FUTURE FILM FESTIVAL 07 – "Toki wo kakeru shojo" (The Girl Who Leapt Through Time) di Mamoru Hosoda (Anteprime)

Un racconto che poggia su basi fantascientifiche, ma predilige un approccio razionale per diventare una commedia dei sentimenti attenta a indagare i ricorsi del destino e i difficili percorsi del sentimento. Da un veterano dell'animazione giapponese, inizialmente designato a dirigere "Il castello errante di Howl"

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IL NUOVO NUMERO DI SENTIERISELVAGGI21ST #9


Inizialmente designato a dirigere Il castello errante di Howl, Mamoru Hosoda è un veterano dell'animazione giapponese, nonostante la giovane età (è nato nel 1967): il suo nome è presente in produzioni molto celebri come Lady Oscar, Digimon, One Piece e sarà forse destinato a brillare maggiormente in futuro se questo The Girl Who Leapt Through Time bisserà in Italia il grande consenso che ha riscosso in patria. Un successo meritato, non banalmente dovuto alla fantastica unione di talenti che compone il cast tecnico e che comprende i disegni di Yoshiyuki Sadamoto (character design di Neon Genesis Evangelion) e Nizo Yamamoto (art director per Hayao Miyazaki), la produzione del celeberrimo Studio MadHouse (Tokyo Godfathers, solo per citare un titolo) e il soggetto tratto da un racconto di Yasutaka Tsutsui, autore di fantascienza molto noto in Giappone, già ispiratore del Paprika di Satoshi Kon. A funzionare è soprattutto l'idea di piegare il presupposto fantascientifico a una commedia dei sentimenti ambientata tra gli adolescenti del Giappone odierno: Makoto, studentessa scapestrata, in perenne ritardo alle lezioni, un giorno ottiene infatti il dono di poter tornare indietro nel tempo semplicemente compiendo un balzo. Il regalo è tanto inaspettato quanto gradito per la protagonista, che ne fa largo uso per ovviare agli inconvenienti che compongono la vita di tutti i giorni di una studentessa: i compiti in classe, le brutte figure davanti agli amici, le ripicche familiari. Ma ben presto si palesa chiaramente come il tornare indietro nel tempo non serva a mettere al sicuro dai problemi d'amore, che iniziano a toccare sempre più da vicino Makoto e che rischiano di mettere in crisi il rapporto con gli amici più cari.

La fuga da un presente pieno di problemi verso un passato dove è ancora possibile rimediare agli errori e fuggire dalle responsabilità è affrontata da Mamoru Hosoda con scarsa concessione all'aspetto fantascientifico, ridotto poco più che a un pretesto, in favore di un ritmo che riesce a tenere insieme la tendenza caricaturale tipica delle commedie scolastiche animate (Makoto è la paladina del pubblico che ride di gusto delle sue gaffes) con un ritmo spedito, non compromesso dal continuo andirivieni tra presente e passato. In fondo la vera carta vincente sta nell'aver trattato un tema fantastico con una forte impronta realista e umana, come prova l'animazione molto curata e attenta a riprodurre bene le interazioni fra i corpi, i piccoli gesti che generano conseguenze inattese e le psicologie che, pur nella tipizzazione generale, rivelano una profondità maggiore di quanto non si creda. Il coprotagonista più spiazzante è comunque il tempo, vero baricentro dell'inquadratura. Il regista infatti sfrutta con molta intelligenza il fuoricampo come luogo d'azione del "prima" e del "dopo": a seconda di come i protagonisti si muovono all'interno dello schermo, infatti, è anche chiara la loro posizione rispetto a un tempo che inesorabilmente è sempre il vero artefice di un destino tutto da costruire e fautore di  continue, inaspettate, conseguenze. La fatica di Makoto è dunque la nostra, di chi deve trovare il giusto tempismo per "stare al centro" del proprio presente, facendo attenzione ai dettagli, a volte anche faticando per l'improvviso presentarsi dei problemi: una sfida difficile per tenere insieme i fili del destino, che nel film ci fa divertire, riflettere, ma anche commuovere. Un concetto semplice eppure complesso come questo lavoro che speriamo venga distribuito ufficialmente in Italia.


 

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