L’esistenzialismo simulato: By the Sea, di Angelina Jolie

Gli occhi di Angelina. Compaiono dal buio, col trucco sfatto. Quasi il punto di partenza e di fuga di uno sguardo che vuole essere come alterato. Lì, con il suo cinema piombato negli anni ’70, che vuole essere tanto maledetto. Con le musiche di Serge Gainsbourg (L’anamour), Charles Trenet e Charles Aznavour. Per la prima volta attrice in un film da lei diretto, assieme al marito Brad Pitt. Lei, un’ex-ballerina, sposata con uno scrittore francese che va in una località francese. I loro vicini di stanza, Lea (Mélanie Laurent) e François (Melvil Poupaud), sono una giovane coppia felice che si è appena sposata. Loro invece stanno attraversando una fase di crisi e si rendono conto di dover avere a che fare con qustioni irrisolte della propria vita.

angelina jolie in by the seaIl mare, l’albergo, il bar del posto. Il cinema della Jolie si chiude nei suoi luoghi, si nega la possibilità di esplorare quello spazio perché ha già un effetto cartolina precostituito. Con lei che legge Capitol Review e Vogue. Il paesaggio non è né da animare né da filmare. Al terzo lungometraggio, dopo il deludentissimo bellico In the Land of Blood and Honey e il debole Unbroken, il suo cinema con By the Sea, alla ricerca di un’autorialità imposta, sembra in caduta libera. Forse dovrebbe guardarsi A Bigger splash di Guadagnino. La terapia di coppia è in un buco del muro dell’albergo dove i due spiano l’altra coppia. Difficilmente si è visto Brad Pitt così spaesato, così fuori parte. Sembra che la moglie, con i dialoghi della sua sceneggiatura (“Non è il posto che mi ha deluso, c’est moi”) lo voglia quasi intenzionalmente punire. E anche lei sembra avere un istinto autodistruttivo (potrebbe essere questo il perverso fascino di By the Sea) quando si cerca l’effeto selfie mentre piange. E quando si anima, come ipnoticamente indiavolata mentre balla nel ristorante, nega anche quel momento di sfogo al suo personaggio. Il povero Niels Arestrup resta confinato nel suo bar, nel dolore del presente e la felicità perduta. Lì, solo a servire pastis e impedire silenziosamente alla scrittore di bere.

melvil poupaud e mélanie laurent in by the seaSe By the Sea non si prendesse sul serio, forse ci si potrebbe provare a ragionare. Ma purtroppo probabilmente lo fa. Ed è così che lei ci propone un campionario di cinema francese esistenzialista digerito malamente. Forse si sente un po’ la Romy Schneider di Sautet, poi un po’ di malato sentimentalismo alla Lelouch. E come se non bastasse i dialoghi-trappola e la claustrofobia di Polanski scimmiottandone una cattiveria che non vede neanche col binocolo. Vai, chi più ne ha più ne metta. Per un film così brutto, rovinoso, fallimentare, che potrebbe essere un cult.

 

Titolo originale: id.

Regia: Angelina Jolie

Interpreti: Brad Pitt, Angelina Jolie, Mélanie Laurent, Melvil Poupaud, Niels Arestrup, Sarah Naudi, Richard Bohringer, George Camilleri, Anna Cachia, Frédéric Dessains

Distribuzione: Universal Pictures

Durata: 122’

Origine: Usa 2015

Un commento

  • Non ti preoccupare, che un cult ci diventa davvero…un film bellissimo, con un tema universale che (purtroppo) milioni di donne nel mondo comprenderanno benissimo, come invece non hai fatto tu, che evidentemente non hai colto nulla perchè nel nulla navighi…by the sea.