"Il comandante e la cicogna": Silvio Soldini e il cast

silvio soldini sul setUscirà giovedì prossimo, il 18 ottobre, in 250 copie e sarà distribuito dalla Warner l'ultimo fillm di Silvio Soldini, Il comandante e la cicogna.

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Ambientata in una città del Nord, la pellicola è una sorta di "commedia morale" corale che intreccia più vicende. C'è quella di Leo, un idraulico alle prese con due figli adolescenti e con la moglie che compare e scompare di notte. O di Diana, artista sognatrice e squattrinata che deve padare l'affitto al suo proprietario di casa, Amanzio, un moralizzatore che ha lasciato il lavoro per un nuovo stile di vita. Leo e Diana s'incontrano nello studio di Malaffano, un avvocato truffaldino.

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Il regista ha presentato stamattina il film assieme agli sceneggiatori Doriana Leondeff e Marco Pettenello e una parte del ricco cast: Valerio Mastandrea, Alba Rohrwacher, Giuseppe Battiston, Claudia Gerini, Luca Zingaretti, Maria Paiato e Yang Shi.

Il comandante e la cicogna rappresenta un ritorno alla commedia dopo Pane e tulipani e Agata e la tempesta

 

Soldini: Si, l'idea era quella di tornare a girare una commedia dopo i miei ultimi due film (Giorni e nuvole e Cosa voglio di più) che erano drammatici e con un approccio sulla realtà quasi documentaristico, Volevo ritrovare un po' di distacco, leggerezza e ironia. E attraverso questa commedia volevo dire le cose più direttamente rispetto le altre che ho girato

 

Le statue che parlano?

 

Soldini: L'entrata in gioco delle statue è un'idea che mi è venuta sul treno. L'ispirazione proviene da un film di Alain Tanner del 1976, Jonas che avrà 20 anni nel 2000, in cui c'era la statua di Rosseau che parlava.

 

La gestione del rapporto tra Leo e Diana?

 

Soldini: E' stata una scelta precisa quella di approfondirlo proprio alla fine del film

luca zingaretti e alba rohrwacher in il comandante e la cicogna

 

C'è poi un modo di coniugare gli elementi fantastici con le forme della commedia all'italiana dove potrebbero esserci forse dei debiti da Fantasmi a Roma di Pietrangeli e Le avventure di Pinocchio di Comencini

 

Soldini: Sono due film che ho visto tanto tempo fa e quindi non ci sono riferimenti precisi. L'intento principale di Il comandante e la cicogna era quello di voler volare sopra le cose. Per questo la cicogna è proprio il personaggio che, essendo in alto, ha lo sguardo del film.

 

Quanto conta Torino nel film?

 

Soldini: E' la prima volta che ci ho girato, ma non volevo che la città fosse esibita platealmente tanto è vero che, per esempio, non si vede la Mole. Lo scopo è stato invece quello di poter volare sopra una città italiana. Anzi, avrei voluto girarlo anche in 5 o 6 città diverse ma il produttore (Lionello Cerri) me l'ha impedito. Nelle vedute dall'alto c'è un po' di Milano mescolata con le vedute di Torino e anche in alcune delle statue riprese.

 

I piani sui personaggi sembrano piuttosto stretti

 

Soldini: Se è per questo, in Cosa voglio di più ci stavo ancora di più addosso alle espressioni del viso. Poi realizzare un campo-controcampo tra due statue è come farlo tra due sassi. Ho cercato di tenere il più possibile la macchina e gli attori in movimento tranne nelle scene notturne sul divano tra Valerio Mastandrea e Claudia Gerini.

 

Si sente la realtà politica?

 

Non ci interessava raccontar l'Italia direttamente altrimenti sarebbe venuto fuori qualcosa di grottesco

 

E le scelte di Pierfrancesco Favino, Neri Marcoré e Gigio Alberti per le voci delle statue?

 

Sono degli amici anche se con Marcorè non ci ho mai lavorato. Anche loro comunque non avevano mai doppiato delle statue.

 

Per gli attori. Come vi siete trovati a fare un dialetto diverso dal vostro?

 

Zingaretti: La difficoltà, più che il dialetto, era quella di trovare la cifra giusta. Questo è un film che parla della realtà ma su un piano traslato e ci possono essere tante letture, tra cui quella amara di come è il nostro paese in questo momento.

valerio mastandrea e luca dirodi in il comandante e la cicogna

Mastandrea: Mi sono trovato bene a fare il napoletano. Era il mio sogno nel cassetto anche se è stata una scelta un po' casuale. Inizialmente il mio personaggio avrebbe dovuto essere di una città del Nord, poi abbiamo provato dei dialetti che comunque voi non sentirete mai. il napoletano è uscito dopo che ci siamo messi a parlare della livella. Battiston è stato più avvantaggiato (e rivolgendosi a lui gli dice: "Ciccio, ho risposto io per te, non c'è bisogno che parli in questa domanda") perchè Trieste e più vicina a Udine di quanto lo sia Roma a Napoli.

 

Rohrwacher: La lingua che parla Diana è un accento del Nord molto generico. Rispetto ai due precedenti film di Soldini dove ho lavorato (Giorni e nuvole e Cosa voglio di più) in cui ero rispettivamente una genovese e una milanese, qui siamo partiti dall'idea di un veneto che è poi una lingua più vcino alla fantasia che alla realtà.

 

Gerini: Ci avrei tenuto che il mio personaggio parlasse in napoletano ma poi Silvio ci teneva che Teresa fosse genovese. E' un accento che avevo già fatto diversi anni fa per un film di Pasquale Pozzessere, Padre e figlio (1994).

 

Battiston: So per certo che Amanzio è un personaggio che esiste davvero. E' un parente della sceneggiatrice Doriana Leondeff che viene dall'Est e a cui il gruppo degli sceneggiatori si è ispirato. Ho cercato di costruire un linguaggio che portasse la struttura dela gente delle mie parti e ho chiesto aiuto a una grande attrice della mia zona, la triestina Ariella Reggio, che mi rimproverava perché diceva che sbagliavo tutti gli accenti.