei, Fata madrina cercasi ottiene un’altra piccola vittoria sul campo dell’emancipazione femminile, eliminando per sempre il motto “e vissero per sempre felici e contenti” poiché relegato all’immagine principesca della favola per cui la fanciulla, se vuole avere una degna conclusione alla sua storia, deve assolutamente trovare il suo principe. La fata madrina Eleonor, che ha studiato il manuale alla lettera, cercherà per tutto il film di far sì che Mackenzie trovi il suo amato principe, non accorgendosi però che i suoi studi non si applicano più al mondo moderno, ove le donne sono perfettamente capaci di salvarsi da sole e non hanno bisogno di un uomo per essere felici; la scoperta renderà il viaggio di Eleonor più intricato.
Grazie a questo escamotage, nonostante la Disney parli sempre e principalmente di valori universali quali amore e amicizia, nell’opera vengono inserite anche tematiche più delicate e difficili: si può scorgere il tema del lutto, inserito con furbizia dal momento che il film verte interamente verso le famiglie, fermandosi a un target ben preciso, ma soprattutto sul fatto che oggi nemmeno una fata madrina sarebbe capace di esaudire il desiderio della sua protetta – metafora del fatto che si proiettano su altri i propri sogni o idee convinti che valgano anche per la persona che si ha davanti. Se Cenerentola fosse nata nel 2000 probabilmente oggi non avrebbe accettato un vestito e una carrozza per andare a un ballo come realizzazione di un sogno, un po’ come Eleanor che immagina per Mackenzie tutte cose che la donna non vuole: lei aspira solo alla semplice serenità per lei e le sue figlie. La fata madrina diventa quindi la società che spinge le donne a sentirsi in obbligo di desiderare cose che non vogliono, solo perché “è sempre stato così” o “questo è il loro ruolo”. Contro ogni pronostico si può quindi trovare del politico in questo Fata Madrina Cercasi: sta tutto lì, in superficie, anche se mostrato con una leggerezza anche fin troppo evanescente.

Peculiare il dettaglio che vede la fata madrina non usare direttamente la magia per rendere felice la sua beniamina, ma anzi non è altro che una sorta di guida per spingerla ad arrivarci da sola. Infatti, nonostante le sue idee arretrate, è carica di entusiasmo e pronta ad accettare i cambiamenti – ricordando che Eleonor è la più giovane delle fate – e grazie al suo arrivo la bambina ormai diventata donna riuscirà comunque a cambiare, migliorando quell’esistenza che aveva blindato da ogni forma di magia a causa delle sue sofferenze passate, valorizzando dunque il legame giovani-futuro. Mackenzie, grazie alla sua forza ma anche a Eleonor, riesce ad affrontare il suo dolore e riprende finalmente a sognare un futuro pieno di amore… da parte delle sue figlie e in generale della sua famiglia. Allo stesso modo Eleonor, che ha a sua volta compiuto un percorso di crescita, impara cosa s’intende davvero con felicità, diventando così una fata madrina del ventunesimo secolo.

Il film segue le orme di Come d’incanto, prodotto Disney datato 2007, che anche se non del tutto rivoluzionario dal punto di vista dell’emancipazione femminile lo era in tutto il resto, dall’abbattimento del cliché sul “bacio del vero amore” all’ironizzare sulla facilità con cui si innamorano i protagonisti delle favole pur conoscendosi a malapena. I due film hanno in comune l’avere dei personaggi della fiaba che, catapultati nel mondo reale con una visione dell’amore fondata sul romanticismo fiabesco irreale, sono costretti a scontrarsi con il mondo umano sempre più cinico e razionale.
Questo continuo ritrovo di novità narrative funziona, ma potrebbe esserlo molto di più se un film come questo fosse riuscito, seguendo lo stile Pixar, a diventare un prodotto più maturo orientato nello stesso momento anche verso altri target. Il focus eccentrico è originale ma spento, pieno di gag vecchie, con una comicità già vista e già lasciata alle spalle. Frozen e Rapunzel, e lo stesso Come d’incanto, sono già molto più avanti sia a livello di ironia, più spontanea e meno demenziale, che sul fronte emancipazione. La regia è in funzione alla storia e il cast sembra quasi addormentato, trasmettendo una sensazione di staticità in cui nemmeno gli attori sembrano divertirsi veramente. È come se con questo film Disney puntasse tutto sull’originalità dell’idea di fondo e sul mascherare con abilità le sue tematiche non più convenzionali, dimenticando però di potenziare e adeguare anche tutti gli altri elementi del film, ove invece perde di almeno 20 anni.

 

Titolo originale: Godmothered
Regia: Sharon Maguire
Interpreti: Jillian Bell, Isla Fisher, Jane Curtin, Mary Elizabeth Ellis, Jillian Shea Spaeder, Willa Skye, Santiago Cabrera, June Squibb,
Origine: USA, 2020
Distribuzione: Disney+
Durata: 120’

La valutazione del film di Sentieri Selvaggi
2

Il voto al film è a cura di Simone Emiliani

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Il voto dei lettori
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