Il Grinch


Titolo originale: THE GRINCH
Regia: Ron Howard
Sceneggiatura: Dr. Seuss, Peter S. Seama, Jeffrey Price
Fotografia: Donald Peterman
Montaggio: Daniel P. Hanley Michael J. Hill Mike Hill
Scenografia: Michael Corenblith
Musica: James Horner
Costumi: Rita Ryack
Effetti speciali: Digital Domain
Interpreti: Jim Carrey (Grinch), Jeffrey tambor (sindaco di Whoville), Christine Baranski (Martha May), Molly Shannon (Betty Lou), Josh Ryan Evans (Grinch a otto anni)
Produzione: Brian Grazer per Image Entertainment
Distribuzione: UIP
Durata: 105'
Origine: Usa , 2000


Sarebbe ora che si iniziasse a pensare di risarcire criticamente Ron Howard. Ultimo della nobile schiatta dei cormaniani ad attendere che qualcuno si cimenti con il suo lavoro, Howard viene puntualmente sbeffeggiato da una critica distratta, disposta a dare credito a chiunque ma non al regista di Apollo 13, Cuori ribelli, Ransom ecc. ecc.
Eppure il cinema di Howard offre moltissimo piacere cinefilo da addentare. Lucido e politico professional della macchina da presa (basti pensare all'abissale differenza che corre tra EDtv e Truman Show), Howard pratica un cinema invisibile troppo discreto per i fan di Von Trier e troppo radicale per i salottieri amici di Loach (già, proprio così…). Lui dal canto suo, consapevole del proprio lignaggio, consapevole che il cinema americano è ormai una categoria dello spirito, un'arte a sé stante, non si cruccia delle incomprensioni critiche e lavora sodo. The Grinch in questo senso giunge dopo l'insuccesso economico di EDtv e, tanto per cambiare, è stato salutato da una selva di stroncature in patria prontamente doppiata anche dalle nostri parti. The Grinch invece, nonostante la non indifferente ipoteca burtoniana (unica pecca del film, d'altronde), è un sogno di cinema ad occhi aperti. Howard, come un Capra un po' più cattivo, fustiga i costumi consumistici dei suoi connazionali (ma questa è solo la lettera del messaggio) ma, soprattutto, intuisce una sorta di omologia fisiognomica tra consumo e corpo. Come dire: siamo ciò che consumiamo e considerato che ciò che consumiamo non è poi così bello… Senza contare poi tutta la messinscena dell'anomia (Whoville… la città dei "chi?"…): ossia: il consumo erode, cancella ciò che sei (eppure ci piace, eccome se ci piace…) Quindi non meraviglia che il verdastro Grinch sia infinitamente più bello delle deformazioni corporee dei militanti della merce globale… (siamo dalle parti di Caligari che piaccia o meno…) Troppo per un filmetto natalizio che negli Usa ha incassato miliardi? Beh, se non state al gioco significa che il cinema non fa per voi e allora tenetevi le rose di plastica.
Giona A. Nazzaro