LACENO D’ORO 2016 – Ecco i vincitori della terza edizione de “Gli occhi sulla città”

LACENO D’ORO 2016: premiati i corti vincitori della sezione “Gli occhi sulla città”. Due ex aequo e una menzione speciale per Emanuele Dainotti, Alessandro Capuzzi, Sander Moyson

Giunto alla sua giornata conclusiva, dedicata alla proiezione de I cancelli del cielo di Michael Cimino nella versione curata dalla Cineteca di Bologna, il festival irpino LACENO D’ORO ha anche premiato i cortometraggi vincitori del concorso “Gli occhi sulla città“, giunto alla sua terza edizione.
La giuria composta da Luigi Abiusi, Luca Ferri e Carlo Valeri ha selezionato due prodotti, considerati di pari valore, come migliori rappresentanti del bando di concorso.
I corti in questione sono: Santa Teresa, di Emanuele Dainotti e Alessandro Capuzzi, e Topolò, di Sander Moyson.
Infine è stata conferita una menzione speciale a Weight, realizzato da Edoardo Montaccini.

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Le motivazioni della giuria

Menzione speciale Weight:

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Per l’audacia con cui riflette, con affascinante precocità, sulle linee e sugli spazi astratti di una breve suite ipnotica e misteriosa. La parola risponde agli angoli spericolati e ai punti fuga, chiudendo un esperimento sorprendente e maturo.

Gli EX-AEQUO:

Santa Teresa:
Per il rigore compositivo e per la consapevolezza dimostrata nello sviluppare un racconto ambiguo, nero e metafisico in cui lo spazio urbano diventa protagonista assoluto e silente. Per la capacità di far confluire e ulteriormente arricchire il linguaggio cinematografico con altre forme espressive quali la fotografia e il teatro.

Topolò:
Per il rigore formale, quasi geometrico, nel costruire la realtà poetica del transito: la stazione, gli angoli consunti ed evocativi, i treni che sferragliano. E per la coordinazione non didascalica, di questo palinsesto visivo con il racconto a voce, che è declamazione della distanza, del distacco forse incolmabile. Topolò è allora dimensione puramente cinematografica prima ancora che topografica, spazio aperto all’emergere della malinconia della vita perduta eppure sempre riacquisita nell’atto di produrre immagine o parola o suono.

 

 

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