Motel Destino, di Karim Aïnouz

Resta inizialmente ingabbiato nel suo formalismo al neon ma poi si libera e rappresenta l’attraente punto d’incontro tra la sperimentazione cromatica e l’elemento passionale. CANNES77. Concorso.

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“Il colore, per me  è come il sangue è traduce una pulsazione della vita”. Per Karim Aïnouz la potenza figurativa del suo cinema parte proprio da lì. È proprio il colore che lascia esplodere le forme del melodramma in La vita invisibile di Eurídice Gusmão che alimenta i contrasti non solo visivi ma anche le emozioni delle due protagoniste e crea una pittura in movimento come in Firebrand. Forse il rischio, come si è visto in quest’ultimo film presentato proprio lo scorso anno al Festival di Cannes in competizione, è che le forma rischia di soffocare la narrazione. Però il cinema di Aïnouz, sotto questo aspetto, rischia ogni volta, si rimette in gioco. In Motel Destino stravolge la struttura del noir con monocromatismi prevalenti sul rosso – ma anche sul verde e il blu – che si espandono in tutta l’inquadratura a partire anche dai riflessi delle luci al neon. La fotografia di Hélène Lovart, alla terza collaborazione con il regista dopo i due titoli sopra citati, lascia interagire il corpo degli attori con lo sfondo, li spoglia della loro carne e li lascia muovere come ombre nello spazio, in aperto contrasto con le immagini neutre delle telecamere di videosorveglianza. In più la stessa luce sulla spiaggia, nei tramonti, appaiono prima di tutto degli sfondi colorati, che esaltano l’artificio di uno sguardo che stavolta trova l’attraente punto d’incontro tra la sperimentazione cromatica e l’elemento passionale. Nel portare sullo schermo la storia dei due amanti, Motel Eden può apparire come una versione psichedelica del cinema di Douglas Sirk che, contemporaneamente, aggiorna la sporcizia del noir da Cain di Il postino suona sempre due volte.

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Il film è ambientato a Ceará nell’agosto del 2023, sulla costa nord-est del brasile, dove ci sono 30 gradi tutto l’anno. Ogni notte al Motel Destino ci sono dei pericolosi giochi di desiderio, potere, violenza. Le telecamere sorvegliano ogni angolo, il volume dei video porno è sempre altissimo e può confondersi con i gemiti e le urla di piacere degli atti sessuali che si stanno consumando tra i clienti nelle stanze. Una sera arriva sul posto anche Heraldo, un ragazzo di 21 anni. Poi la donna che era con lui sparisce e si ritrova intrappolato lì dentro. Non ha i soldi per pagare il pernottamento ma riesce a uscire lasciando i suoi documenti. Poi in strada vede il cadavere del fratello con cui doveva scappare e anche la sua vita è in pericolo. Torna così al motel, gestito dal padrone Elias e dalla moglie Dayana che si occupa delle pulizie. Lui la desidera e la maltratta. La presenza di Heraldo stravolge il loro rapporto e le regole del motel.

Motel Destino è inizialmente ingabbiato nel suo formalismo al neon ma poi si libera. Come La vita invisibile di Eurídice Gusmão ma anche Praia do futuro è un’altra variazione di Aïnouz sulla ricerca dell’identità che qui si mescola con la tradizione della commedia pornografica  (pornochanchada), un genere molto popolare del cinema brasiliano degli anni ’70. Tra asini che vengono abusati, serpenti nella vasca, lenzuola rosse strappate, il cineasta brasiliano sembra usare la sua scrittura, con cui ha collaborato anche un suo allievo della scuola di sceneggiatura di Fortaleza solo, come traccia per partire dai dettagli da cui sviluppare un thriller erotico che cattura nella sua morbosità e sensuualità. Rispetto all’intensità di Praia do futuro, che come Motel Destino riprende nel titolo il luogo della vicenda, c’è il rischio che il cineasta brasiliano possa trovare il compromesso con un cinema di esportazione (coproduzione del Brasile con Francia e Germania) che potrebbe rischiare di indirizzarlo verso un estetismo di maniera. Nel modo di filmare i corpi, i luoghi, le sensazioni vuote, il baratro, la sua mano resta comunque fortemente riconoscibile.

 

La valutazione del film di Sentieri Selvaggi
3.5
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Il voto dei lettori
2 (1 voto)
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