Koi, di Lorenzo Squarcia

Il documentario segue l’impresa di due uomini impegnati nella dura ricerca dei corpi delle vittime dello tsunami di Tohoku del 2011. Stasera all’On The Road Film Festival del CineDetour a Roma

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Il devastante tsunami che nel 2011 ha messo in ginocchio la regione di Tohoku in Giappone, uccidendo più di ventimila persone, viene rievocato da questo documentario di Lorenzo Squarcia, che nel 2017 è andato in terra nipponica per incontrare gli uomini e le donne che non hanno smesso di alimentare la fiamma del ricordo. L’obiettivo di Koi è di capire come sia stato elaborato il lutto nel corso degli anni da tutti gli individui coinvolti nella tragedia. Seppure in molti abbiano perso le speranze di trovare i corpi di chi è scomparso, il documentario si focalizza sulle vicende di Yasuho e Tomohiro, due uomini con passati completamente opposti, impegnati proprio nella ricerca di oggetti e corpi dispersi in mare. Anche grazie alle musiche di Angelo Badalamenti, Koi risulta un docu-film dalla grande forza emotiva che ricostruisce un mosaico di disperazione e memoria costituito dai familiari delle vittime.

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Di grande impatto la sequenza di una madre che mostra alla macchina da presa i guantoni da baseball del figlio scomparso, con sullo sfondo un grande quadro che lo ritrae. Gli oggetti e il primo piano del giovane appaiono come strumenti utili a richiamare alla memoria persone che sembra siano state cancellate dal tempo. Rievocano un mondo che non esiste più, annientato dalla forza della natura, e che ora rivive negli abissi dell’oceano. Fondali sondati da tutte quelle persone che continuano a perseverare, come Yasuho, che ha a imparato a immergersi proprio per andare alla ricerca del corpo della moglie. La capacità che questo uomo ha di interfacciarsi con il ricordo è rappresentata soprattutto dal cellulare della moglie, dalla sequenza in cui viene mostrato l’ultimo messaggio della donna prima dello tsunami. Probabilmente anche a causa della forte immagine di un telefono ormai abbondantemente superato dalle tecnologie attuali, la scena ci permette di comprendere come questa tragedia abbia fermato il tempo. Un fatto confermato con maggior centralità dalle macerie di una scuola distrutta che, almeno al tempo delle riprese, risultava ancora pesantemente danneggiata.

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La perseveranza è l’elemento centrale che accomuna queste persone e che il titolo stesso richiama. La Carpa Koi è infatti una carpa leggendaria che riesce ad arrivare alla porta del dragone: una volta oltrepassata, sarà trasformata in un gigantesco drago immortale. Questa storia mitologica si fa metafora dei personaggi coinvolti nella loro ardua impresa personale. Il tenace impegno di ricerca è l’unico modo che queste persone hanno per rimanere in contatto con i loro cari scomparsi.

La valutazione del film di Sentieri Selvaggi
3.7
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Il voto dei lettori
5 (2 voti)
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