Olivier Assayas, Personal Shopper e la doppia vita di Kristen Stewart

“Non so se credo al soprannaturale ma certamente credo nel subcosciente”. Così Olivier Assayas ha dato una delle chiavi di lettura a Personal Shopper, il film con cui ha vinto il Premio per la miglior regia al Festival di Cannes del 2016 e che uscirà in sala il prossimo 13 aprile distribuito da Academy Two. E continua: “Avevo la necessità, a un certo punto, di materializzarlo nel film. I nostri fantasmi, i nostri sogni, sono più importanti del lavoro che facciamo”.

Poi parla del rapporto con Kristen Stewart: “Dopo Sils Maria  dovevo fare un altro film in Canada con Robert Pattinson e Robet De Niro. Abbiamo però perso i finanziamenti il giorno prima delle riprese. E allora abbiamo iniziato a scrivere Personal Shopper. Avevo subito pensato a Kristen come protagonista, ma non ero sicuro che il progetto l’avrebbe interessata. Quando ho finito di scriverlo, è stata comunque la prima persona a cui ho dato la sceneggiatura. Lei mi permette di fare delle cose che non posso fare con altre attrici. E io, forse, posso darle la possibilità di avere una posizione più creativa rispetto ai suoi film statunitensi“.

personal shopper kristen stewartIl personaggio di Maureen ha come una doppia vita: “Mi interessava utilizzare il mondo del lusso e della moda come ambivalenza del personaggio di Maureen. Lei vive un lutto e si deve reinventare in quanto ha perso metà di se stessa dopo la morte del fratello gemello. e il mondo della moda ha forse la risposta alle domande sull’esplorazione della sua sessualità”.

Paragona inoltre le immagini del film alla pittura: “Questo film l’ho immaginato come un quadro astratto con colori e linee, utilizzando elementi di genere come se in un dipinto avessi utilizzato il colore rosso”. E poi aggiunge: “Ad un certo punto per lo spettatore era importante identificarsi con il personaggio di Maureen. volevo fare un film di genere diverso dal modello americano dove il visibile è buono e l’invisibile è il male. In questo caso invece, il fantasma può essere benefico, forse creativo”.

personal shopperSull’uso della tecnologia: “Non sono tanto interessato alla tecnologia di per sé ma al modo in cui ci ha trasformato. Lo smartphone, per esempio, ci ha cambiato. Siamo sempre in connessione con un network. E lo smartphone appare come un prolungamento della nostra memoria. E ci rende delle persone un po’ diverse”.

Ci si chiede se c’è qualche modello dichiarato nell’affrontare il thriller e le forme della ghost-story: “Quando faccio un film cerco di non essere influenzato dal cinema. Se un regista ha fatto già una cosa, non è interessato a rifarla. È vero che quando ho iniziato a fare dei film, mi piaceva anche come critico il cinema di genere. Amo John Carpenter, Wes Craven, David Cronenberg e forse il più grande di tutti, Dario Argento. Sono registi di serie A+“.

Parla anche dei prossimi progetti: “Ho scritto con Polanski, di cui sono un grande ammiratore, l’adattamento di un romanzo basato su una storia vera. Ora è al montaggio. Un altro progetto è quello di una storia di spie cubane ambientata all’inizio degli anni ’90”.

Infine, il finale aperto di Personal Shopper: “devo sempre finire i miei film in un punto dove comincia qualcos’altro”.