Napolislam, di Ernesto Pagano

Quando una città viene ribattezzata vuol dire che è in atto un cambiamento profondo. Se la città in questione è Napoli allora si tratta davvero di qualcosa di epocale, per quanto il toponimo “Napolislam esista soltanto nella geografia e nei sogni di pacifica

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convivenza di Ernesto Pagano. Negli ultimi anni l’Islam ha visto una diffusione esponenziale in Europa. La causa non va ricercata solo nel fatto che sempre più persone provenienti dai paesi arabi stiano raggiungendo il vecchio continente carichi di valigie piene di preghiere coraniche: sono sempre più, infatti, gli stessi europei a convertirsi, a trovare in questa religione una forza che il cristianesimo non riesce più a dare.
Ernesto Pagano ne ha scelti dieci, lo ha fatto a Napoli perché Napoli non è una città indifferente, è entrato nelle loro stanze di uomini e donne tendenzialmente tutti giovani per mostrare allo spettatore la quotidianità di una scelta che all’occhio ignorante e disinformato dai media risulta folle.

Un film intensamente calato nell’attualità (ci sono anche i fatti di Charlie Hebdo), frutto di un lavoro umano durato anni e di un lavoro cinematografico molto ricco che ha permesso al montaggio di giocare con un materiale estremamente ampio che ha il pregio di non seguire il classico modello stile intervista ma di cogliere momenti di vita reale o racconti che sembrano esser fatti ad un amico e non ad una telecamera. I convertiti sono un disoccupato che ha trovato nella sharia una realtà superiore agli ideali politici fini a se stessi, una ragazza che ha sposato un uomo algerino e che viene osservata nel suo lento ma convinto procedere verso la maternità e verso la nuova religione che ha scelto senza imposizioni, c’è il khatib che parla perfettamente arabo e che ormai è richiesto in tutta la Campania, c’è un ragazzo che con sua moglie (che ha scelto di indossare il nero niqab che la copre integralmente) sta partendo per Londra alla ricerca di un lavoro, c’è un parrucchiere seguito nella scelta di convertirsi da tutta la famiglia, un giardiniere che ha trovato nell’Islam la consolazione a un profondo dolore e, soprattutto, c’è il repper Danilo Alì Marraffino che trova e (ci) racconta Allah attraverso la musica nonostante alcuni rami musulmani la vietino. C’è spazio anche per gli osservatori che li circondano e che apprezzano la loro convinzione e devozione, come i giocattolai di Piazza Mercato che ogni venerdì vedono la strada riempirsi di tappeti per la preghiera.
Un documentario intelligente e necessario che trova nella semplicità della produzione, nel garbo dei protagonisti e nell’inevitabile potenza musicale una forza vibrante che l’ha portato ad essere riconosciuto come Miglior Film italiano all’ultimo Biografilm Festival.

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Regia: Ernesto Pagano

Distribuzione: I Wonder Pictures

Origine: Italia, 2015

Durata: 75′