"La leggenda di Kaspar Hauser", di Davide Manuli

"Kaspar Hauser era un santo, un idiota, un impostore… o semplicemente il loro Re?" Ecco l'interrogativo con cui si apre La Leggenda di Kaspar Hauser e che ricorre ossessivamente fino alla fine: Chi è Kaspar Hauser? Un ragazzo di oscure origini viene trascinato dalla marea sul bagnasciuga della spiaggia di un'isola sconosciuta, non sa parlare e sta in piedi a malapena. La piccola comunità dell'isola è sconvolta, intimorita e incuriosita allo spesso tempo. Attendevano da tempo un segno dal cielo, un re o un messia che desse un senso alle loro vite, ma ora hanno paura. Kaspar non parla, e se lo fa, concede poche, preziosissime parole agli ascoltatori avidi, nulla di più. Criptico come un oracolo antico, Kaspar si limita a dire: "Io sono Kaspar Hauser e voglio diventare cavaliere come mio padre" e tanto basta per creare il mito.  Poche semplici parole che, se da una parte si aprono ad un infinità di quesiti esistenziali e spirituali, dall'altra non significano assolutamente nulla. Per questo non a tutti è concesso interpretare l'oracolo, solo gli animi puri come il suo e privi di pregiudizio posso accedere alla verità.

Kaspar giunge sull'isola con la delicatezza e le sembianze di un angelo, nè uomo nè donna, solo un corpo nudo, ma non porta nessun messaggio soprannaturale con sè, se non le ingombranti cuffie che hanno temerariamente sfidato l'acqua del mare e un nome tatuato sul petto: Kaspar Hauser. Un nome che per alcuni è un riflesso di salvezza, per altri una minaccia. L'ambiguità del personaggio emerge dalla sua stessa fisicità, quella asciuttta e androgina di Silvia Calderoni, a metà tra maschile e femminile, e si manifesta esplicitamente nei movimenti convulsi e nelle parole insensate che pronuncia. Le reazioni al suo arrivo vanno dallo sconcerto alla paura, dalla gioia al delirio mistico, e si plasmano sui pochi personaggi archetipici che popolano l'isola:  lo sceriffo, il prete, la veggente, il pusher, la granduchessa e il drago, ovvero le forze del bene e del male si contendono l'anima innocente di Kaspar fino alla fine.

--------------------------------------------------------------------
IL NUOVO NUMERO DI SENTIERISELVAGGI21st!
--------------------------------------------------------------------

--------------------------------------------------------------------
 

Lo sceriffo accoglie Kaspar, lo nutre, lo protegge e diventa il suo mentore, mentre il pusher diventa il suo nemico giurato. E non è un caso che entrambi i  personaggi siano interpretati dallo stesso attore, Vincent Gallo, che alternando il costume chiaro a quello scuro, passa dalla parte del bene a quella del male, mostrando i due risvolti della stessa medaglia. Anche il prete, chiaramente identificato con la scritta "priest" che spicca sulla tunica scura, si aggiunge alla schiera dei buoni tanto che riconosce Kaspar come un salvatore e inizia ad adorarlo come sua unica divinità. Gli archetipi negativi della granduchesse  del pusher invece non possono che fermarsi all'apparenza, al vuoto e all'insensatezza di Kaspar e aspirano unicamente alla sua distruzione per ripristinare l'ordine e la loro supremazia nell'isola.

--------------------------------------------------------------------
LE BORSE DI STUDIO PER CRITICA, SCENEGGIATURA, FILMMAKING DELLA SCUOLA SENTIERI SELVAGGI

-----------------------------------------------------

L'unico mezzo espressivo di Kaspar è la musica elettronica, che non smette mai di fluire nelle sue enormi cuffie, isolandolo e proteggendolo dal mondo esterno, che per lui è pieno di insidie. Ma se da una parte è un elemento di isolamento rispetto agli altri personaggi, grazie all'intervento educativo dello sceriffo si trasforma in un veicolo di comunicazione tra i due e nel mezzo che aiuta Kaspar a trovare il posto nel mondo terreno e ultraterreno. La musica elettronica, composta dal musicista francese Vitalic, percorre ossessivamente tutto il film e accompagna Kaspar per tutto il suo cammino di formazione, dal suo arrivo sull'isola fino alla fine, diventando un'arma sempre più potente e uno scudo impenetrabile contro le angherie delle forze del male. La musica è l'unico elemento portatore di senso nel film, più potente dei messaggi criptici di Kaspar, e l'unica possibilità di aggregazione e di redenzione  in una società sorda e incapace di accettare la diversità.

Kaspar Hauser è il fool, il matto che porta scompiglio e verità nella comunità, che si autoritiene normale e sana in base alle leggi che si è data da sola.  La sua musica e le sue parole sono incomprensibili e il mistero che avvolge la figura di Kaspar si estende al luogo in cui è ambientata la vicenda, un non-luogo desertico e surreale, tanto da sembrare lo sfondo non identificabile di un sogno. Come per il precedente Beket,  Davide Manuli continua la sua speculazione poetica sull'assurdità della condizione umana e la inscrive in un luogo senza tempo, come la Sardegna, in cui convivono i paesaggi più disparati, dal mare al deserto, che si arroventano sotto un sole che annulla le ombre e azzera il tempo.  Anche i colori, che caratterizzano le stagioni, sono stati annullati in un dirompente bianco e nero, così come era in Beket. Un non-luogo e un non-tempo per esplorare tematiche universali,che confluiscono alternativamente in un paesaggio western, modern-tecno e post atomico, in cui pochi personaggi archetipici si dibattono per cercare di dare un senso alla propria esistenza, ma senza successo. Il passaggio di Kaspar non ha dato loro alcuna risposta e ha lasciato irrosolto il dubbio: "Chi era Kaspar Hauser? Un santo, un idiota, un impostore… o semplicemente il loro Re?" 

---------------------------------------------------------------------
APERTE LE ISCRIZIONI PER UNICINEMA E SCUOLA DI CINEMA

---------------------------------------------------------------------

 

Regia: Davide Manuli
Interpreti: Vincent Gallo, Silvia Calderoni, Elisa Sednaoui, Fabrizio Gifuni, Marco Lampis, Claudia Gerini
Origine: ?Italia, 2012
Distribuzione: Mediaplex Italia
Durata: 87'