French Water, di Jim Jarmusch

Jim Jarmusch torna alla regia a due anni da The Dead Don’t Die con un corto, visibile nell’articolo, realizzato per Saint Laurent e con Julianne Moore, Chloë Sevigny e Charlotte Gainsbourg.

Continua la collaborazione tra il servizio streaming dedicato al cinema d’autore Mubi e la casa di moda Yves Saint Laurent. Sotto la direzione artistica di Anthony Vaccarello sono stati realizzati diversi cortometraggi diretti da personalità di spicco del cinema autoriale. Dopo Wong Kar-Wai, Gaspar Noé e Abel Ferrara, alla lista di nomi importanti si aggiunge quello di Jim Jarmusch, che torna dietro alla macchina da presa dopo I morti non muoiono, in concorso nell’edizione 2019 del Festival di Cannes. Per presentare la linea primavera/estate dell’azienda, Jarmusch ha diretto French Water, cortometraggio di 9 minuti, visibile sul canale YouTube ufficiale di Saint Laurent, con un cast stellare composto da Charlotte Gainsbourg, Indya Moore, Julianne Moore, Chloë Sevigny e Leo Reilly e con le musiche di Noveller e The Brian Jonestown Massacre.

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Quando nell’ultimo film di Jarmusch la Terra si spostava dal suo asse, la prima conseguenza è il fermarsi di tutti gli orologi. Eppure, il tempo continua a fluire normalmente per i personaggi, come se il blocco coinvolgesse solamente il segno umano per tenere traccia del tempo, mentre veniva fatta salva la percezione di esso. Fin dalla prima inquadratura di French Water, con un movimento sinuoso, dagli echi lynchani, della macchina da presa su una lisergica trama del pavimento, è chiaro che in questo caso il tempo è invece distorto, dilatato e ripiegato su sé stesso.

Un cameriere è in piedi vicino a una serie di tavoli con gli avanzi di cibo di una festa da poco conclusa, portando in mano un piatto con tre bicchieri d’acqua. Non siamo però in un ristorante. La sala con i tavoli confina con un grande spazio vuoto foderato di specchi, che creano illusori giochi di luce. Uno di questi segnala l’entrata in scena di due donne, che attraversano la sala da parte a parte, tornando magicamente e immediatamente indietro vestite in maniera diversa. Le due stanno cercando una loro amica, che si palesa al cameriere chiedendo di loro e accettando l’offerta di un bicchiere d’acqua. Nel mentre, una quarta donna compare e scompare davanti ai soli occhi del cameriere. Quasi fosse il suo complementare, la pulsione sopita del suo osservatore, la donna beve direttamente da una bottiglia di champagne avanzata.

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Il cortometraggio si assesta poi sulla ripetizione delle tre amiche che si cercano, ma non si trovano, mentre il cameriere offre a ognuna di loro un bicchiere di acqua francese. Una ripetizione che va oltre la semplice apparenza di costrizione, una routine che nel suo percorso circolare libera la mente dal suo percorso obbligato, aprendole le porte del sogno. “Coloro che sognano di giorno sanno molte cose che sfuggono a chi sogna soltanto di notte”, ci suggerisce la donna ribelle leggendo un libro di Edgar Allan Poe, prima snobbato da una delle amiche. Così, insistendo ancora una volta sul suo cinema zen, è in questa sospensione e nell’apparentemente futile che Jarmusch sembra chiederci di andare a cercare l’illuminazione. Come fossero le catene della nostra mente a rendere la nostra esistenza davvero servile.

Titolo originale: id.
Regia: Jim Jarmusch

Interpreti: Julianne Moore, Chloé Sevigny, Indya Moore, Charlotte Gainsbourg, Leo Reilly
Durata: 9′
Distribuzione: Mubi
Origine: Francia, USA, 2021

La valutazione del film di Sentieri Selvaggi
3.5

Il voto al film è a cura di Simone Emiliani

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Il voto dei lettori
4 (1 voto)
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