Il complicato mondo di Nathalie, di David e Stéphane Foenkinos

Quante volte ci siamo confrontati con diverse versioni di noi stessi? Un volto familiare, un pensiero proprio ritrovato in un altro, un’immagine che assomiglia a quello che siamo stati oppure ciò che vorremo essere? Come se fosse l’incrocio tra varie dimensioni possibili che nascono dalla stessa materia, Il complicato mondo di Nathalie di David e Stéphane Foenkinos (La délicatesse, 2011) costruisce un racconto intorno una figura femminile di mezza età in crisi – sempre nel mood di altri film francesi del genere come L’amore secondo Isabelle di Claire Denis50 primavere di Blandine Lenoir – questa volta sotto lo sguardo maschile di due registi, insieme nel loro secondo film. Senza soffermarsi troppo sui diversi stati dell’anima femminile nella sua singolarità, ma sulla costruzione di se stessi in quanto specchio di un altro e lo squilibrio che arriva quando vediamo in quest’altro ciò che non saremo mai più. Forse sarà la materializzazione delle paure del futuro, la resistenza al passo del tempo oppure i rimpianti delle occasioni perse in passato; ma alla fine, non è altro che la congiunzione del presente, l’unica cosa che abbiamo, l’unica via possibile. 

Queste ansie, sempre verso il passato e verso ciò che potrebbe accadere, mantengono Nathalie (Karin Viard, La famiglia Beliér) in uno stato di totale squilibrio. Lei è una professoressa di lettere sulla soglia dei cinquant’anni, che non vuole tener conto della tempo che passa e della realtà. Mentre perde la direzione e la stima in se stessa, versa tutte le sue insicurezze sulle donne più giovani che la circondano e che definiscono il suo immaginario femminile: la moglie dell’ex-marito, la ragazza risolta che arriva al lavoro e minaccia di prendere il suo posto, la bella e talentuosa figlia di 18 anni, promessa della danza, di cui lei è follemente gelosa anche se prova a nasconderlo. Ogni passo che fanno, ogni successo e atto vincente di queste donne che potrebbero essere anche lei, fanno tremare la sua sicurezza, l’autovalutazione della propria femminilità e soprattutto il senso di mobilità. Come se avere un’idea di futuro fosse condizionato dal fatto di capire o no il posto – proprio e alieno – nella dimensione presente.

La perdita del controllo o della lucidità verso la crisi della mezza età é un punto di fuga su cui il Cinema torna abbastanza spesso, quasi sempre sotto la forma di commedia nera sull’orlo del demenziale, come se vivesse una sorte di propria midlife crisis e dovesse cercare nuovi equilibri per trovare una rinascita, dopo aver deciso di quale morte morire. Seguendo sempre la traccia di questo senso di decadenza, della fine di un ciclo per ricominciare un altro e di quella che sembra la domanda chiave – una persona, come un oggetto, aggiunge o perde valore con il passare del tempo? – i registi seguono Nathalie nella sua follia cercando anche loro di perdere il controllo, lasciando che lei gli sfugga un po’ delle mani come meccanismo per renderla più viva. La forza del personaggio è giustamente lì, nella libertà che porta lasciare andare il proprio senso di perdita, vivere l’assenza di lucidità come una scoperta e l’incontro con gli altri non solo come uno specchio che può proiettare un riflesso immobile, ma come la vera opportunità di espansione.

Uno di questi incontri succede in piscina, in mezzo al caos totale, dove Nathalie va a nuotare cercando presente, calma, fluidità. Lei è seduta sul bordo accanto ad una gentile anziana con cui ha stabilito un veloce rapporto di confidenza. L’inquadrature le riprende da dietro, entrambe indossano un costume di bagno blu e una cuffia, hanno la stessa postura, la schiena lievemente inclinata e muovono i piedi dentro l’acqua. “Nathalie viene dal latino Natalia, forma femminile di Natale. Presto, tu rinascerai”, dice l’anziana e aggiunge: “Sai? mi piaci molto“. Nathalie la guarda e risponde: “Anche a me piace lei. Molto”. Poi, sorride e torna a nuotare.

Titolo originale: Jalouse
Interpreti: Karin Viard, Dara Tombroff, Anne Dorval, Bruno Todeschini, Anais Demoustier
Origine: Francia, 2017
Durata: 107′
Distribuzione: Officine UBU

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