FESTIVAL DI ROMA 2013 – The Hunger Games: Catching Fire, di Francis Lawrence (Fuori concorso)

jennifer lawrence e josh hutcherson in hunger games: catching fire

Se il giocattolo è difettoso all'inizio è difficile aggiustarlo dopo. E in questa saga tratta dai romanzi di Suzanne Collins, i margini di intervento rispetto ad Harry Potter o Twilight sembrano quasi negati. Jennifer Lawrence gioca in fisicità ma perde in drammaticità. Solo il vestito di Katniss che cambia colore è l'unica vera invenzione. Ma è poco meno di un girotondo

jennifer lawrence e josh hutcherson in hunger games: catching fireSe il giocattolo è difettoso già all'inizio è difficile aggiustarlo dopo. Cambia il regista, da Gary Ross a Francis Lawrence che sta anche preparando i prossimo capitoli (Il canto della rivolta, parte I e II, previste rispettivamente per il 2014 e il 2015) della saga tratta dai libri di Suzanne Collins, ma non cambia la sostanza. Come il film del 2012 (che è stato un grande successo e ha incassato oltre 152 milioni costandone 78) anche The Hunger Games: Catching Fire appare macchinoso nel mettere in gioco lo spettacolo della morte e ciò è ancora evidente soprattutto nelle scene di combattimento nel bosco, dove il nemico può essere appena nascosto nel fuori-campo oppure può essere un dettaglio che può apparire come trascurabile e invece si trasforma in vera minaccia (la nebbia).

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Katniss Everdeen (Jennifer Lawrence) torna a casa dopo aver vinto i 74° Hunger Games con il 'tributo' Peeta Mellark (Josh Hutcherson). I due però devono abbandonare i propri familiari e amici per iniziare il "Tour dei Vincitori". Durante il percorso la ragazza sente che la ribellione è vicina e può esserci una svolta decisiva. Ma Capitol City è ancora sotto controllo e il Presidente Snow (Donald Sutherland) sta per preparare la 75° edizione.

Da una parte i 146 minuti volano e questo può essere un pregio. Dall'altra non ci si accorge quasi che ci sia stato nulla, visto lo sguardo indifferenziato sul singolo e sulla guerra in atto, su un set artificiale dove i concorrenti agiscono per salvarsi la pelle e però al tempo stesso vengono percepiti come attori recitanti. Lawrence segue le traiettorie dell'action ma sul rapporto tra individuo e spazio aveva fatto molto meglio in Io sono leggenda. E l'impressione è che in Hunger Games, rispetto per esempio ad altre saghe famose come Harry Potter o, ancora meglio Twilight, i margini di intervento di uno sguardo individuale siano ridotti al minimo se non proprio negati.

stanley tucci e jennifer lawrence in the hunger games: catching fireJennifer Lawrence gioca prevalentemente sulla sua fisicità ma, come nel primo film, perde in drammaticità e la cosa risulta ancora più evidente soprattutto considerando quello che era riuscita a fare, per esempio, in The Burning Plain o Il lato positivo. Il suo corpo cancella quasi il suo volto, inglobata in uno spettacolo dove risulta anche sfocata la presenza ossessiva di uno sguardo che vuole registrare e quindi condividere la vita e filmare la morte. Pur essendo una riduzione dei libri della Collins, a livello cinematografico questa visione teorica appare estremamente superficiale. Bisognerebbe provare a contaminare l'acqua inquinata di questo film con frammenti di The Truman Show o anche La morte in diretta di Tavernier. Anche soltanto marginalmente. Qui invece si resta su una debole rappresentazione della dittatura del potere, sullo spettacolo/gioco fatto di simulazioni delle vite dei concorrenti per mostrare dei personaggi che interpretano il loro doppio e se stessi e vistosi fuochi d'artificio che non suonano mai a festa. Solo il vestito di Katniss che cambia colore è l'unica vera invenzione. Ma è poco meno di un girotondo.

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