La via dell’acqua – Cinema e fondali marini prima di Avatar

Il cinema solca i fondali subacquei sin dalle origini. Ecco una breve storia delle immagini sottomarine fino ad arrivare al sequel di James Cameron in sala da mercoledì scorso

--------------------------------------------------------------
INTELLIGENZA ARTIFICIALE PER LA POSTPRODUZIONE, CORSO ONLINE DAL 17 GIUGNO

--------------------------------------------------------------

Dopo anni e anni di attesa, Avatar 2 è diventato realtà. Cameron torna col sequel del film del 2009, ed è da mercoledì nei cinema italiani. Ma conosciamo effettivamente cosa c’è stato filmicamente prima? Passando da La Sirenetta (1989), diretto da Ron Clements e John Musker fino ad arrivare a Black Panther: Wakanda Forever (2022) di Ryan Coogler, proveremo a creare un excursus sui film subacquei.

--------------------------------------------------------------
OPEN DAY SCUOLA SENTIERI SELVAGGI, IN PRESENZA/ONLINE IL 7 GIUGNO!

--------------------------------------------------------------

Se ci pensiamo, questa ricerca della ‘natura’, ovvero del mondo senza l’uomo, non è cominciata ieri. Nel passato gli uomini che andavano sott’acqua, cercavano cose da portare su. Spugne, ostriche, coralli… E tesori nelle stive di navi affondate. Poi s’accorsero che il bene più prezioso del Mare era lì, tutto intorno, solo da guardare, da esplorare e non da portar via. Scoprirono che la vera ricchezza era starsene lì sotto, in compagnia di fantastiche creature come delfini, foche, tartarughe. In quel regno dove le balene non ingoiano nessun Pinocchio, e Nemo e i suoi parenti se ne stanno tranquilli nelle loro case, gli anemoni, e non si allontanano mai troppo.

“Perché pensiamo all’oceano come a una semplice riserva di cibo, petrolio e minerali? Il mare non è un banco delle occasioni”, sosteneva con preoccupazione il regista, oceanografo, inventore e convinto ambientalista Jacques Cousteau più di trent’anni fa, purtroppo però i suoi allarmi profetici sono rimasti inascoltati: lo testimonia lo stato di salute dei mari e degli oceani che oggi risulta sempre più fragile e compromesso, sull’orlo del collasso. Quella di Cousteau è una storia fatta di genio, amore per il mare e sensibilizzazione dell’opinione pubblica sui cambiamenti climatici: colui che ci mostrò, per primo, la Bellezza dei fondali marini. Mostrare per la prima volta il relitto di una nave sott’acqua ha un impatto emotivo paragonabile a quello de L’arrivo di un treno alla stazione di La Ciotat dei fratelli Lumière: qualcosa di impressionante che non si era mai visto.

----------------------------
SCUOLA DI CINEMA TRIENNALE: SCARICA LA GUIDA COMPLETA!

----------------------------

Da sottolineare anche le straordinarie imprese della Panaria Film, società di produzione cinematografica siciliana che fra le prime diede vita alla cinematografia subacquea grazie alla passione e al lavoro di tre giovani aristocratici siciliani reduci dalla guerra: Francesco Alliata di Villafranca, Pietro Moncada di Paternò, Quintino di Napoli e il veneto Renzo Avanzo. Era il 1945 quando i giovani sub, attrezzati di sole maschere e pinne decisero di far conoscere l’universo sottomarino ancora inesplorato della loro amata Sicilia a tutta l’umanità attraverso la macchina cinematografica. Costruirono personalmente tutto il necessario per immortalare sulla pellicola il mondo subacqueo e realizzarono anche il primo film subacqueo a colori (in Technicolor).

Se gli abissi marini hanno sempre suscitato timori di mostri, per la prima volta, uomini in grado di respirare sott’acqua si muovono agili e senza peso attraverso un relitto, portando in superficie le immagini della sua nuova vita tra moltitudini di pesci indisturbati. Nella storia del cinema, i film a vocazione subacquea, comprendono una vasta gamma di generi, da avventure sottomarine ad azione e commedia. La forma dell’acqua (2017) di Guillermo Del Toro, vinse il Leone d’Oro come Miglior Film, aprendosi la strada per lo stesso riconoscimento agli Oscar pochi mesi dopo. Steven Spielberg, Leone d’Oro alla carriera nel 1993, con Jaws (Lo squalo), il capolavoro del 1975 si impose nei botteghini di tutto il mondo. Indimenticabili le scene dell’iconica pellicola di Luc Besson, in Le Grand Bleu che ha portato centinaia di migliaia di spettatori a confrontarsi per la prima volta con l’intrigante mondo delle immersioni? Quale utente, infatti, è in grado di resistere al suggestivo effetto scenografico delle riprese subacquee? Per capire il fascino delle immagini subacquee, d’altronde, basta semplicemente pensare al devastante successo della copertina dell’album Nevermind dei Nirvana: solo le immaginifiche copertine dei Pink Floyd hanno saputo fare di meglio!

Ma cominciamo con qualche titolo: 20,000 Leagues Under the Sea (1954) diretto da Richard Fleischer, The Deep (1977; Abissi) di Peter Yates, DeepStar Six (Creatura degli abissi) di Sean S. Cunningham, The Abyss di James Cameron, Leviathan di George Pan Cosmatos (tutti e tre del 1989), Nautilus (1998) di Rodney McDonal, The Life Aquatic with Steve Zissou di Wes Anderson (2004)…
In The wild blue yonder (2005; L’ignoto spazio profondo) il regista Werner Herzog immagina che un alieno sopravvissuto racconti il tentativo fallito molti secoli or sono di stabilire una colonia sulla Terra, nel mondo subacqueo. Il film è costituito da una parte fantascientifica, ambientata in un’astronave della NASA, e da una seconda parte, girata sotto i ghiacci polari, che mostra il mistero del mondo subacqueo, ma con un occhio talmente estraneo da non permetterci di riconoscere né luoghi né oggetti né animali, e tale da farci credere di essere su un pianeta sconosciuto. Come uscite recenti, possiamo citare film come Aquaman di James Wan e The Meg di Jon Turteltaub (Shark – Il primo squalo; entrambi del 2018), The Shallows di Jaume Collet-Serra (2016; Paradise Beach – Dentro l’incubo) e Breaking Surface di Joachim Hedén (2020; Trattieni il respiro). Questi film possono mettere in evidenza la ricca e variegata vita sottomarina, come nel caso di Finding Nemo (2003; Alla ricerca di Nemo) e Finding Dory (2016; Alla ricerca di Dory), Shark Tale (2004; film d’animazione diretto da Vicky Jenson, Bibo Bergeron e Rob Letterman), oppure offrire una prospettiva unica sui temi ambientali, come nel caso di The Reef di Howard E. Baker e John Fox (2006).

Nelle città senza mare, chissà a chi si rivolge la gente per ritrovare il proprio equilibrio… Forse alla Luna. Come diceva il grande apneista Enzo Maiorca “Il mare insegna all’uomo l’umiltà…”.

--------------------------------------------------------------
#SENTIERISELVAGGI21ST N.17: Cover Story THE BEAR

--------------------------------------------------------------

    ISCRIVITI ALLA NEWSLETTER DI SENTIERI SELVAGGI

    Le news, le recensioni, i corsi di cinema, la riviste, i libri, gli eventi e tutte le nostre iniziative