FILM IN TV – Io e Annie, di Woody Allen

Annie e io ci siamo lasciati. Analizzo i cocci della mia vita e cerco di capire dov’è partita la crepa”. Inizia così Annie Hall, nel celeberrimo incipit con Woody che guarda in macchina sciorinando Groucho Marx e Sigmund Freud…ecco: proprio come ci dice il personaggio di Alvy Singer, il cinema di Allen degli anni ‘70/’80 è costantemente attraversato da crepe illuminanti che aprono varchi nella rassicurante tradizione del cinema americano, della comicità yiddish, dello stesso concetto di recitazione o messa in scena. Allen si guarda e ci guarda con apparente distacco ironico e con fucilate di irresistibile umorismo, ma in fondo risponde solo ad intimi terremoti emotivi che cre(p)ano il cinema e disegnano sublimi mappe sentimentali.

Anche questo film, forse il suo più famoso e premiato, attraversa in diagonale con spericolata sincerità le due rette parallele della passione per Bergman e Fellini, pagando subito il debito coi maestri europei per poi dirottarci sulle consuete ossessioni e paranoie americane viste dall’osservatorio privilegiato della sua Manhattan. Ma tutto questo è sconvolto da un incontro, un sorriso, una strana parola che attraverserà il tempo. “Ladidà” dice imbarazzata Diane Keaton. E nasce l’amore. Ecco: rivedere oggi Io e Annie – per chi come il sottoscritto ha scoperto il cinema nei fatidici anni ’80, dove non si poteva che “ritornare al futuro” per esistere – è un po’ come ritornare con la memoria sui luoghi del primo amore, del primo approccio a un mondo immaginario e indefinibile, che ti colpisce sempre nei suoi disaccordi (la splendida scena di Alvy e Annie sul balcone, dove il fuori sinc tra il pensiero e le parole è l’unico modo per comunicare la nascita di un sentimento “vero”) e mai nelle armonie esibite.

io-e-annieLa grandezza di Annie Hall sta tutta nell’aver sfiorato la natura intima dell’amore, quell’utopica alchimia che non si raggiunge mai nell’inesorabile divenire-del-tempo, ma solo in frammenti isolati e a volte discordanti, senzaTempo, che si allargano poi a un’intera vita divenendo l’unica memoria possibile, immaginabile o filmabile. La realtà tradita dalla passione partorisce la nostra dolceamara stardust memories. E allora: dopo litigi e problemi sessuali, partite a tennis e aragoste da cucinare, psicanalisi e tragicomiche trasferte losangeline, Alvy/Woody ricorda ancora Annie/Diane guardandosi dalla malinconica finestra di un bar. E come la Gertrud dreyeriana comprende, solo in quel frame, che l’importante è aver vissuto e amato, fatto errori e pagato. Perchè l’inspiegabile dis-accordo del ladidà, in fondo, è la sola cosa che val la pena di ricordare…

Titolo Originale: Annie Hall

Regia: Woody Allen

Interpreti: Woody Allen, Diane Keaton, Christopher Walken, Tony Roberts

Origine: USA 1977

Durata: 89’