Il Natale con Stan Laurel & Oliver Hardy, l’augusto e il bianco

Con la loro perenne e clownesca, ma non malinconica, comicità hanno catturato l’animo dei bambini o quella parte dell’animo fanciullesco che risiede negli adulti e che si risveglia a Natale

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Un tempo, non lontanissimo, se non c’erano Stan Laurel e Oliver Hardy quasi non era Natale. Benché imperversasse, La vita è meravigliosa, senza gli Stanlio e Ollio di tutti il Natale non era completo.
Legati apparentemente ad un tempo preciso della crescita e della scoperta del cinema e poi, progressivamente e ingiustamente perduti di vista, quei film della coppia erano considerati qualcosa di minore e quasi trascurabile palestra prima del cinema laureato. Si dimenticava, abbandonando l’età dell’innocenza, un principio altrettanto radicato e percepito anche in quell’età infantile, benché non perfettamente articolato, cioè che è più difficile far ridere che far piangere. È questa strutturale differenza a restituire a questi due grandissimi artigiani di quella comicità radicale così rara, che, solo dopo quella di Chaplin, i due attori sapevano provocare. In quella risata sincera il senso di un mondo infantile e a loro il merito di appartenere essi stessi ad un universo eternamente infantile, a quel mondo in cui la sindrome di Peter Pan diventa un bene e non un male, dove anche la morte diventava eterea felicità, nel quale, tutti gli adulti si comportavano come dei bambini. Ecco perché se non c’erano i due comici americani, che ai nostri occhi apparivano inglesi, non era Natale.

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Coppia la loro inossidabile, con una sterminata filmografia che oltre ai film più lunghi comprende circa 200 comiche, i brevissimi film che riempivano il cartellone delle sale dell’epoca.
Loro, Stanlio e Ollio, con la perenne e clownesca, ma non malinconica, comicità hanno da sempre dunque, catturato l’animo dei bambini o quella parte dell’animo fanciullesco che risiede negli adulti. Hanno reso eterno il mondo infantile, elementarizzando le relazioni, la stessa complessità, lasciando sul terreno del film il piacere e il senso di relazioni sociali e di una società semplice, i cui partecipanti apparivano reciprocamente disponibili, perfino nelle relazioni più conflittuali. È per questa ragione che ancora oggi, a quasi cento anni dalla realizzazione i loro film grezzi e basici, i loro slapstick insistiti con camera frontale, la loro mimica caratterizzata riescono a fare ridere, nonostante la banalità delle storie o la prevedibilità dello sviluppo. Da I due legionari, a I figli del deserto o I diavoli volanti, il loro cinema della Hal Roach Production, ha fatto più volte il giro del mondo senza mai perdere un colpo. Da una parte la genialità di Laurel, che rompeva con i suoi fraintendimenti, i suoi comportamenti, le sue stravaganze anche pericolose, i canoni comportamentali borghesi. I suoi atti erano vere e proprie infrazioni delle regole condivise per una specie di (in)consapevole rivolta. Stanlio era dunque un vero e proprio disegno animato, un personaggio da cartoon, di quelli che si svegliano dopo un bel po’ avere superato l’orlo del baratro, con le sue gag da eterno svampito, distratto, indeciso, insicuro, ma che poi sapeva dimostrare una sicurezza che invece non apparteneva geneticamente ad Ollio. Personaggio, questo, eternamente infantile, vitale, paziente e che ostentava una sicurezza che non possedeva, innamorato delle donne e illuso sul loro amore per lui.

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Il loro lavoro trovava origine in quella antica arte del clown, nella sua doppia personificazione dell’augusto e del bianco. Laddove la genialità e l’arguzia appartiene all’augusto e la mite sopportazione al bianco ed in questa polarità che la coppia di comici ha trovato la propria dimora nella storia del cinema.
Molti dei loro film vivevano sull’antagonismo antico tra maschi e femmine, ma spesso come in I figli del deserto si manifestava nelle angherie matrimoniali nelle quali i due di solito incappavano. Ma è anche vero che i rispettivi e controversi rapporti coniugali, attraverso i quali si sviluppano le trame di alcuni dei loro film, a volte si manifestavano anche in quel naturale bisogno di casa e di calore domestico che solo la presenza della moglie poteva assicurare. Ma solitamente era l’antagonismo che muoveva le relazioni e la netta suddivisione, da una parte la coppia dei maschi, dall’altra la coppia quella delle donne, realizzava, nonostante potesse sembrare l’opposto, un rovesciamento di ruoli che sa di modernità acquisita, di concezione differente della femminilità al cinema. Un tratto di differenza con il cinema più complesso come quello di Chaplin, ad esempio, dove il ruolo femminile, benché non troppo caratterizzato da una moderna affermazione ed emancipazione, sa però affermarsi sotto un profilo più strettamente spettacolare. Ricordiamo le eroine dei grandi film di Chaplin, di alcune, gran parte, conosciamo a memoria i nomi, proprio per la natura dei loro personaggi, sempre di rilievo, che le fanno diventare qualcosa di più di comprimari. Ciò non accade con i ruoli femminili delle commedie del duo comico, che sebbene più rappresentative di una progressiva affermazione, restano personaggi di sfondo senza mai, neppure nelle sequenze in cui occupano la scena da protagoniste, assumere un ruolo di primo piano, restando sullo sfondo anche le attrici che le hanno interpretate. Ma non manca invece il senso di una emancipazione e per verificarlo è sufficiente osservare i costumi femminili nei film di Stanlio o Ollio. Nel citato I figli del deserto la moglie di Stanlio è un’esperta cacciatrice con tanto di abbigliamento appropriato.

I loro film nascevano già in un’epoca in cui Hollywood cominciava a diventare adulta e come ci raccontano le cronache e le pagine della storia del cinema, non sempre e non tutto fu facile per i due attori, tra problemi produttivi, personali, proprio con le loro mogli, addii e ritorni, pause e riconciliazioni. Ma quello che appariva sullo schermo dei vecchi TV a valvole era fatto di bonaria semplicità, che sapeva riempire con naturale predisposizione anche le serate natalizie con l’echeggiare delle risate familiari.

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