Il buono, il brutto, il cattivo, di Sergio Leone

Leone ci restituisce un Old West dove la mitizzazione di imprese individuali, quasi sempre ai limiti del sostenibile. Ultimo capitolo della trilogia del dollaro.

Sono rapaci, vendicativi, astuti. Sono (anti)eroi dominati dalla logica del calcolo economico, qui guidato dalla notizia che, da qualche parte, in uno sterminato cimitero di croci, è sepolta una cassa contenente duecentomila dollari. Lo sfondo è quello della Guerra Civile americana, ma la Storia, si sa, in Sergio Leone è subordinata all’agire individuale, che ne Il buono, il brutto, il cattivo provoca quindi il decentramento dalla dimensione collettiva a quella parziale dei tre febbrili cercatori. E attenzione a non lasciarsi beffare dall’aggettivazione del titolo, perché se prendessimo per valide le categorie morali suggerite dal regista, dovremmo credere che Sentenza (Lee Van Cleef), Biondo (Clint Eastwood) e Tuco (un Eli Wallach feroce e vitale come mai era apparso al cinema, nemmeno in Baby Doll di Kazan) siano in opposizione fra loro secondo un criterio squisitamente etico. In realtà, i “cattivi” sono i torturatori, sono quelli che ammazzano su commissione intere famiglie, mentre i “buoni” sono solamente i meno spregevoli, avidi quanto basta per lasciarsi alle spalle cadaveri nel deserto. Restano i “brutti” come Tuco, che potremmo definire “cattivi” per necessità (si tenga presente l’intenso dialogo con il fratello francescano). Tutti diffidano di tutti, implacabili e divertiti nelle velenose strategie utili per arrivare al bottino.

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In un’intervista a Francesco Mininni, fu lo stesso Leone a dichiarare come l’idea del film gli fosse stata suggerita «dal celebre discorso di Charlie Chaplin che concludeva Monsieur Verdoux. L’autodifesa di un assassino: Verdoux che, ammettendo di avere ucciso, si dichiara un dilettante di fronte agli eccidi. E la stessa cosa fa Tuco di fronte al massacro del forte di Legstone”». Rimangono quindi le azioni più turpi, i tradimenti, le sevizie e le vendette; ma tutto ciò viene assorbito – questo sì – nell’epopea della nascita di una nazione nei suoi aspetti meno edificanti, còlti di striscio ma che fanno intuire quanto la guerra non sia altro che una specie di banditismo organizzato (la cassa di dollari era stata precedentemente sottratta dal soldato Jackson/Bill Carson al proprio reggimento). Ci sono denaro e avidità, allora, come mai erano stati rappresentati nel cinema western, così come la visione realistica della violenza, per nulla edulcorata attraverso campi lunghi, ma ben presente in primo piano, se non addirittura in soggettiva.

 

Regia: Sergio Leone
Interpreti: Clint Eastwood, Eli Wallach, Lee Van Cleef, Mario Brega, Luigi Pistilli, Aldo Giuffré, Rada Rassimov
Durata: 182’
Origine: Italia, 1967
Genere: western

La valutazione del film di Sentieri Selvaggi
3.7

Il voto al film è a cura di Simone Emiliani

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Il voto dei lettori
4.33 (3 voti)
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