Mapping Lessons, di Philip Rizk

Grazie alla gestione del materiale d’archivio, pragmatismo e idealismo si conciliano in un vortice con al suo centro il desiderio di autodeterminazione del Medio Oriente. In TFFDOC/INTERNAZIONALE

Una rivoluzione non è un semplice cambiamento. Nell’attimo rivoluzionario tutto ciò che è solido, si scioglie. È un momento nel quale il presente non è più tale, determinato dal passato e vincolato al futuro. Il tempo si contrae, in un punto direbbero alcuni, in un cristallo direbbe il filosofo tedesco Walter Benjamin, in cui l’impossibile diviene per un attimo possibile.

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Da questo assunto sembra partire il cinema concettuale di Philip Rizk, che in Mapping Lessons si concretizza in un magmatico utilizzo del materiale di repertorio. Una scelta non nuova per il regista, formatosi in Germania ma attivo soprattutto in Egitto, al Cairo. Lì ha curato, insieme al collettivo di media activists Mosireen, l’archivio 858: an archive of resistance, per documentare la rivoluzione egiziana del 2011 e schiacciata da un golpe militare due anni dopo. In Mapping Lessons il centro di gravità si allarga, aumentando però la sua forza attrazionale. Schegge provenienti da tempi e luoghi lontanissimi tra loro si trovano a collidere nella singolarità rivoluzionaria che è la volontà di autodeterminazione dei popoli mediorientali. Decontestualizzati, spezzati e poi ricomposti dalla forza aggregatrice del montaggio, tanto i western quanto i film muti sovietici, tanto i video girati nella Siria pre-guerra civile quanto Fitzcarraldo di Herzog parlano di questa spinta verso la libertà. Una libertà che contorce, piega, a volte rompe anche i confini stessi dell’immagine.

Mapping Lessons, però, riesce a non rimanere preda di questo vortice e trova le sue coordinate fisse negli otto punti coi quali traccia il bilancio dell’ultima volta che il sentimento emancipatorio si è fatto azione, ossia la Primavera Araba. Gli esempi di educazione alternativa, di autogoverno, di accessibili modalità d’utilizzo di energie rinnovabili diventano i punti cardinali di una topografia con la quale Rizk riesce a tenere il suo film ancorato a terra e contemporaneamente conciliare idealismo e pragmatismo. Così, Mapping Lessons diventa un ossimoro nel quale anche la speranza diventa una scelta sostenibile.

La valutazione del film di Sentieri Selvaggi
3.6

Il voto al film è a cura di Simone Emiliani

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