FESTIVAL DI ROMA 2012 – CinemaXXI – Amos Poe, in viaggio nell'abisso del sè

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A Walk in the Park – il trailer originale

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 A Walk in the Park
: il trailer in italiano

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"Stavo cercando un nuovo modo di vedere, ascoltare e provare le paure più profonde del protagonista, le sue emozioni reali, le sue aspettative di amare e di essere amato, la minuzia della sua esistenza, tutte quelle cose che, quando si sommano – e che cosa è il cinema, se non la somma di queste cose? – può far sentire a un pubblico la propria verità."
[Amos Poe su A Walk in the Park)

 

Le parole cristalline di David Foster Wallace ne La persona depressa e Il suicidio come una specie di presente in Brevi interviste con uomini schifosi, Rainer Maria Rilke, Alda Merini, Vladimir Nabokov, Friedrich Nietzsche, Lewis Carroll, Patti Smith che interpreta White Rabbit dei Jefferson Airplane, Psycho di Alfred Hitchcock. Questi sono solo alcuni dei compagni di viaggio del protagonista in A Walk in the Park, diretto da Amos Poe, leggendario regista newyorchese, sperimentatore, protagonista della stagione del No Wave Cinema.

A WALK IN THE PARK: Amos Poe, in viaggio nell'abisso del sèUn nuovo lungometraggio che sarà presentato al Festival di Roma 2012 nella sezione CinemaXXI, sguardo d'eccezione dedicato a "opere che esprimano le ridefinizione continua del cinema all’interno del continente visivo contemporaneo" (video: Marco Müller presenta la sezione).

"L'ironia è che in origine era un lavoro su commissione, ma nella sua forma attuale, è la più personale di tutte le mie opere" dice Amos Poe.

Troppo riduttivo ricorrere alle solite categorie che dividerebbero la fiction dal documentario: A Walk In The Park, sospeso tra saggistica e narrativa, viene descritto dall' interprete, Brian Fass come "un film di fantascienza, un viaggio psichedelico di ritorno al grembo materno". Una biopsia affilata e ironica che "evoca il sistema chiuso della mente umana, la sua logica tarlata, come in una sorta di rompicapo di Rorschach", che cerca di restituire in immagini i temi della depressione, delle relazioni familiari, delle categorie della violenza e della poesia, per raccontare "un viaggio vertiginoso negli abissi del sè". Un viaggio che si trasformerà in un'avventura per lo stesso regista.

Amos Poe, New York, scouting for A WALK IN THE PARKGià la genesi del film è di per sè un'avventura: inizia da un documentario (dei newyorchesi Brian Fass, che ha studiato arte ed è stato assistente alla regia per produzioni importanti, da Woody Allen a  Sidney Lumet, e del suo coinquilino Adam Davids) che per qualche ragione non si riusciva a portare a termine.
"Il lavoro di Brian era centrato sui suoi 13 anni di depressione, catturati attraverso le sue fotografie di Central Park, perlopiù di musicisti che suonano nel parco." racconta Poe. Il produttore Victor Syrmis gli chiede di prendere le redini del film, e se inizialmente il regista pensa di rispondere di no, in un secondo momento inizia a interessarsi a questo oggetto misterioso, il film "non a quello che avrebbe dovuto essere, che è il mio approccio consueto, ma al modo in cui avrei potuto realizzarlo."

A questo punto Amos Poe ha carta bianca, e inizia a girare senza copione. "Si trattava di avere fiducia nel processo, nel viaggio stesso, più che nella destinazione. Era un gioco d'azzardo, un salto nel buio, fatto di congetture, fantasia, preghiere, lavoro di squadra e fortuna. […]
A me interessava soprattutto Brian nell'atto di camminare nel parco, quello che vorrei definire il suo cammino spirituale fuori dalla schiavitù di se stesso. Il processo di recupero di una narrazione cinematografica è diventato una vera e propria reinvenzione, come Exit Through the Gift Shop."

A WALK IN THE PARK, di Amos PoeAffascinato dalla voce di Brian, dalla sua ironia, dal suo umorismo, Amos Poe si mette in cerca di una struttura. L'art director Loretta Mugnai gli suggerisce di leggere David Foster Wallace, e il suo stile finisce per informare la pellicola, donandole una struttura in capitoli. Ma mentre il film prende forma nella sua mente (e a noi oggi sembra qualcosa di molto allettante e libero, forse tra Tarnation e Clean Shaven?) il regista sente che deve ancora mutare, per non diventare un oggetto troppo letterario: un romanzo.

"Non avrebbe funzionato. Inoltre, stavo già cominciando a scorgere un parallelo tra la vita di Brian e la mia, ero sempre più affascinato, emotivamente preso. Sono stato costretto a controllarmi per non essere troppo soggettivo, mantenere una certa distanza da Brian e Adam per perdere in obiettività. Brian stava diventando il protagonista perfetto, anche se non come un eroe tradizionale, né una celebrità o una persona famosa. Non volevo 'teste parlanti'  [le figure che vengono intervistate tipicamente in tv e a mezzo busto, ndr] Intuitivamente, ho girato Brian contro una finestra illuminata dal sole nel suo salotto, e dalla sua silhouette è venuta l'idea dell'abisso di sé."

A WALK IN THE PARK, di Amos PoeA walk in the park è come un detective, che va in cerca del rapporto tra una madre e un figlio.
"La memoria di Brian, che ha subito 69 elettroshock, è labile o inesistente. Abbiamo cercato di immaginare come poteva essere la sua vita e quella di Alice tra il 1996 e il 2006, girando delle scene fittizie, con Michael Laurence e Dorothy Frey nei loro panni." spiega Amos Poe, che racconta anche nel dettaglio le regole che si è dato: tutte le scene sarebbero state girate tra un appartamento (lo stesso in cui Brian ha realmente vissuto per 42 dei suoi 44 anni) e il celebre parco di Manhattan, Central Park. "Metaforicamente, l'appartamento avrebbe rappresentato ciò che c'è nella mente di Brian, e il parco la realtà".
 

Poe conclude le note di regia sottolineando la passione e l'energia di tutta la crew che lo ha accompagnato in questa creazione avventurosa: "L'art director Loretta Mugnai ha trasformato l'appartamento. La produttrice Nicole Nelch ha fatto quadrare i conti in un rigoroso programma di sei mesi, all'interno della filosofia low-budget del progetto. Il montatore estetica Jett Strauss si è fatto largo tra centinaia di ore di materiale e ha pazientemente lavorato attraverso le decine di capitoli che componevano questo film letterario, fino a trovare quelle definitive e coerenti. Il compositore Haley Moss ha splendidamente inchiodato la tensione di fondo a ciascun capitolo, guidando il film verso l'abisso del suo finale. La poetessa-cantante-autrice-artista Patti Smith ci ha concesso il permesso di usare la sua rimbaudiana versione di White Rabbit, e Bernard Sumner (Joy Division, New Order) ci ha regalato un brano."

Tutte le foto di A walk in the Park di Amos Poe sono nella nostra gallery.

 
Dalle note di regia:

La persona depressa viveva un terribile e incessante dolore emotivo, e l’impossibilità di esternare o tradurre in parole quel dolore era già una componente del dolore e un fattore che contribuiva al suo orrore di fondo.
David Foster Wallace

Per un essere umano, amare un altro essere umano: forse è questo il nostro compito più arduo, l’estremo, l’ultima prova e verifica, il lavoro che ogni altro lavoro non fa che preparare.
Rainer Maria Rilke

— Ma io non voglio andare fra i matti, — osservò Alice. — Oh, non ne puoi fare a meno, — disse il Gatto, — qui siamo tutti matti. Io sono matto, tu sei matta.
Lewis Carroll

E se tu scruterai a lungo in un abisso, anche l'abisso scruterà dentro di te.
Friedrich Nietzsche

 

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