FILM IN TV – Il seme della follia, di John Carpenter

sam neill in il seme della follia

Uno dei più significativi horror di fine secolo, dove il gioco delle mutazioni corporee diventa il grimaldello per un'idea di cinema classica ma allo stesso tempo innovativa, capace di analizzare il senso stesso della realtà e della sua percezione. Venerdì 27 Marzo alle 8:35 su Iris

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Il seme della folliaUn'autentica vertigine sensoriale assale lo spettatore alla visione de Il seme della follia, che nel 1994 arriva a scompaginare le carte di un periodo un po' burrascoso per la carriera di John Carpenter, dopo il suo rifiuto di onorare il contratto di 4 film a basso costo con la Alive/Universal per ributtarsi nel giro grosso. Considerato anche il precedente divertissement di Body Bags, le premesse per il lavoro su commissione ci sono tutte: la sceneggiatura è infatti scritta da Michael De Luca, boss della New Line, factory dell'horror anni Ottanta cresciuta letteralmente sulle fondamenta dei Nightmare di Wes Craven, che poi si consoliderà con i franchise di Final Destination e Il Signore degli Anelli.

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Ma qui siamo ancora in un interregno produttivo capace di lasciare spazio all'invenzione autoriale, alla particolare voglia di lavorare sui codici espressivi offerti dal montaggio e dalla personalissima costruzione visiva delle inquadrature. Così ecco i motivi geometrici fondati sulla verticalità degli elementi e degli edifici, che conferiscono al quadro una solennità in grado di rafforzare la serietà del testo: una mossa abile anche per stabilire un setting che non sia scalfito poi dalla voglia di inserire tocchi più o meno (auto)ironici (con il protagonista John Trent che non sopporta la musica dei Carpenters!). Da un lato, infatti, il film cerca di costruire la suspense in modo da donare compattezza all'universo narrativo, ma contestualmente elabora spunti in modo difforme, lasciando emergere una componente ludica che si ritrova nelle maschere posticce dei mostri creati dai geniacci del KNB Group.

 

sam neill in il seme della folliaIn questo modo il film assume una natura liquida, colpisce con la forza di scene molto nette, ma allo stesso tempo si offre gioioso nel suo andirivieni fra il paesaggio urbano di New York e quello da cittadina dell'entroterra americano di Hobb's End. Il John Trent di Sam Neill garantisce la necessaria aria di disillusione, elaborando in una veste più compassata l'aura maudit di Jena/Snake Plissken (cui è accomunato dal tabagismo sfrenato): il regista lo pone quasi sempre al centro dell'inquadratura in Panavision, come a stabilire la sua caratura di icona razionalista, mentre i contorni dei luoghi attraversati mutano e sfumano repentinamente. Il terreno su cui ci si muove, dopotutto, è abbastanza poroso da permettere di giocare su più fronti: c'è lo sguardo caustico sulla realtà commerciale dell'industria dello spettacolo, con uno scrittore di best seller la cui sorte è legata solo alla possibilità di distribuire il suo ultimo best-seller richiesto a gran voce dai lettori-padroni (in una scena l'editor Julia Styles tenta di baciare Trent perché è ciò che il pubblico vuole).

 

sam neill in il seme della folliaE poi c'è naturalmente lo scivolamento progressivo dell'immaginario anni Ottanta/Novanta sulle iconografie librarie di Stephen King e H.P. Lovecraft, con Hobb's End che trasfigura le atmosfere de “I figli del grano” nell'ottica dei Grandi Antichi. Il gioco delle mutazioni corporee de La cosa è quindi il grimaldello per un'idea di cinema classica ma allo stesso tempo innovativa allo stesso tempo, con un horror capace di analizzare il senso stesso della realtà e della sua percezione, in un modo che perfeziona ed espande gli spunti già affrontati ne Il Signore del Male e Essi vivono. E' lo stesso scarto che, dopotutto, passa per il tentativo di rendere reali le paure evocate dagli incubi cartacei del già citato Lovecraft, dove nulla è mai esplicito, ma tutto è sapientemente restituito dalla forza quasi poetica della prosa e dall'avvicendarsi potente delle parole.

 

Il lavoro compiuto da Carpenter è lo stesso: semplice nella concatenazione degli eventi e nella descrizione molto precisa delle scene, eppure complesso per le implicazioni chiamate in causa e il senso di sfasamento della linearità narrativa (e delle realtà) impresso dal lavoro subliminale sulle inquadrature, ripassate periodicamente attraverso gli inserti di montaggio. Anche per questo Il seme della follia non è soltanto un grande film, ma anche e soprattutto un'opera che trasmette il piacere del cinema come racconto in grado di creare affabulazione.

 

Titolo originale: In the Mouth of Madness

Regia: John Carpenter

Interpreti: Sam Neill, Jurgen Prochnow, Julie Carmen, Charlton Heston

Origine: Usa, 1994

Durata: 95'

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