Avatar – La via dell’acqua, di James Cameron

James Cameron crede ancora nel cinema come una fantasmagoria e crea un altro nuovo mondo che sfida la soglia della meraviglia. Da oggi in sala.

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Avatar piombò sulla storia del cinema con la forza di un’epifania e l’entusiasmo di una profezia. Era la fine del 2009 e il suo successo fece pensare ad una rivoluzione definitiva nel modo di vedere i film. Tutti gli schermi si convertirono rapidamente alla proiezione tridimensionale. Inoltre, anche gli apparecchi domestici si sforzarono di riprodurre in modo accettabile questa opzione. Un incasso senza precedenti da tre miliardi di dollari annunciava un salto evolutivo irreversibile. Le masse erano tornate ad affollare i multiplex e ci sarebbero rimaste. È passato poco più di un decennio e The Way of Water viene distribuito in un momento in cui le speranze di allora sono state ribaltate. Il primo capitolo era uscito in un’era in cui la sala era l’unico modo per vedere legalmente una prima visione. Ora, ci si chiede sempre se le nuove uscite arriveranno anche in un cinema.

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Le lunghe gestazioni dei film di James Cameron sono diventate proverbiali e ci si domanda se questo secondo capitolo non sia arrivato fuori tempo massimo. Ha ancora senso un kolossal del genere in una fase in cui l’immagine è confinata ai nove pollici del proprio smartphone e le trame al metraggio di un viaggio in metropolitana? The Way of Water potrebbe essere il sublime crepuscolo di un’epoca in cui il cinema era soprattutto una fantasmagoria. Infatti, è impossibile pensare di vederlo al di fuori delle condizioni tradizionali: al buio, su uno schermo panoramico, in assenza di distrazioni esterne e, nuovamente dopo tanti anni, in 3D. La scommessa del cineasta americano è esagerata, costosissima e affascinante proprio perché appare disperata. Il suo ultimo film crede ciecamente nella capacità del medium di far perdere lo spettatore in qualcosa che non ha mai visto prima.

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Pandora non può esistere come un pianeta approssimativo perché la sua complessità deve sostenere tre ore e un quarto di durata. Ogni dettaglio deve essere curioso, sbalorditivo e coerente. Ogni inquadratura deve avere un insetto, un taglio di luce, una pianta o un fiore che desti l’attenzione. È uno sforzo possibile solo creando un mondo ex-novo e quindi un campionario inedito del visibile che investe ogni oggetto. La foresta e i cieli di Avatar erano sembrati un miracolo irripetibile solo per chi ancora sottovaluta James Cameron. Il film non solo migliora le ambientazioni di dieci anni fa ma rilancia continuamente le sue sfide. Così, segue i personaggi e si sposta verso le scenografie ancora inesplorate dell’oceano. Le riprese in performance capture sono complicate in uno studio ma sono ai limiti dell’impossibile sott’acqua. Tuttavia, il regista non ha voluto abbandonare il suo elemento naturale per il suo progetto più ambizioso.

La necessità di essere stupefacente in ogni particolare ha spinto gli attori a girare delle scene in cui hanno dovuto trattenere il respiro per cinque o sei minuti di seguito. Le lunghe escursioni dello spettatore negli abissi di Pandora non vengono mai interrotte dalla domanda sulla loro realizzazione. È tutto così credibile che l’immersione dello spettatore è naturale, confortevole e irresistibile. The Way of Water continua a regalare delle sensazioni che il cinema aveva ormai smesso di inseguire ma non è immune alle esigenze del franchise. La sceneggiatura esclude un arco autoconclusivo, apre alle ulteriori rivelazioni dei sequel e rimescola le relazioni tra i personaggi. È un lato debole che il film cerca di eludere ma a cui James Cameron non riesce mai a sfuggire del tutto. Il problema della scala gerarchica tra i colpi di scena della serialità e la preponderanza dell’esperienza visiva non viene risolto.

Il regista tratta la nuova tribù dei metkayna con un interesse molto più marcato per la loro anatomia rispetto alla loro personalità. I dettagli del loro corpo e le loro usanze sono molto più importanti dei conflitti che potrebbero muovere la storia. Ci sono sicuramente dei pretesti per dire che la nuova epopea dei Na’vi non è molto avvincente sul piano narrativo. L’ambientazione della battaglia finale non può non far pensare all’affondamento di Titanic così come lo showdown di Avatar assomigliava molto a quello di Aliens. Il perfezionismo di James Cameron lo porta a trovare delle scuse per migliorare anche i suoi prodigi del passato. Un altro elemento per capire come la soglia della meraviglia del pubblico si sia alzata vertiginosamente e come infrangerla sia sempre più difficile. Tuttavia, è anche un altro modo per esaltare lo sforzo titanico ed esaltante che The Way of Water ha scelto di compiere.

 

Titolo originale: Avatar: The Way of Water
Regia: James Cameron
Interpreti: Sam Worthington, Zoe Saldana, Stephen Lang, Sigourney Weaver, Cliff Curtis, Kate Winslet, Jack Champion
Distribuzione: 20th Century Studios
Durata: 192’
Origine: USA, 2022

La valutazione del film di Sentieri Selvaggi
4.5
Sending
Il voto dei lettori
3.21 (33 voti)
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