Il senso di Hitler, di Petra Epperlein, Michael Tucker

Dal libro di Sebastian Haffner, un documentario che cerca di spiegare la attuale fascinazione negli ambienti reazionari per la figura di Hitler.

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Un altro documentario su Hitler, per accertare la banalità del male e per confermare i corsi e ricorsi storici che portano al proliferare di idee nazionaliste e razziste. Michael Tucker e Petra Epperlein (Karl Marx City, The Flag) inseriscono materiale d’archivio e lo alternano con interviste a medici, filosofi, storici e archeologi. L’assunto di base è spiegare razionalmente come l’ideologia nazional-socialista abbia trascinato il mondo dentro la follia della persecuzione razziale e dell’Olocausto. Dati alla mano sono 6 milioni di ebrei uccisi, la maggior parte nei campi di sterminio, con la privazione di ogni diritto e dignità. Il libro di partenza è The Meaning of Hitler di Sebastian Haffner che venne pubblicato nel 1978. Lo scrittore tedesco fu diretto testimone dell’ascesa di Hitler al potere dopo la crisi economica del 1929.

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Quello che Haffner definisce un “Radical Loser” senza alcun talento si trasforma in un dittatore sanguinario che affascina le folle con una adeguata cura della propria immagine e una rigorosa propaganda. Il documentario non vuole trattare Hitler come caso psichiatrico ma spiegare le ragioni di una figura che ancora oggi continua ad affascinare i giovani dell’ultra-destra. Il problema è la scarsa memoria storica e il totale ribaltamento della evidenza basati sulla ignoranza. Hitler costruisce il suo consenso utilizzando anche i progressi della tecnica: il grande microfono amplificato consente al dittatore di fare sentire altissima la sua voce. Il cinema e la radio sono i mezzi per glorificare la gioiosa macchina da guerra nazista: Il trionfo della volontà (1935) di Leni Riefenstahl è un ottimo esempio di cinema auto celebrativo che utilizza immagini potenti per trasformare la realtà dei fatti. All’ordine strutturato di un sistema democratico Hitler contrappone il caos anarchico di un potere che si autoalimenta nella massificazione e nel terrore.

Tucker ed Epperlein inciampano un po’ quando propongono un ardito parallelismo tra i deliri dei supporter dei Beatles negli anni ’60 e le folle oceaniche che fanno il saluto romano al Fuhrer. Il fenomeno del negazionismo potrebbe invece essere considerato all’interno di un processo di normalizzazione che tende a sminuire le responsabilità del nazismo. Nel Nido d’Aquila di Berchtesgadener vennero pianificate le camera a gas e gli assassinii di inermi civili: a Treblinka 900000 morti, ad Auschwitz 1100000, a Sobibor si andava al ritmo di cinquecento morti al giorno con 8 camere a gas attive: l’afflusso era talmente elevato che molti paradossalmente trovavano la morte sul treno aspettando la esecuzione. A questi dati incontrovertibili fanno da contraltare i deliri dei negazionisti come David Irving che cerca di scagionare Hitler da ogni responsabilità diretta. Tucker ed Epperlein chiudono il cerchio aperto a New York con l’ammonimento a studiare Hitler proprio per comprendere meglio sé stessi. Come sottolinea lo storico Yehuda Bauer : “Gli esseri umani sono animali che uccidono altri animali della stessa specie (…) il problema non è che i nazisti erano disumani ma che erano umani (…); il problema è con noi stessi non con i nazisti, le idee naziste sono state messe in pratica da persone assolutamente normali”.

 

Titolo originale: The Meaning of Hitler
Regia: Petra Epperlein, Michael Tucker
Distribuzione: Wanted Cinema
Durata: 92′
Origine: USA, 2020

 

La valutazione del film di Sentieri Selvaggi
3.2
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Il voto dei lettori
1 (1 voto)
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