L'Impostore – The Imposter, di Bart Layton

The imposterIl mito di molti film d’azione o spionaggio, l’agire sotto falsa identità, è stato assurto a modello di vita da Frédéric Bourdin, un celebre “Camaleonte” che nel corso della sua carriera da impostore si è impossessato di centinaia di false identità, tra cui quelle di tre bambini scomparsi. Tra questi, clamoroso è stato il caso di Nicholas Barclay, un tredicenne scomparso nel 1994 da una piccola città del Texas e ricomparso misteriosamente nel 1997 in Spagna. Il “ritrovato” era proprio Bourdin e la cosa incredibile è che la famiglia del piccolo non ha avuto dubbi sul fatto che si trattasse proprio Nicholas nonostante Bourdin fosse evidentemente un 23enne che si spacciava per un 16enne, nonostante avesse occhi marroni invece che blu, con evidenti segni di una barba adulta, un aspetto diverso in generale e un evidente accento francese. La situazione ha raggiunto il limite del paradossale con l’intervento di un investigatore privato e con il fatto che lo stesso Bourdin ha poi accusato la famiglia di aver commesso l’omicidio del ragazzo e di averlo accolto così tranquillamente per nascondere il misfatto.

Bart Layton, al suo primo lavoro, realizza un docu-drama il cui sperimentalismo è sostenuto da una gran ricchezza di materiali: autentici filmini di famiglia con protagonista il piccolo Nicholas, materiali redatti dalla polizia, elementi di fiction in cui Bourdin è interpretato da Adam O’Brian, il filmino del momento in cui Frédéric/Nicholas è tornato a casa, e ancora interviste alla sorella, alla madre, al cognato dello scomparso, ma soprattutto a Bourdin che, in primissimo piano, racconta la sua versione.

Tema centrale è il dissolvimento della verità: due verità inconciliabili vengono mostrate e giustificate, entrambe sembrano avere tutte le caratteristiche per esser credute vere ma nello stesso tempo impossibili, troppo distanti dalla realtà. Da entrambi i versanti della vicenda i personaggi coinvolti si presentano come vittime e tuttavia sembrano nascondere qualcosa di losco. Layton pare ammirare Bourdin che si presenta come un vero attore, che racconta la sua storia da gran manipolatore. Il fascino dell’opera si radica proprio negli occhi affascinati dell’autore che sembra ammirare non tanto le azioni quanto l’idea che di se stesso ha l’impostore, al punto di porlo su un trono estetico, morale e quantitativo, esaltandone l’ingegno. Il film è anche un viaggio: come il protagonista si è spostato per l’Europa (e non solo, appunto), così il film è un continuo spostarsi geografico, tecnico e mentale: è un passare di strade, macchine, luoghi, professioni, umori, tanto da spingere lo spettatore a sentirsi magistralmente ingannato sia da chi parla sia da chi mostra.

 

Il film, acclamato in vari festival tra cui il Sundance, in Italia è stato presentato in anteprima al Bergamo Film Meeting. 

 

 

Titolo originale: The Imposter

Regia: Bart Layton

Distribuzione: Feltrinelli Real Cinema

Durata: 99'

Origine: Gran Bretagna, 2012